Esg, l’uovo di Pasqua fa male
Tra impronta di carbonio, lavoro minorile e fair washing, l’industria del cioccolato è tra le più ‘insostenibili’. Ma alcune aziende stanno iniziando a correre ai ripari. L’analisi di Schroders
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L’industria del risparmio gestito è in cerca un’identità per superare le sfide imposte dall’emergenza covid-19. Per capire quale direzione prenderà il settore, inizia oggi un ciclo di interviste ai protagonisti dell’asset management in Italia e all’estero. Luca Tenani, country head Italy di Schroders, inaugura questa rassegna e analizza gli effetti della pandemia proponendo soluzioni per la ripartenza.
Schroders come ha affrontato il periodo di quarantena per garantire la continuità operativa?

Per garantire la continuità operativa in una situazione così complicata, abbiamo potuto far leva su tecnologie e prassi introdotte già prima dalla pandemia per offrire a tutti i nostri dipendenti una maggiore flessibilità lavorativa. Oggi i nostri gestori, analisti e trader, lavorando da casa, hanno a disposizione gli stessi strumenti che avrebbero avuto in ufficio, grazie ai nostri desktop virtuali e a risorse informatiche inclusi i software per la gestione del rischio o i servizi di messaggistica specializzati. Non si tratta solo di lavoro flessibile: la questione riguarda la profondità del nostro “contratto sociale” con i dipendenti, la fiducia che riponiamo in loro in qualsiasi momento, con o senza crisi. L’investimento fatto in passato ci ha consentito di avere una posizione di forza nel presente. Proprio grazie alla tecnologia possiamo continuare a supportare i nostri clienti italiani restando ‘lontani ma vicini’, secondo il mantra che abbiamo adottato in queste settimane.
Ad esempio, stiamo organizzando continui appuntamenti web, mettendo in comunicazione diretta consulenti finanziari, fund selector e investitori professionali con il nostro team locale e anche con i gestori internazionali, con straordinari risultati in termini di partecipazione. Allo stesso tempo, abbiamo incrementato i contenuti disponibili sulla nostra piattaforma digitale, con aggiornamenti quotidiani dei nostri esperti ed economisti, anche in formato video e podcast. In aggiunta, ci siamo attivati per contribuire in modo diretto ad affrontare l’emergenza: ad esempio attraverso il programma di solidarietà Schroders Giving stiamo supportando diverse iniziative benefiche a livello locale a favore delle persone più colpite dalla pandemia, mentre a livello globale abbiamo aderito al Covid-19 Solidarity Response Fund dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Resilienza prima di tutto. Schroders è sopravvissuta a molte crisi di mercato nei suoi 216 anni di storia, seguendo proprio questa filosofia. La fase di ripresa sarà altrettanto, se non addirittura più delicata rispetto alla fase iniziale dell’epidemia. In termini organizzativi faremo quindi tutto quello che riterremo necessario per continuare a garantire la massima sicurezza dei nostri dipendenti e contribuire così a limitare il cosiddetto contagio di ritorno. Sotto il profilo dell’offerta di prodotti e servizi, già piuttosto ampia, rimoduleremo il nostro focus commerciale su quelle aree d’investimento più idonee a soddisfare le mutate esigenze degli investitori.
È infatti sul lato della domanda, cioè sul modo di risparmiare degli italiani, che prevediamo possano avvenire alcuni cambiamenti. Prevediamo che lo shock provocato dall’epidemia possa far aumentare la quota di risparmio che si intende accantonare per far fronte a futuri imprevisti e al contempo possa portare gli investitori ad adottare un approccio ancora più prudente rispetto al passato. Esigenze che possono essere ampiamente soddisfatte da uno strumento di risparmio gestito come i fondi comuni d’investimento che oltre a una gestione professionale sono in grado di garantire un’ampia diversificazione, regola prima per ridurre il rischio.
Sono almeno due le riflessioni che mi rimangono da questo periodo di quarantena: una più a titolo personale e l’altra professionale. Dal punto di vista personale, l’emergenza sanitaria ha certamente messo in luce tutta la fragilità del genere umano di fronte a un evento esterno come la pandemia, ma allo stesso tempo, di fronte a questa terribile situazione, ha riacceso in molti di noi un sentimento di solidarietà e di unione. Dal punto di vista professionale è cresciuto in me quel senso di appartenenza alla società per cui lavoro da diversi anni; un sentimento di orgoglio che nasce dalla presa d’atto di come Schroders ha affrontato questa emergenza nei confronti dei suoi dipendenti, dei suoi clienti e della collettività in generale.
