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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ago – Set 2018 |
Aumenta la sensibilità dei risparmiatori verso l’ambiente e il sociale, ma restano le preoccupazioni legate alle performance. Sempre più studi dimostrano che questi timori sono ingiustificati.
La strage nella scuola di Parkland negli Stati Uniti a febbraio, in cui morirono 17 persone, ha portato molti investitori a domandarsi se nei loro portafogli di fondi ci siano o meno aziende che producono e commercializzano le armi, in particolare quelle che vendono ai comuni cittadini. Uno studio di Sustainalytics ha rivelato che a livello mondiale il 24% degli Etf (Exchange traded fund) e il 15% dei fondi comuni è esposto a questo settore. La tragedia esprime meglio di qualsiasi discorso teorico il motivo per cui un approccio sostenibile agli investimenti ha solidi fondamenti dal punto di vista razionale. Si potrebbero fare tanti altri esempi, dalle cosiddette “isole di plastica” che stanno affiorando non solo negli oceani, ma anche nel mar Mediterraneo a causa dell’eccessivo consumo di questo materiale, allo scandalo della vendita di dati personali da parte di Facebook.

Percezione e realtà
Nonostante la maggiore sensibilità degli investitori, che sono anche consumatori e cittadini, verso queste tematiche, e la consapevolezza che le proprie decisioni finanziarie hanno un impatto non solo sul mercato ma sul pianeta; rimane comunque la preoccupazione che scelte socialmente responsabili possano penalizzare i rendimenti. “Sono due le ragioni principali alla base di questi timori”, dice Jon Hale, capo della ricerca Morningstar sulla sostenibilità. “La prima è la percezione errata che ci siano poche differenze tra l’approccio di oggi e quello di un tempo basato sui valori e caratterizzato esclusivamente dall’esclusione di determinati prodotti o industrie. La seconda è che l’investimento sostenibile non è un asset class o uno stile. Ci sono molti modi per realizzarlo. A differenza di altri segmenti diventati popolari negli scorsi decenni, quali le materie prime o l’immobiliare, non è facile accertare il profilo di rischio/rendimento del ‘sustainable investing’. E’ una situazione simile a quella degli alternativi, che adottano strategie differenti e non sempre facili da valutare”.
Le stelle dei fondi sostenibili
Eppure, negli ultimi 15 anni ci sono stati molti studi sulle performance dei fondi socialmente responsabili, realizzati da entità diverse, accademiche e non, considerando differenti orizzonti temporali, regioni e attività finanziarie, nonché diverse metriche. “Nel complesso mostrano risultati neutrali o misti”, sostiene Hale. “Pochi arrivano a conclusioni decisamente positive o negative, anche se le prime sono più frequenti delle seconde”. Morningstar, dal canto suo, ha deciso di confrontare i risultati dei prodotti con esplicito mandato socialmente responsabile con l’universo dei fondi a livello globale. Per farlo ha utilizzato lo Star rating come parametro di valutazione, dal momento che è una misura sintetica del profilo di rischio/rendimento tenuto conto dei costi. L’analisi ha rivelato che il 42,3% dei comparti sostenibili si colloca nella fascia dei 4-5 stelle e solo il 21% in quella più bassa (1-2 stelle). Questa distribuzione è migliore rispetto a quella dell’offerta complessiva, che vede entrambi gli estremi intorno al 33% (vedi tabella).

Aziende sostenibili e in salute
“Il risultato è ancora più importante se si considera la varietà di approcci all’investimento sostenibile e le differenti capacità dei gestori”, spiega Hale. “Lo studio suggerisce che le strategie con mandato socialmente responsabile, nel complesso, possano fare meglio di quelle tradizionali”. La conferma viene anche dalle analisi sugli indici azionari. Il confronto tra 20 benchmark Morningstar mostra che 16 di quelli attenti alle tematiche ambientali, sociali e di governance hanno battuto i tradizionali dal 2009 a settembre 2017. In particolare, l’indice Morningstar Europe Sustainability ha reso, nel periodo considerato, in media il 9,1% annuo contro l’8,7% dello Europe large-mid cap, grazie alla presenza di aziende, non solo sostenibili, ma anche con una migliore salute finanziaria, un più ampio vantaggio competitivo e una minor volatilità. I tre fattori sono correlati positivamente con alti ritorni di lungo termine per gli investitori.