Gestori in fila sulla Via della Seta
Oliver Wyman calcola che in Cina le masse gestite dall’industria saliranno a 90mila mld di yuan nel 2023. “Il tasso di risparmio è il terzo più alto al mondo, superiore a Usa, Giappone e Ue”, spiega un gestore
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Dal primo aprile 2020 la China Securities Regulatory Commission (Csrc) autorizza le società di gestione estere a costituire e vendere fondi di investimento in Cina. Una volta epocale per un mercato che secondo le stime della società di consulenza Oliver Wyman vedrà crescere le masse in gestione fino a 90mila miliardi di yuan (12.700 miliardi di dollari) entro il 2023.
Fra le società di asset management che hanno fiutato l’opportunità c’è la britannica Schroders, già presente sul territorio dell’ex Impero Celeste grazie a una partnership siglata con la locale Bank of Communications.
“L’espansione sul mercato cinese rappresenta una delle opportunità più significative per i gestori attivi, considerando il regime normativo sempre più favorevole per le società d’investimento internazionali”, spiega a FocusRisparmio Peter Harrison, group ceo di Schroders.
La crescita della società britannica in quest’area segue due direttive principali, ecco quali.
Innanzitutto – elenca Harrison – la partnership con Bank of Communications, che ha messo a segno un altro successo e ha raggiunto i £55 miliardi di patrimonio in gestione. “Questi asset non rientrano nel conteggio degli Asset under management (Aum) di Schroders, ma sono un aspetto fondamentale della nostra presenza nell’area: infatti, contribuiscono alla riconoscibilità del nostro brand e ci consentono di essere ben posizionati per trarre vantaggio dalla progressiva apertura del mercato cinese degli investimenti nei confronti degli operatori internazionali”, precisa il manager.
Schroders non è l’unico gruppo finanziario che ha messo gli occhi sul mercato del risparmio cinese. Da tempo anche le banche d’affari come Goldman Sachs e Morgan Stanley si sono attivate nell’area con servizi bancari ma anche di fund management.
Sul fronte degli asset manager i precursori di questa tendenza – oltre a Schroders – sono BlackRock, Vanguard e Fidelity. Più recentemente si sta muovendo anche Neuberger Berman, come raccontato su FocusRisparmio da Nick Hoar, capo dell’area Asia-Pacifico della società.
“Il mercato del risparmio gestito in Cina è ancora in fase iniziale e ha un forte potenziale di ulteriore sviluppo. In termini di quota del patrimonio globale gestito, la Cina è cresciuta dal 2% nel 2008 al 6% nel 2018, mentre il Nord America è sceso dal 52% al 47%”, motiva Hoar.
Tornando a Schroders, la società conta più di 50 dipendenti distribuiti tra Shanghai e Pechino, “un numero che aumenterà nel corso dell’anno, parallelamente allo sviluppo del nostro track record di investimento, all’ampliamento della nostra capacità di distribuzione e alla messa a punto delle necessarie infrastrutture”, promette il Ceo del gruppo finanziario britannico.
Un focus geografico dettato non solo dalle esigenze prettamente manageriali, ma anche richiesto dal mercato stesso: “Registriamo interesse da parte di clienti in tutto il mondo ad aumentare l’allocazione su questo mercato”, dice Harrison.
La scommessa è dunque avviata: la Cina rappresenterà in futuro una nuova e importante fonte di alpha per gli asset manager attivi globali?
