L’investimento sostenibile fa bene anche al portafoglio
Aumenta la sensibilità dei risparmiatori verso l’ambiente e il sociale, ma restano le preoccupazioni legate alle performance. Sempre più studi dimostrano che questi timori sono ingiustificati.
1 min
Gli italiani sono sempre più sensibili al tema della sostenibilità. Lo testimoniano i risultati della ricerca annuale Schroders Global Investor Study 2018, condotta su oltre 22mila persone in 30 Paesi, dai quali emerge che un comportamento socialmente responsabile delle società in cui investire è considerato un fattore di scelta più rilevante rispetto a 5 anni fa per il 73% degli italiani.
Oltre alla crescente attenzione, il 63% degli investitori italiani ha anche aumentato, rispetto a 5 anni fa, la propria allocazione in fondi sostenibili. Lo studio di Schroders mette in luce la stessa tendenza anche a livello europeo e globale: a partire dal 2013, l’attenzione alla sostenibilità è diventato un fattore di scelta più rilevante per il 74% degli europei e per il 76% degli investitori a livello globale, mentre l’esposizione su strumenti sostenibili è aumentata per il 60% degli investitori in Europa e per il 64% a livello mondiale.
L’aumento degli investimenti sostenibili dichiarato dagli italiani si traduce in una percentuale media di allocazione del 36% del portafoglio, in linea con gli investitori a livello europeo (36%) e globale (37%). Ciò è supportato dal crescente convincimento degli investitori che l’approccio sostenibile non va a scapito del rendimento nel lungo termine: solo il 23% degli italiani teme infatti una possibile correlazione negativa.
Si tratta di un dato incoraggiante, ma resta importante l’impegno a livello di industria verso una maggiore e più diffusa educazione finanziaria. È fondamentale abbattere le barriere psicologiche che frenano questo tipo d’investimento e renderne noti i benefici per il proprio portafoglio e la società intera. Riguardo agli ostacoli che frenano gli investimenti sostenibili, emerge la carenza di informazioni, manifestata dal 60% degli intervistati.
