Debutto record per il primo green bond Ue
Ordini per oltre 135 miliardi per la prima emissione verde di Bruxelles da 12 miliardi, la più grande della storia di queste obbligazioni
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L’emissione del primo green bond dell’Unione europea ha ricevuto un’accoglienza record da parte del mercato. Le domande pervenute in sede di asta hanno superato di oltre 11 volte il totale emesso, con un book ordini arrivato a superare i 135 miliardi di euro.
Dalla scomposizione per tipologia di investitori si evidenzia un forte interesse da parte degli asset manager (39% del collocato). Dal punto di vista geografico la provenienza degli investitori è molto diversificata, con una prevalenza dei paesi del Nord Europa. Dall’Italia è pervenuta una richiesta pari al 9%.
FocusRisparmio ha raccolto le testimonianze di chi ha partecipato all’asta aggiudicandosi importanti lotti dell’emissione.
“I termini dell’offerta sono fair price, lungo la curva del rendimento dell’Unione europea (Eu). Sul mercato secondario sta girando a premio (“greenium”) come era atteso, visti i fattori tecnici come la qualità dell’emittente e il solido green framework”, commenta Caterina Ottavi, del team Green and Sustainable Finance di Eurizon e co-portfolio manager del fondo Eurizon Absolute Green Bonds.
“Per quanto riguarda la scadenza, 15 anni, è un punto di curva interessante. Per le prossime emissioni ci attendiamo una scadenza medio/lunga (tra 10 anni e 30 anni). La Eu procederà gradualmente ad una creazione di una curva green”, aggiunge.

“Gli investitori istituzionali continuano a mostrare un appetito molto forte per le obbligazioni verdi nel tentativo di ridurre la loro esposizione ai rischi climatici e più in generale di beneficiare della trasparenza dello strumento per comunicare meglio il loro impegno a sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio”, spiega Johann Plé, gestore del fondo AXA WF Global Green Bonds di AXA IM.
“In questo contesto, è stato abbastanza appropriato per l’Ue iniziare con una durata di 15 anni, che sembra essere l’area preferita dagli emittenti sovrani – prosegue il fund manager – Questa emissione è stata prezzata con un leggero greenium di 2-3 pb rispetto alle emissioni convenzionali (simile a quello che è stato osservato recentemente con il Green Gilt britannico), e 1 pb rispetto ai social bond, il che riflette la domanda record che ha accolto questa nuova emissione”.

“Abbiamo partecipato all’emissione e siamo soddisfatti che in futuro saranno tante le occasioni per investire in altre obbligazioni verdi legate al programma Next Generation dell’Unione Europea (Ngeu). Comprendiamo perché l’Ue abbia proposto un’offerta a 15 anni: non troppo lunga né troppo corta. Avremmo preferito un 10 anni o un 30 anni per la copertura della duration. Abbiamo considerato il fatto che il Next Generation dell’Unione Europea è destinato ad emettere somme consistenti (250 miliardi di euro) attraverso ricche obbligazioni con scadenze a 10 anni o più. È una notizia cruciale in termini di duration che ha un’implicazione (deviazione al rialzo della duration) sulla composizione degli indici e dell’universo stesso di obbligazioni verdi”, commenta Nelson Ribeirinho, portfolio manager di Mirova, affiliata di Natixis IM.
C’è il rischio che il green bond paneuropeo possa “cannibalizzare” le future emissioni nazionali? Secondo gli esperti interpellati da FocusRisparmio no.
“A nostro avviso, non dovrebbe generare un rischio di cannibalizzazione da parte della Eu nei confronti degli emittenti sovrani europei poiché i progetti finanziati dal Ngeu non si sovrappongono a quelli finanziati dai bond green già emessi dai paesi europei. Da ultimo la presenza dal nuovo attore Eu rappresenta una diversificazione rispetto allo stato dell’arte, con un emittente di alta qualità, sia dal punto di vista del profilo di credito (AAA per Moody’s e Fitch) che di standard green”, risponde Ottavi.
“Dal nostro punto di vista, il quadro è stato specificamente progettato per evitare quello che in teoria sarebbe un vero e proprio doppio conteggio e, proprio per questo, per risolvere i problemi di cosiddetta cannibalizzazione”, sostiene il pm di Mirova. “Il Next Generation dell’Unione Europea e i membri dell’Ue lavorano di concerto senza sovrapposizioni. Le interazioni tra Banca Europea per gli Investimenti (Bei) e il Next Generation dell’Ue rimangono di difficile interpretazione. I dubbi di cannibalizzazione ci sono su questo fronte a onor del vero. In effetti, consideriamo l’esistenza di due programmi di finanziamento (a livello di Paese e di Ue) come formule complementari e fondamentali in grado potenzialmente di innescare uno spirito di emulazione verso un modello migliore e un grado anche di semplificare allo stesso tempo il processo di creazione e di assegnazione di progetti verdi. In altre parole: l’uno potrebbe migliorare grazie all’altro e viceversa”, analizza.
Secondo Plé di Axa IM è molto probabile che “l’Unione punti a costruire un’intera curva, soprattutto perché ci si aspetta che diventi il più grande emittente nell’universo dei green bond. E con molta probabilità vedremo arrivare nuovi titoli green (con diverse scadenze) nel prossimo futuro”.
A settembre 2021 i titoli governativi rappresentano già oltre il 20% delle emissioni di green bond: “Ci aspettiamo che questa cifra cresca ulteriormente nei prossimi anni”, sintetizza il gestore di Axa.
Da Mirova ipotizzano che dal Next Generation dell’Ue possa nascere un’intera curva soprattutto nella parte lunga 20-30 anni o superiori “laddove manchi il finanziamento per intercettare il prestito concesso ai membri dell’Ue (gestione delle passività)”.
“L’emissione del primo Eu Green bond si situa nel percorso di crescita del mercato della finanza sostenibile. Per questo motivo l’incremento delle emissioni incontra l’interesse degli inventori. Secondo le prime analisi si parlava di possibile altro titolo green in novembre. Ieri in tarda serata il commissario Budget and Administration Johannes Hahn ha dichiarato che “non possono escludere un’altra emissione quest’anno ma probabilmente potrebbe non essere realistica perché dipenderà dalle diverse necessità e dai pagamenti richiesti dai diversi Stati membri”, conclude Ottavi di Eurizon.
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