Il tapering Fed? Non prima del 2022
Secondo Pimco e Jp Morgan Am il balzo dell’inflazione è solo temporaneo e Powell continuerà ad avere pazienza
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Nessun preannuncio di tapering, piano di acquisti confermato, ma la previsione di due aumenti dei tassi di interesse entro la fine del 2023, in anticipo rispetto a quanto comunicato tre mesi fa. La Federal Reserve americana, nella riunione forse più attesa dell’era Biden, si conferma colomba e sposta un po’ più in là il momento in cui ridurrà la potenza del suo bazooka da 120 miliardi di dollari al mese.
Prima di rivedere il piano di acquisti di asset, “daremo un ampio preavviso”, assicura il presidente Jerome Powell, al termine della riunione del Fomc, con gli analisti che ora stimano una prima apertura al ritiro degli stimoli per l’appuntamento di Jackson Hole, in agosto. Il focus della Fed resta lo stato dell’economia, e “parlare ora di un aumento dei tassi sarebbe prematuro: la riduzione degli acquisti di asset sarà ordinata e trasparente”, chiarisce il banchiere, sottolineando che è appropriato considerare il tapering nei prossimi mese se i progressi continuano.
Ma ai mercati non basta la rassicurazione di Powell e, nonostante il costo del denaro resti ancora fermo fra lo 0 e lo 0,25%, Wall Street peggiora. Subito dopo l’annuncio, il Dow Jones perde lo 0,97% a 33.973,39 punti, il Nasdaq cede lo 0,93% a 13.941,48 punti e l’S&P 500 lascia sul terreno lo 0,85% a 4.210,06 punti. Accelerano anche i rendimenti dei Treasury a 10 anni che salgono di cinque punti base all’1,54%, il livello più alto da una settimana.
Pesa infatti la previsione sui tassi e, in particolare, il dot plot, il grafico che registra ogni tre mesi le previsioni di ciascun funzionario della Fed, stando al quale 13 componenti su 18 sono favorevoli ad almeno un aumento dei tassi entro la fine del 2023, contro i sette di marzo e i cinque di dicembre, mentre 11 prevedono almeno due aumenti entro la fine dello stesso anno. Ma soprattutto 7 funzionari sono ora favorevoli ad un aumento già nel 2022, erano solo quattro lo scorso marzo.
La Fed “è impegnata a usare tutti i suoi strumenti a sostegno dell’economia americana in questo momento difficile” per promuovere gli obiettivi della massima occupazione e della stabilità dei prezzi, si legge nel comunicato. “I progressi sulle vaccinazioni hanno ridotto la diffusione del Covid 19 negli Stati Uniti. Nell’ambito di questi progressi gli indicatori dell’attività economica e dell’occupazione si sono rafforzati. L’inflazione è salita, riflettendo effetti transitori. Le condizioni finanziarie restano accomodanti. L’andamento dell’economia dipenderà significativamente da quello del virus. I progressi sulle vaccinazioni continueranno a ridurre gli effetti della crisi sanitaria sull’economia, ma i rischi sull’outlook restano”, viene sottolineato.
Intanto l’America sembra ben avviata sulla strada della ripresa. La banca centrale alza infatti le stime di crescita al 7% per il 2021, dal +6,5% di marzo, mentre per l’anno prossimo è confermata la previsione di un aumento del Pil del 3,3%. Per quanto riguarda la disoccupazione, questa è vista al 4,5% nel 2021, come tre mesi fa, e al 3,8% nel 2022.
Al rialzo anche la previsione di inflazione sul 2021, che aumenta di un punto al 3,4%, dal 2,4 di marzo, ma che sul 2022 registra un incremento di un decimale appena (2,1%), così come sul 2023 (2,2%). “Ci aspettiamo che l’inflazione cali”, precisa Powell riguardo all’altro grande tema su cui sono puntati i riflettori dei mercati, se cioè l’aumento dei prezzi sia solo temporaneo o destinato a durare.
“La ripresa economica non è completa, restano rischi”, osserva poi il presidente Fed, facendo notare che i progressi sul mercato del lavoro sono disomogenei. “Siamo sulla strada di un mercato del lavoro forte”, ma restano ancora milioni di disoccupati e “non ci dimenticheremo di loro, faremo di tutto perché tornino a lavorare”, scandisce, ricordando che “è prematuro parlare di vittoria sul Covid: non siamo ancora fuori dai guai”.
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