Private equity italiano da record nel 2019
I deal sono stati 222. Soprattutto nell'ambito del mid market e delle piccole imprese. I dati del Private Equity Monitor
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Sempre più spesso si sente parlare di risparmio, ricchezza delle famiglie italiane ed economia reale. Ma qual è il legame fra queste tre grandezze?
Il quarto quaderno di ricerca firmato da Intermonte, “Economia reale e private banking: analisi dell’impatto del settore sul Paese”, elaborato su dati raccolti grazie al contributo dell’associazione italiane private banker (Aipb) e commissionato alla School of Management del Politecnico di Milano cerca proprio di analizzare il contributo del private banking sul totale degli investimenti in economia reale che vengono fatti in Italia.
Stock di finanziamento dalle famiglie alle società non finanziarie e alla pubblica amministrazione, in termini diretti e integrati. Confronto fra le situazioni al 31/12/2017, al 31/12/2018 e al 30/6/2019. E’ indicato fra parentesi l’incremento sul periodo precedente. Fonte: Quaderno di ricerca Intermonte “Economia reale e Private Banking: una analisi dell’impatto del settore sul Paese”.
Fra le maggiori evidenze portate all’attenzione del pubblico nel corso della presentazione della ricerca, è emerso che al 30 giugno 2019, la clientela private italiana ha investiti 125,7 miliardi di euro, di cui oltre 23 miliardi direttamente, a favore dell’economia reale. Il segmento pesa per il 68% nel totale delle scelte di investimento dirette e consapevoli a favore delle imprese produttive del Paese.
“La ricerca mostra che in Italia c’è un enorme potenziale di risorse finanziarie che oggi si disperdono spesso in impieghi indiretti e che potrebbero essere direttamente destinate alle imprese produttrici”, ha commentato Giancarlo Giudici, professore associato della School of management del Politecnico di Milano.
Lo studio dimostra, però, che seppur in crescita, il contributo del risparmio privato italiano all’economia reale è ancora basso. A fine 2018 le famiglie italiane avevano investito 1.318 miliardi nell’economia reale, stock che a fine giugno 2019 era sceso fino a 1.306 miliardi. Ma qual è il vero nesso fra economia reale e risparmio privato? Lo abbiamo chiesto direttamente al referente scientifico della ricerca, Giancarlo Giudici.
Il concetto di economia reale su cui si basa la ricerca è molto ampio; in esso sono inclusi anche gli investimenti in aziende quotate. In questo caso, poi, l’analisi si è concentrata sulle diverse forme di finanziamento all’economia reale in Italia, con un focus sul sostegno dell’industria del private banking italiano alle aziende produttive del Paese. Numerosi sono stati gli interventi di policy, a livello sia nazionale sia europeo, che hanno introdotto diversi strumenti (tra cui Pir, Eltif, minibond, crowdfunding per le startup innovative, credito d’imposta per la quotazione, e le iniziative di Invitalia, di Cassa Depositi e Prestiti e del Fondo Italiano di Investimento,) per agevolare l’accesso al mercato dei capitali alle Pmi italiane.
Riconoscendo che il flusso di risorse dalle famiglie risparmiatrici giunge all’economia reale o direttamente (titoli mobiliari, debito o equity) o indirettamente (raccolta di banche, fondi comuni, assicurazioni), abbiamo proposto un modello di ‘Input-Output’ a-la-Leontief che ci ha consentito di calcolare lo stock di risorse che in termini integrati va a supportare l’economia reale nazionale.
Il valore dello stock di risparmio delle famiglie italiane è in declino da almeno tre anni: al 30 giugno 2019 era di circa 1.036 miliardi, mentre al 31 dicembre 2018 era di 1.318 miliardi; un anno prima (31 dicembre 2017) era di 1.442 miliardi.
Appare chiara una tendenza alla riduzione dello stock investito dalle famiglie italiane nell’economia reale, sia direttamente sia indirettamente. Chi ha beneficiato di questo flusso negativo è il debito pubblico, sia via diretta che attraverso l’indotto degli intermediari finanziari: nei 18 mesi considerati per la ricerca si conta un aumento complessivo di 24 miliardi di euro.
Al 31 dicembre 2018 il valore era di 1.073 miliardi di euro, di cui solo 209 miliardi direttamente e il resto tramite gli intermediari (banche, assicurazioni, investitori istituzionali). Proporzionalmente questi soggetti utilizzano il denaro risparmiato dagli italiani per finanziare il debito pubblico anziché sostenere l’economia reale.
Nel corso del 2018 gli investitori esteri hanno ridotto l’esposizione verso l’economia italiana in maniera generalizzata su tutti gli impieghi (-24,5 miliardi). C’è stato un recupero sensibile nel primo semestre del 2019 (+58,4 miliardi di euro) a favore sia dell’economia reale che del debito pubblico.
La ricerca conduce a un totale investito nel private banking (pb) nell’economia reale di circa 120 miliardi, in leggera crescita nel corso del 2019. Al pb compete quindi una quota rilevante degli investimenti diretti in economia reale (circa il 70%) e, nel periodo di riferimento dell’indagine, è stato più attento a conservare le risorse investite nel paese rispetto alla media dell’ecosistema.
Frenare la crescita del debito pubblico è certamente una priorità per favorire il flusso verso gli impieghi reali dell’economia. Numerose sono le iniziative in fase di partenza per nuovi fondi e nuovi progetti dedicati alle imprese, sia da soggetti pubblici sia da privati. Vorrei poi sottolineare l’importanza dell’educazione finanziaria e le nuove tecnologie Fintech, elementi essenziali per rendere più efficiente il mercato. Migliorare l’attrattività per gli investimenti dall’estero è un ulteriore obiettivo generale che richiede un’azione coordinata di sistema.
