Mercati 2019, non ci sarà un contesto univoco
Allegri (Ambrosetti Am SIM): “Questo richiederà significative capacità di selezione per identificare gli investimenti che presentano i migliori profili di rendimento-rischio”
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“Sui mercati obbligazionari il 2019 è iniziato così come si era concluso il quarto trimestre del 2018: i rendimenti dei titoli di Stato rifugio sono scesi in un contesto caratterizzato dalla revisione al ribasso delle aspettative di inflazione, visto che i segnali macroeconomici recenti confermano un rallentamento, ma non un indebolimento, dell’economia”. Il team Research, strategy and analysis di Amundi, fa il punto sullo stato di salute del mercato dei bond.
Per quanto riguarda l’inflazione dei mercati “uno degli indicatori utilizzati più di frequente per misurarne le aspettative, ovvero il tasso swap sull’inflazione di pareggio a cinque anni su un orizzonte quinquennale, è sceso dall’1,70% di inizio novembre all’attuale 1,54%, un livello vicino a quello registrato ai tempi dell’annuncio del programma di allentamento quantitativo. Di certo il brusco calo del prezzo del petrolio occorso nel quarto trimestre del 2018 ha accentuato questa forte flessione”.
Capitolo obbligazioni societarie. Secondo gli esperti “le valutazioni sono generalmente in linea con il quadro di rallentamento suggerito dagli indicatori anticipatori. Stando alle regressioni storiche, gli attuali premi al rischio delle obbligazioni americane HY e IG sono in linea con un indice ISM attorno ai 51 punti, un dato inferiore al 54,1 appena registrato. Al contempo, l’aumento del premio al rischio per le obbligazioni HY in euro è stato in linea con il calo progressivo degli indicatori anticipatori”.
“I rendimenti delle obbligazioni rifugio – concludono gli economisti – appaiono piuttosto esagerati visto il quadro pessimista implicato dalle attuali valutazioni, soprattutto tenendo conto dei parametri storici, mentre i premi al rischio sono più in linea con gli indicatori anticipatori. L’ultima flessione dell’indice ISM sembra riportare la palla nel campo delle banche centrali”.
