I super ricchi cresciuti nel mondo del 12%, Italia all’ottavo posto
A dirlo è il “Global Wealth 2018: Seizing the Analytics Advantage” di The Boston Consulting Group, giunto alla 18esima edizione.
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Il patrimonio dei Paperoni ha raggiunto a fine 2017 gli 8.900 miliardi di dollari, ripartiti tra 2.158 individui. Con un +19% rispetto all’anno precedente è la crescita più alta di sempre.
È quanto emerge dal rapporto annuale Billionaires Insights targato da Ubs e PwC: “New visionaries and the Chinese Century”, secondo cui sono stati i miliardari cinesi a fornire il contributo maggiore alla crescita, con un incremento del proprio patrimonio del 39% a 1.120 miliardi. Giunto alla sua quinta edizione, il rapporto attinge alla vasta rete di clienti e ai dati dei quali dispongono Ubs e PwC.
“Il nostro rapporto rivela che per gli imprenditori la Cina è attualmente il Paese migliore in cui creare ricchezza – spiega Fabio Alberto Regoli di PwC – Nessun altro Paese ha la stessa combinazione di vasta popolazione, innovazione tecnologica e sostegno del governo. Abbiamo inoltre rilevato che i miliardari della Next Gen (la generazione del futuro, ndr) hanno una grandissima vocazione imprenditoriale. Forti di un’educazione universitaria d’élite e di un network globale, spesso fondano le loro nuove attività sull’abbinamento di tecnologie all’avanguardia e obiettivi di sostenibilità. Inoltre, vedendo che oltre a fare del bene creano anche valore aggiunto per le proprie imprese, i miliardari fanno crescente affidamento sugli investimenti sostenibili. Di fatto – aggiunge – molti tra gli esponenti nella generazione più giovane vogliono cambiare il mondo, contribuendo a tale evoluzione tramite i propri family office e le loro organizzazioni filantropiche”.
I dati
La regione delle Americhe ospita ancora la maggior concentrazione di ricchezza nelle mani di miliardari, che negli Stati Uniti è cresciuta del 12% a 3.100 miliardi di dollari, grazie soprattutto ai contributi del settore tecnologico e dei beni di consumo. Ma il ritmo di crescita sta rallentando, dato che negli Stati Uniti i nuovi miliardari sono stati solo 53 nel 2017, rispetto agli 87 di cinque anni fa.
Nell’area Emea, invece, la ricchezza è aumentata del 17%, a 2.500 miliardi di dollari; un risultato attribuibile in gran parte all’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro. Il numero di miliardari nella regione è infatti cresciuto solo del 7 per cento. Il 20% di loro risiede in Germania, il 16% in Russia, il 7% in Italia, il 6% in Svizzera e il 52% in altri paesi Emea.
La quota di patrimonio dei miliardari nella regione Apac (Asia e Pacifico), infine, è salita a 2.700 miliardi di dollari, il 30% del totale mondiale, grazie soprattutto al settori dei beni di consumo, alla tecnologia e all’immobiliare.
Più impresa
Ma come “spendono” i loro soldi i Paperoni? Investendoli nelle imprese e nell’innovazione. Secondo il rapporto Ubs-Pwc, i miliardari self made sono stati gli artefici dell’80% delle 40 innovazioni più rivoluzionarie degli ultimi 40 anni. Nel 2017, infatti, 199 persone sono diventate miliardarie grazie alla propria iniziativa imprenditoriale. Tra questi ci sono visionari in campi come blockchain, prestiti peer-to-peer, genomica ed energia verde.
“Stiamo assistendo a una nuova ondata di imprenditorialità a livello globale guidata da miliardari all’avanguardia nell’innovazione – commenta Paolo Federici, Ubs Global Wealth Management Italy Market Head – Oltre a creare posti di lavoro e prosperità, le loro iniziative hanno un impatto che va al di là dell’economia. Sta emergendo, infatti, una nuova generazione che vede un’opportunità nelle principali sfide ambientali e sociali alle quali l’umanità deve far fronte. In particolare, i miliardari asiatici sono giovani e incontenibili. Trasformano continuamente le loro aziende, sviluppano nuovi modelli di business ed entrano rapidamente in nuovi settori – conclude – Si sono in gran parte fatti da sé e sono determinati a sfruttare uno dei momenti migliori nella storia per la nuova imprenditorialità e a contribuire a un cambiamento positivo della società”.
