Il coronavirus può uccidere la ripresa globale
Secondo Schroders, l’epidemia potrebbe far fermare il Pil cinese sotto il 6%, facendo deragliare la crescita mondiale. E governi e banche centrali dovranno scendere in campo
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Il coronavirus sta mettendo a dura prova le Borse mondiali, tra gli allarmi riguardanti il possibile impatto sull’economia cinese (attesa in precedenza in aumento del 6-6,1%) e ripercussioni sulle economie mondiali per cui Pechino è uno dei principali partner commerciali . Lusso, turismo, trasporti, beni di consumo saranno un giudizio degli esperti i settori maggiormente colpiti. Allo stesso tempo non mancano gli annunci di sospensione all’attività di produzione da parte degli impianti locali di molte case automobilistiche come Toyota, GM, Honda e Volkswagen. Focus Risparmio ne parla con Maarten-Jan Bakkum, Senior Strategist dei mercati emergenti di NN Investment Partners
L’allarme virus ha messo un punto interrogativo prima di tutto sulla crescita dell’economia cinese. Quale è il suo giudizio in merito?
Se l’epidemia dovesse peggiorare in modo significativo, le autorità probabilmente non esiteranno a entrare in un nuovo e più aggressivo ciclo di stimoli politici. In questo scenario, la crescita del credito cinese aumenterebbe probabilmente in modo sostanziale, creando nuovi rischi al rialzo per gli investimenti fissi cinesi e per la crescita degli investimenti emergenti.
Quali sono, a suo giudizio, le possibili reazioni dei mercati cinesi?
Finora le autorità sono dimostrate riluttanti a intervenire con vasti programmi di stimolo per non compromettere i progressi compiuti negli ultimi anni nella riduzione dei rischi del sistema finanziario. Questa nuova crisi potrebbe però costringere il governo a lanciare un allentamento monetario più aggressivo . Se la crisi accresce il peggiorare, attendo i tagli alle tasse per aiutare la fiducia dei consumatori e delle imprese, si tratta anche di maggiori investimenti per gli investimenti locali per gli investimenti nelle infrastrutture.
Quali sono, a suo giudizio, beni rifugio in cui cercare riparo in attesa che l’allarme scemi?
I tradizionali beni rifugio sono i titoli governativi americani, la valuta giapponese e l’utente l’oro. Per ragioni di liquidità e anche una causa dei fondamentali in essere (un rallentamento della crescita associato dal coronavirus e le misure per contenerlo), preferiamo i buoni del Tesoro americano come copertura.
Dal suo palco CARLO DE LUCA di Gamma Capital Markets pone invece l’accento sulla riapertura dei mercati finanziari cinese il 3 febbraio dopo la festività del Capodanno cinese iniziate lo scorso 25 gennaio. Sarà un banco di prova importante per comprendere la direzione delle piazze finanziarie a un mese dallo scoppio dall’epidemia e dopo dieci giorni di allarme.
L’allarme virus ha messo un punto interrogativo sulla crescita dell’economia cinese. Quale è il suo giudizio in merito?
L’espansione dell’epidemia ha chiaramente degli impatti negativi sull’economia reale. In particolare, uno degli
effetti principali potrebbe essere legato ad una contrazione dei consumi, con particolare riguardo ai settori relativi
al turismo (linee aeree, hotel, ristoranti) e agli acquisti, il che potrebbe tradursi in una riduzione della crescita del
prodotto interno lordo ( PIL) del primo trimestre di circa 0,50-1%.
Chiaramente, non è facile quantificare le risposte: se da una parte i negozi fisici saranno maggiormente colpiti, per quelli online potrebbe aprirsi un’opportunità. Inoltre, lo scenario sfavorevole sembra tariffa da sfondo per le
compagnie aeree e per il settore del lusso, al contrario delle aziende sanitarie che vedono i propri guadagni aumentano vertiginosamente in questo periodo.In tale contesto, dunque, non è detto che il PIL possa registrare contrazioni fortemente negative.
Come sarà impattata a suo giudizio l’economia globale?
Per quanto riguarda i mercati finanziari globali sono sotto pressione, con ripercussioni più accentuate in Asia. L’avversione al rischio potrebbe, dunque, essere maggiore nel breve termine proprio in vista dell’attesa della riapertura dei mercati in cui, prendendo come punto di riferimento.
Se per la Cina i numeri si avvicinano allo 0,5-1%, a livello mondiale possiamo parlare di uno 0,2-0,5% se l’epidemia rimane circoscritta al solo territorio cinese.
Quali sono a suo giudizio i settori ei titoli principalmente penalizzati dall’allarme virus? E quelli invece che in qualche modo si avvantaggeranno di questo scenario?
I settori principalmente penalizzati dall’allarme virus sono chiaramente collegati ai trasporti aerei, lusso e vendita al dettaglio. Per citarne qualcuno, i titoli collegati ai trasporti colpiti sono Cathay Pacific Airways e Deutsche Lufthansa-Reg mentre quelli legati ai beni di lusso sono Lvmh, Kering e Hermes International e Estee Lauder Companies. A guadagnare sono invece le aziende che registrano nel settore sanitario. Giusto per citarne alcune: Shanghai Dragon, speciali in prodotti medicali monouso, ha registrato circa l’11% da inizio anno;Jiangsu Bioperfectus Technologies Company è salita del 70% circa mentre il produttore sudcoreano Monalisa Co. del 150%.
Come reagirà l’economia italiana a questo aumento dell’allarme globale?
In maniera speculare, i settori legati al turismo e al lusso sono quelli particolarmente colpiti anche in Italia. Citando alcuni titoli, quelli con molti colpiti sul listino italiano sono Tod’s, Ferragamo, Geox ee Safilo Group.
In questo scenario quale strategia consiglierebbe un investitore?
La migliore strategia è quella di essere flessibile nello sfruttare le correzioni sui diversi asset, offrire in portafoglio una buona porzione di liquidità e oro.
Quali sono, a suo giudizio, bene rifugio in cui cercare riparo in attesa che l’allarme scemi?
In contesti del genere, trarne i benefici sono sicuramente gli asset rifugio, tradizionalmente e relativamente all’attuale situazione mondiale, sono l’oro e la liquidità.
