Trade war e Brexit? Sabbia negli ingranaggi dei mercati
Sui mercati si respira un’atmosfera piuttosto rilassata, ma un rally sembra improbabile. Piuttosto toccherà fermarsi per una 'revisione del motore'. La view di Allianz GI
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Nel romanzo di Sherlock Holmes “Barbaglio d’argento”, nella notte un famoso cavallo da corsa sparisce dalla stalla e il suo allenatore viene ucciso. Nel corso dell’indagine, Sherlock Holmes richiama l’attenzione su un elemento insolito: il cane presente non ha abbaiato. Parte da questo riferimento letterario Sonal Desai, cio, Franklin Templeton Fixed Income, per spiegare che da oltre due anni viviamo nel timore di guerre commerciali, che una diffusione dell’escalation di misure protezionistiche indebolisca i flussi commerciali globali facendo precipitare l’economia globale in una grave regressione. “Tuttavia, il commercio globale non è crollato e l’economia globale non si è arrestata. Le guerre commerciali globali sono come il cane che non ha abbaiato”.
“A mio avviso – spiega l’esperto -, vi sono tre ragioni. Le guerre si sono rivelate schermaglie limitate; il libero scambio non è mai stato veramente libero di cominciare e soprattutto l’elasticità della crescita globale in rapporto al commercio globale ha subito un cambiamento strutturale. Ciò ha due importanti implicazioni per gli investitori finanziari: la crescita globale sorprenderà probabilmente in positivo e con essa i rendimenti obbligazionari; e la reale azione è a livello di società, settori e paesi specifici, il che rende la selezione dei titoli in portafoglio più importante che mai”.
“L’impatto limitato esercitato dalle tensioni commerciali globali sulla crescita globale è spiegato da tre ragioni – prosegue -. La prima è la mancata concretizzazione dello spettro di una guerra totale con una diffusione incontrollata di misure protezionistiche, costantemente evocato da esperti e stampa. Anche le trattative bilaterali più difficili continuano a essere sottolineate da azioni mirate e calibrate, non una vendicativa escalation di dazi. La seconda ragione è che le imprese non si sono lasciate prendere dal panico. Il timore era che l’incertezza provocata dalle crescenti tensioni commerciali inducesse le imprese a bloccare i piani d’investimento”, ma così non è stato.
“La terza ragione, più importante di tutte, è che l’elasticità o sensibilità della crescita globale ai cambiamenti nel commercio globale è notevolmente diminuita negli ultimi 10 anni”, assicura Desai. Che chiarisce: “Ciò è riconducibile a un importante cambiamento strutturale, alimentato da tre fattori principali. Il primo è che la forte crescita economica nei Mercati Emergenti ha creato una fiorente classe media che ha cominciato ad assorbire una percentuale crescente dei consumi globali. Il secondo è che parecchi ME hanno cominciato a sviluppare catene di fornitura interne più forti, per migliorare l’efficienza e la velocità d’ingresso sul mercato. Il terzo fattore è che le nuove tecnologie manifatturiere avanzate, dalla stampa 3D alle soluzioni di produttività basate su intelligenza artificiale, hanno notevolmente ridotto l’importanza di costi di manodopera inferiori e incoraggiato le economie avanzate a spostare la produzione in modo da sfruttare infrastrutture migliori, una forza lavoro maggiormente specializzata e, nel caso degli Stati Uniti, il calo dei costi energetici. Simili innovazioni tecnologiche hanno inoltre rafforzato il ruolo del commercio nei servizi”.
In altre parole, le guerre dei dazi che preoccupano molti si concentrano su settori industriali tradizionali, mentre il commercio continua a orientarsi verso nuovi settori dell’economia. Ciò potrebbe spiegare perché l’impatto delle controversie commerciali locali rimanga limitato.
“Per gli investitori – conclude l’esperto -, vi sono due elementi chiave da ricordare. Il primo è che la crescita globale sorprenderà probabilmente in positivo perché le paure per il commercio rimangono esagerate. A sua volta, ciò sosterrà una tendenza al rialzo dei rendimenti rispetto alle attese del mercato, benché i mercati scontino e riscontino gli interventi della Federal Reserve sul fronte dei tassi d’interesse”.
“Il secondo è la reazione reale al micro-livello: sanzioni mirate incideranno su sacche del mondo societario, anche mediante deviazioni degli scambi commerciali. Il dato più importante è che gli sviluppi sul fronte della protezione della proprietà intellettuale e delle questioni legate alla sicurezza (si pensi al caso Huawei) incideranno sulla produttività e sulle tendenze della competitività relative di imprese e paesi per parecchi decenni. Dovremo tutti prestare maggiore attenzione a quest’aspetto, calibrando la nostra esposizione a paesi, settori e singole società. In sintesi, la ricerca bottom-up sui fondamentali in combinazione con la gestione attiva del portafoglio non è mai stata più importante”.
