Inflazione Usa in aumento, i gestori: “Mercati nervosi ma la Fed non va temuta”
15 febbraio 2018
di Eugenio Montesano
3 min
Il dato dell’inflazione USA manda le Borse sull’ottovolante. Dopo anni di letargo, l’inflazione fa definitivamente capolino negli Stati Uniti. E la recente volatilità del mercato suggerisce un risveglio non privo di rischi.
L’inflazione degli Stati Uniti ha sorpreso al rialzo a gennaio con l’indice headline dei prezzi al consumo (Cpi – Consumer price index) in aumento dello 0,5% su base mensile rispetto alle aspettative degli analisti di un rialzo dello 0,3%.
Il tasso Cpi core, che esclude cibo ed energia, è invece aumentato dello 0,3% su base mensile, ancora una volta superiore alle aspettative (0,2%) e in aumento anno su anno dall’1,7% all’1,8%.
Mentre in un primo momento le borse hanno virato in rosso dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione, anticipando un atteggiamento da falco da parte della Fed di Jerome Powell che il 20 e 21 marzo presiederà per la prima volta il comitato Fomc (attesa per mercoledì 21 la decisione sui tassi), a fine seduta hanno segnato un recupero in territorio positivo su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Borse euforiche anche stamattina, con Milano che sale dell’1,03%, Londra dello 0,65%, Francoforte dello 0,69% e Parigi dell’1,31%. Anche Tokyo ha chiuso in netto rialzo, con il Nikkei a +1,43%.
Nessuna catastrofe insomma, almeno per ora. Cosa aspettarsi nelle prossime settimane? Ecco il parere dei gestori internazionali.
Sell-off a rischio recrudescenza
Luke Bartholomew, investment strategist di Aberdeen Standard Investments
Secondo l’analisi di Luke Bartholomew, investment strategist di Aberdeen Standard Investments, l’inflazione in graduale aumento può acuire il nervosismo dei mercati avviando un nuovo ciclo di vendite.
Il dato sull’inflazione è significativo è sarà interessante vedere come reagiranno i mercati. C’è il rischio che possa versare benzina sul fuoco del sell-off della scorsa settimana sui mercati, che si è tradotto in una reale sensibilità verso la prospettiva di un’inflazione superiore a quella prevista dai mercati.
Certamente rimane un certo nervosismo sui mercati. Con un tasso di disoccupazione così basso e una crescita destinata a essere spinta ulteriormente dai tagli fiscali e dagli aumenti di spesa annunciati di recente, le stelle sono allineate favorevolmente verso una crescita dell’inflazione in futuro. Si potrebbe dunque avviare un nuovo ciclo di vendite, in quanto alcuni investitori si chiedono cosa questo comporti per i tassi d’interesse statunitensi.
Ora è molto probabile che la Fed prosegua con il piano di rialzare nuovamente i tassi a marzo. Infatti, il recente sell-off del mercato ha fatto il gioco della banca centrale americana, le cui misure di inasprimento della politica nell’ultimo anno non si sono riflesse nel valore degli asset. Se il sell-off dovesse acquisire uno slancio concreto, allora la banca centrale dovrà ripensare di nuovo ai suoi piani, ma c’è ancora molta strada da fare prima che questo avvenga.
Economia Usa in salute, il dato va contestualizzato
Andrew Wilson, ad di Goldman Sachs Asset Management EMEA e Global Co-Head del reddito fisso
Secondo Andrew Wilson, ad di Goldman Sachs Asset Management EMEA e Global Co-Head del reddito fisso, l’inquietudine dei mercati è eccessiva se rapportata ai fondamentali economici americani.
Le recenti turbolenze del mercato mettono in luce la sensibilità del mercato all’irrobustirsi di prezzi e salari, ma non riteniamo che gli investitori debbano cambiare le loro prospettive di investimento basandosi solo sull’inflazione Usa. Il dato di gennaio, più alto del previsto, è in qualche modo incoraggiante dal momento che riflette una normalizzazione di componenti macroeconomiche che sono state notevolmente deboli. Allo stesso tempo, le aspettative per gli aumenti dei tassi della Fed che vengono conseguentemente ricalibrate al rialzo potrebbero estendere la recente volatilità del mercato.
A nostro avviso, il modo in cui il mercato sta prezzando la politica monetaria della Fed sottovaluta la solidità del contesto macroeconomico – tra cui un tasso di disoccupazione ai minimi da 17 anni – e l’impatto dello stimolo fiscale, e riteniamo che ci sia spazio per più di tre aumenti dei tassi quest’anno. Detto questo, riteniamo che il dato sull’inflazione di gennaio debba essere letto congiuntamente a quello sull’inflazione Pce (Personal consumption expenditures, indice inflattivo di tipo core, relativo alle spese personali, che esclude il prezzo di cibo ed energia. È la misura più osservata dalla Fed, ndr) e al dato sui salari che ha innescato le recenti fiammate di volatilità, che saranno pubblicati a inizio marzo.
Siamo solo all’inizio
Keith Wade, capo economista di Schroders.
L’inflazione Usa mostra i segni di un’accelerazione della pressione ciclica sui prezzi al consumo che persuaderà la Federal Reserve a mantenere la politica di inasprimento monetario, commenta Keith Wade, capo economista di Schroders.
L’aumento dei prezzi dell’energia spiega gran parte del balzo dell’indice Cpi headline a gennaio, con l’indice energetico in rialzo del 3% nel mese. Per l’indice core, invece, i maggiori aumenti dei prezzi si riscontrano nella componente relativa ad abbigliamento, servizi ospedalieri e assicurazione auto.
Il lag [ritardo nella trasmissione delle dinamiche economiche] dal ciclo all’inflazione è piuttosto lungo e di conseguenza la ripresa della crescita nell’ultimo anno dovrebbe continuare ad alimentare la componente ciclica dell’inflazione nel 2018. In assenza di un significativo rallentamento della crescita o di una debolezza delle componenti meno cicliche dell’indice Cpi, l’inflazione core sembra destinata ad accelerare ulteriormente.
Tale sviluppo incoraggerà la Federal Reserve a mantenere la stretta monetaria nel 2018 per continuare, dato lo stimolo fiscale ora riversato nell’economia, probabilmente durante tutto l’anno prossimo.
Puntare su bassa duration, bond governativi di qualità (anche emergenti) e crediti ipotecari americani. Il direttore investimenti del colosso obbligazionario illustra l’allocation del fondo Pimco Income, best seller del 2017 in Europa, di cui è cogestore.
L’inflazione sostituisce la stagnazione nel novero delle principali paure degli investitori nel 2018. Le turbolenze dei mercati ne sono la conseguenza, ma guardando ai fondamentali economici la bontà del quadro resta intatta.
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