Li-Labbé (Carmignac): “I titoli tecnologici cinesi resisteranno al Coronavirus”
“Nel 2020 la Cina dovrebbe crescere del 6% circa”. Parla Haiyan Li-Labbé, specializzata in azionario Cina per Carmignac
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Fra epidemie globali, guerre commerciali e rischi geopolitici gli investitori rischiano di perdere di vista i veri driver di lungo periodo dei mercati finanziari. Il 2019 lo ha dimostrato: tutte le asset class hanno chiuso l’anno con un bilancio positivo nonostante il clima teso fra Washington e Pechino, la Brexit e diversi elementi di instabilità politica e sociale un po’ in tutto il mondo (Hong Kong ma non solo).
Per Paul Allison, senior portfolio manager del team global equities di Fideuram Asset Management Ireland, la volatilità di breve periodo cattura spesso e comprensibilmente l’attenzione degli operatori, ma molte volte non si traduce in un impatto persistente sulla capacità di generazione di utili da parte delle imprese. Al contrario, sostiene il gestore, la volatilità generale del mercato “offre delle opportunità di ingresso in investimenti di qualità a prezzi più favorevoli”.
L’asset manager affida a FocusRisparmio le sue considerazioni sul mercato azionario più grande al mondo, quello degli Stati Uniti d’America. Ecco l’intervista integrale.
È sempre difficile essere molto specifici sul breve termine; tuttavia siamo ottimisti sul fatto che i profitti aggregati del mercato possano salire per l’anno in corso. Negli ultimi anni, la crescita degli utili è stata alimentata dalle società tecnologiche di più grossa capitalizzazione, mentre quelle esposte verso aree più cicliche del mercato, come le società industriali, sono rimaste indietro. Riteniamo, nel complesso, che le prospettive per entrambi questi segmenti di mercato siano al momento positive. Alcuni indicatori anticipatori, che erano scesi l’anno scorso, stanno mostrando dinamiche più incoraggianti. Ciò, combinato con l’allentamento delle tensioni commerciali, rappresenta per i settori ciclici uno sviluppo favorevole. Inoltre, lo straordinario progresso degli utili per i titoli delle tecnologie sembra destinato a continuare. A livello aggregato di mercato, le valutazioni implicite nei corsi attuali non sono basse, ed è quindi importante focalizzarsi sulla qualità del business delle società oggetto di investimento; fatta tale premessa, non vediamo al momento questo ciclo positivo di utili spegnersi a breve.
Politiche persistentemente accomodanti da parte delle Banche Centrali possono creare ambiti in cui gli attori economici finiscono per prendere rischi in modo esuberante e poco considerato. Nella realtà attuale abbiamo però osservato un fenomeno più articolato. È cresciuto il debito nel sistema e la dipendenza degli operatori dall’andamento dei tassi di interesse; i comportamenti di spesa e di investimento sembrano però ancora lontani dall’esuberanza ed anzi la crescita rimane sotto il potenziale in un contesto di inflazione anemica. La Fed, proprio per disinnescare il rischio di bolle, ha cercato di far dimagrire il proprio bilancio e rialzare i tassi verso livelli ritenuti neutrali ma, complice anche la guerra dei dazi, ha visto la crescita economica rallentare, venendo costretta ad un cambio di rotta sostanziale. Lo scenario più verosimile è al momento che, da qui ai prossimi mesi, la Fed voglia capire se l’economia Usa riesca ad esprimere una maggiore forza endogena prima di prendere una direzione diversa.
I temi geopolitici catturano spesso comprensibilmente l’attenzione degli operatori, ma molte volte non si traducono in un impatto persistente sulla capacità di generazione di utili da parte delle imprese – aspetto invece che in ultima analisi determina il prezzo dell’azione. L’impatto sui corsi dei titoli nel breve termine può essere però importante, ma reagire a tale volatilità non è necessariamente la decisione migliore in molti casi. Una volta poi considerato l’intervento degli attori di politica economica, può persino verificarsi che eventi negativi convivano con reazioni di mercato positive: nel 2019, a fronte di un inasprirsi della guerra dei dazi per la prima parte dell’anno, i mercati hanno avuto un rialzo consistente. Il monitoraggio quindi degli sviluppi sia sul fronte dei dazi che in Medio Oriente è assiduo, ma con l’obiettivo di rimanere concentrati sugli impatti sottostanti sui flussi di cassa delle aziende. In qualche caso, la volatilità generale del mercato offre delle opportunità di ingresso in investimenti di qualità a prezzi più favorevoli.
I dati sull’occupazione sono positivi, la spesa dei consumatori è solida, l’inflazione è contenuta anche se l’attività di investimento delle imprese non è molto brillante. La Fed prosegue un approccio accomodante. Il quadro ci pare quindi costruttivo nel complesso. Tendenzialmente l’approccio che si segue è di essere agnostici sulla direzione del mercato, a meno di non avere una visione molto forte da riflettere in allocazioni settoriali, e ci si concentra invece sulla selezione dei titoli in portafoglio. Attualmente, non abbiamo una forte visione macro o settoriale. Siamo sottopeso sui titoli giudicati di bassa qualità, come le utility, e rimaniamo posizionati su tecnologia e industriali. Allo stesso tempo sono sottoesposti sui settori altamente ciclici, dove ci sono poche aziende di elevata qualità. Rimaniamo infine sovrappeso sui titoli che forniscono servizi al consumatore e nei settori di spesa discrezionale, in cui siamo in grado di trovare aziende di buona qualità a prezzi ragionevoli.
