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Il 25 settembre primo meeting sull’argomento. Sul tavolo anche l’ipotesi di un network tra le asset management company nazionali
Una bad bank europea in grado di assorbire gli incagli e le sofferenze dei vari sistemi bancari nazionali. A questo si starebbe iniziando a lavorare a Bruxelles secondo indiscrezioni che circolano ormai da mesi e che ora vedono finalmente una data di avvio delle discussioni. Secondo quanto infatti riferisce Il Sole 24Ore, il prossimo 25 settembre è prevista una tavola rotonda nel corso della quale il progetto passerà dai corridoi al dibattito ufficiale.
Da Bruxelles provano a frenare, con un portavoce Ue che conferma la data dell’incontro ma assicura che nulla a tema bad bank è al momento sul tavolo. Nelle sale operative, però, si tratta ormai più di un’ipotesi e a Piazza Affari gli istituti italiani finiscono sotto i riflettori.
Alla riunione, precisa il portavoce Ue, parteciperanno anche il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, e la presidente della commissione Economica del Pe, Irene Tinagli, oltre a funzionari di Bce, Ssm ed Eba. L’obiettivo è appunto approntare una strategia completa sui crediti in sofferenza nei prossimi mesi.
Stando invece ai rumors, intorno al tavolo dovrebbero sedere anche i rappresentanti delle varie asset management company nazionali per discutere delle possibili evoluzioni dei servicer nazionali in una logica comunitaria. Per l’Italia dovrebbe partecipare Amco, guidata da Marina Natale. Non solo: sarebbero poi invitati anche operatori di mercato, come banche, fondi e assicurazioni, in quanto possibili investitori. E non si esclude neppure che la Commissione presenti un primo impianto operativo che potrebbe vedere il coinvolgimento proprio delle asset management company nazionali in un network internazionale.
Insomma, la Commissione spinge sull’acceleratore per presentare quanto prima un piano comunitario per la gestione degli Npl, anche sulla scia del forte pressing messo in atto da alcuni Stati membri, con l’Italia in prima fila e in buona compagnia. Sono infatti in particolare i Paesi del Sud a insistere su una bad bank e su regolamentazioni europee al riguardo.
L’obiettivo è trovare una soluzione comune per evitare che i crediti deteriorati accumulati dagli istituti finanziari, sia quelli passati derivanti dalla crisi del 2008 sia quelli attuali causati dalla pandemia, vengano ceduti a prezzi tali da mettere a rischio la stabilità stessa delle banche e da comprometterne la capacità di concedere credito a imprese e famiglie. Per riuscirci però, Bruxelles deve trovare uno strumento adatto e condiviso tra le diverse anime dell’Unione, oltre che standard comuni sul pricing e la classificazione.