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Per respingere le pressioni dei newcomer del fintech ed essere pronti a un’eventuale ingresso nell’industria finanziaria di tech giant come Apple e Google, gli asset manager tradizionali devono muoversi per soddisfare le esigenze digitali dei clienti.
Dopo l’ascesa degli investimenti passivi, che ha rappresentato la prima grande perturbazione che l’industria del risparmio gestito si è trovata ad affrontare dall’inizio del ventunesimo secolo, l’emergere di nuovi operatori finanziari e della competizione basata sulla velocità e la pervasività delle tecnologie digitali si va configurando come la nuova – e principale – sfida da vincere per gli asset manager, ancora ben posizionati per sfruttare la propria posizione dominante attraverso una innovazione di processo e prodotto in chiave digitale.
Ad affermarlo è Moody’s Investors Service, il centro studi della società americana di rating, che in un nuovo report avverte che la mancanza di innovazione nel settore dell’asset management ha lasciato la porta aperta ai newcomer tecnologici per minare assetti ed equilibri dell’industria sottraendo quote di mercato ai gestori incumbent già presenti nel mercato.
L’analisi è contenuta nello studio The second wave of disruption will be digital, in cui Moody’s afferma che il settore dell’asset management globale si trova ad affrontare una “seconda ondata di perturbazioni” dopo la prima, quella dell’espansione delle gestioni passive tramite fondi indicizzati a basso costo, che ha già portato a una compressione delle commissioni aumentando la pressione sui modelli aziendali e favorendo una serie di fusioni tra i principali player.
“La nuova ondata di disruption tecnologica per il settore dell’asset management deriverà probabilmente da innovazioni nei canali distributivi tramite un migliore contatto con il cliente, rilevanza, identificazione, personalizzazione e, in ultima analisi, fidelizzazione della clientela”, si legge nel report.
“L’asset management rappresenta un’industria allettante per nuovi entranti” afferma il vicepresidente e analista senior di Moody’s, Stephen Tu. I giganti della tecnologia consumer come Apple, Amazon e Google, hanno già forti canali di distribuzione e moltissime informazioni e dati sui loro clienti, il che conferisce loro “un chiaro vantaggio rispetto ai gestori patrimoniali tradizionali nel connettere potenziali clienti con i prodotti più rilevanti”, spiega Tu. “Queste aziende hanno finora dimostrato di essere capaci di ‘bloccare’ i clienti nei propri ecosistemi, assicurandone la fedeltà al marchio nel lungo termine”.
Sebbene sia improbabile che giganti della tecnologia americana come Amazon e Apple possano entrare nel mercato dei fondi di investimento esclusivamente per partecipare all’industria, Tu analizza nel report che ci sono diversi modi in cui queste aziende possono apportare disruption all’industria, in particolare attraverso lo sviluppo di un customer journey evoluto in cui può trovare spazio anche l’asset allocation.
“Prevediamo un futuro in cui le aziende tecnologiche entreranno con sempre maggior vigore nell’industria dei servizi finanziari attraverso piattaforme dedicate, store elettronici dove sarà possibile accedere a prodotti di investimento – che si tratti di fondi del mercato monetario, di index tracker o di quote di fondi comuni.
Rimanendo all’interno della stessa piattaforma (pensiamo a Facebook, o al portale di acquisti di Amazon), veicoli finanziari di questo tipo possono diventare quasi degli accessori che “facilitano la raccolta dei dati mantenendo i clienti all’interno dell’ecosistema aziendale, ad esempio effettuando versamenti in fondi di investimento che possono essere collegati a un’app di pagamento”. Tagliando fuori gli intermediari, insomma.
Brand awareness di asset manager e tech giant misurata sulla base delle ricerche su Google


Fonte: Moody’s – “The second wave of disruption will be digital” report
In particolare, Tu sottolinea nel report come l’offerta di fondi potrebbe andare a diretto beneficio di società di pagamenti online diffuse capillarmente a livello globale, come PayPal. “Un operatore di pagamenti online come PayPal potrebbe fornire un servizio di asset management come prestazione complementare attraverso fondi del mercato monetario e fondi indicizzati, promuovendo contemporaneamente l’utilizzo dei propri sistemi di pagamento”.
Non tutti gli asset manager saranno travolti dalla marea della disruption digitale. La ricerca evidenzia che alcuni operatori hanno già avviato il processo di trasformazione e innovazione tecnologica offrendo soluzioni innovative pur in un contesto tradizionale di asset management. Tra questi, scrivono gli analisti di Moody’s nel report, BlackRock e Fidelity si distinguono come società “in anticipo sulla curva, in quanto entrambe hanno effettuato investimenti significativi in tecnologia per offrire una gamma più ampia e una migliore personalizzazione di prodotti e servizi ai clienti”.
Secondo Moody’s è proprio questo il viatico per i gestori che vogliono rimanere competitivi negli anni a venire. “Molti gestori patrimoniali devono ancora adattare i propri servizi per riflettere i cambiamenti nelle preferenze dei clienti, che si aspettano che i propri bisogni digitali siano soddisfatti. Altrimenti, i giganti tecnologici di oggi – e, ancor più, le start-up innovative di domani – saranno in grado di capitalizzare più facilmente sui propri canali di distribuzione, arricchendo i propri ecosistemi aziendali di canali distributivi che permettono la vendita incrociata di prodotti finanziari ai loro clienti”.