Gli strumenti dei gestori per capire l’impatto di covid-19 sui bilanci
17 aprile 2020
di ALESSIO TRAPPOLINI
3,30 min
Dall’Equity Risk Premium al tasso di sconto passando per il premio per il rischio Paese: tutte le variabili di cui analisti e gestori devono tener conto nella valutazione delle aziende quando investono
Gianluca Massini Rosati, fondatore della società di consulenza aziendale Soluzione Tasse
Dallo scoppio dell’epidemia covid-19 e successivo stop alle attività produttive si parla molto di fondamentali finanziari delle aziende in questa difficile fase di mercato. Ma cosa sono e come si utilizzano veramente queste variabili aziendali tanto care ad analisti e gestori?
Con il perdurare dell’emergenza, il rischio è che il 10,4% delle piccole e medie imprese italiane fallisca, come evidenziato dallo studio “The impact of coronavirus on italian non financial corporates”, a cura di Cerved Rating Agency.
“I fattori esterni, come la pandemia in corso, non sono la vera causa della crisi aziendale: quasi sempre questi fenomeni acutizzano una situazione di difficoltà dell’impresa già presente e che molto spesso affonda le radici nelle difficoltà che l’imprenditore incontra nel tenere sotto controllo i numeri della propria azienda”, sottolinea Gianluca Massini Rosati, fondatore della società di consulenza aziendale Soluzione Tasse.
Il primo passo per affrontare lo scenario peggiore è quindi partire dal controllo dei flussi di cassa per individuare la strategia di uscita dalla crisi. “Un’attività che diviene ancora più rilevante nella prospettiva in cui le imprese potranno beneficiare di agevolazioni e sostegni economici statali, come definito nel Decreto Liquidità”, dice l’esperto.
Ma quali sono gli indicatori di bilancio più significativi per gli asset manager e i più sensibili alla crisi da covid-19?
Premi al rischio e tassi di sconto
Enrico Rovere, managing director e responsabile della business valuation di Duff & Phelps in Italia
Enrico Rovere, managing director e responsabile della business valuation di Duff & Phelps in Italia, ha analizzato le principali tematiche valutative alla luce della crisi da covid-19: “Per quanto riguarda la variabile tasso di sconto al quale attualizzare le proiezioni, rappresentato dal costo del capitale dell’azienda target, occorre considerare le modifiche intervenute in tre variabili chiave: il premio per il rischio di mercato (Equity Risk Premium o ERP), che per l’Italia suggeriamo di tenere in un range di 5,5%-6,0%, rispetto al 5% di dicembre, per riflettere il maggior rischio di mercato; il rischio legato al paese (Country Risk Premium o CRP), che stimiamo di portare per l’Italia al 2,5% rispetto al 2,1% del 31 dicembre 2019 e il tasso d’interesse privo di rischio (Risk Free Rate), per il quale continuiamo a incoraggiare il suo utilizzo in termini normalizzati nel calcolo del costo del capitale, tanto più in periodi di volatilità come quello corrente in cui risulta necessario compensare gli effetti risultanti da rapide fluttuazioni del mercato.”
Considerando invece gli impatti diretti nei bilanci delle società, in particolare per le quotate, ma non solo, sarà importante verificare la tenuta del valore di beni tipicamente soggetti ad Impairment test. “È verosimile ipotizzare che gli Impairment test su avviamenti e/o altri beni a vita utile indefinita effettuati al 31 dicembre 2019 dalle società non recepiscano ancora gli effetti del COVID-19 in quanto a quella data non si era ancora manifestato”. Adesso però, per effetto della pandemia, l’andamento economico a livello globale – con forte caduta dei valori di mercato -, l’effetto del lockdown sui risultati aziendali, l’instabilità e l’incertezza attuale, generano un cosiddetto “triggering event” che potrebbe implicare la necessità di condurre nuovi Impairment test prima della fine dell’anno 2020.
A fronte di questo nuovo scenario economico, occorre quindi chiedersi se i business plan già redatti dalle aziende siano ancora validi, o se le aziende si siano già attivate per rivederli, in maniera più o meno marcata a seconda dei settori e dei Paesi di attività.
In ogni caso, sottolinea l’esperto, occorre tener presente che l’effetto sui piani interesserà non solo gli aspetti economici, ma anche quelli patrimoniali, in quanto ci potranno essere dei ritardi negli investimenti previsti e si potrà assistere ad un’ulteriore dilazione dei pagamenti, con conseguenti effetti sul capitale circolante e sui cash flow e con possibili effetti anche sui covenant finanziari. “Sarà quindi necessario da parte dei valutatori una revisione più attenta dei piani delle società, capire l’andamento della volatilità e considerare diversi scenari di piano”.
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