Ormai è chiaro che il Covid-19 non è un’emergenza passeggera, che si possa risolvere facilmente in poche settimane. Tutti abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini sociali e lavorative, come l’impossibilità di viaggiare o di incontrarsi, per un tempo che al momento è ancora difficile stimare. Tuttavia, la necessità di adattarsi rapidamente alla situazione ha anche consentito di efficientare alcune pratiche e di digitalizzare molti processi, che potrebbero consolidarsi dopo la fine dell’emergenza. Ad esempio, per diverse aziende ci sarà probabilmente una rivalutazione della necessità dei meeting di persona, almeno in alcuni casi. Dovendo lavorare a distanza, tutti hanno dovuto trovare soluzioni per farne a meno e ci si sta gradualmente abituando a questo cambiamento. I benefici sono evidenti ed è possibile che per molte società gli strumenti, ad esempio, di video-conferenza o di smart-working entrino in modo più permanente nella cultura aziendale. Una riduzione dei viaggi d’affari e degli spostamenti avrebbe risvolti positivi anche dal punto di vista ambientale, dato che per molte aziende di servizi questi rappresentano il fattore principale della cosiddetta “impronta di carbonio”.
In qualità di custodi dei risparmi delle persone, il nostro compito è quello di allocare il capitale su aziende con modelli di business sostenibili e su investimenti in grado di generare valore nel lungo termine. Oggi ci troviamo ad affrontare un duplice test. Da un lato, dobbiamo supportare distributori e consulenti con tutti i mezzi possibili, affinché guidino i risparmiatori in uno dei contesti di mercato più difficili degli ultimi anni. Dall’altro, dobbiamo dimostrare di essere veramente investitori di lungo periodo, mantenendo un approccio rigoroso nonostante la volatilità e sostenendo le aziende solide e in grado di generare valore per gli azionisti, che rischiano di andare in crisi a causa degli eventi straordinari di queste settimane. In qualità di gestore attivo e orientato alla sostenibilità, quello che Schroders sta facendo è dialogare apertamente con il management delle aziende in cui investe in merito ai problemi che si trovano ad affrontare. L’obiettivo è lavorare insieme per trovare soluzioni innovative, ma il supporto non sarà incondizionato: le imprese che sosterremo dovranno dimostrare di essere virtuose al di là della contingenza di breve termine.
In momenti come questo, il principale nemico di ogni investitore è se stesso e la propria emotività. La nostra ricerca Schroders Global Investor Study 2019, analizzando la fase di forte volatilità negli ultimi tre mesi del 2018, ha messo in luce che oltre il 64% degli italiani ha apportato cambiamenti al profilo di rischio dei propri investimenti in risposta diretta all’instabilità. Tuttavia, soprattutto in periodi di turbolenza, modificare reattivamente gli investimenti si rivela spesso controproducente. È cruciale invece che un investitore sappia guardare oltre le oscillazioni temporanee e concentrarsi sul lungo periodo. I consulenti da questo punto di vista hanno un ruolo fondamentale: accompagnando gli investitori possono ridurre il rischio che perdano una parte dei propri risparmi, agendo in modo impulsivo, con gravi ripercussioni nel lungo periodo. Non dimentichiamo inoltre che quando si parla di investimenti si parla anche di economia reale, perché i primi danno linfa al tessuto industriale e produttivo del Paese. Un aspetto ancora più cruciale in momenti come questo.
Nessuno meglio di un consulente finanziario, proprio in forza del suo rapporto di fiducia, può ricordare agli investitori che modificare la propria strategia di lungo termine in risposta a crisi momentanee può costare caro e che, come la storia dimostra, shock come questi generano opportunità di acquisto a sconto che i professionisti degli investimenti sanno individuare e cogliere. Dopotutto, ciò che questa crisi sta dimostrando è che possiamo superare le difficoltà solo se agiamo insieme: mai come in questo periodo il rapporto umano e, appunto, fiduciario è ciò che ci rende forti.
