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L’esperto invita ad aumentare la diversificazione e a selezionare con attenzione i titoli, con i settori finanziario e industriale tra i preferiti
Aumentare la diversificazione in portafoglio, pur riservando un peso significativo all’investimento azionario, specie nei settori più ciclici come quello finanziario e industriale. Per Tommaso Federici, vice direttore generale e direttore investimenti di Banca Ifigest, è questa la strategia più adatta per affrontare i prossimi mesi nei quali le incertezze relative alle varianti del virus Covid 19 e al livello di diffusione del vaccino porteranno a doversi confrontare con una buona dose di volatilità. Le aspettative dell’esperto sul piano macroeconomico sono ottimistiche: “Mi aspetto che la crescita del Pil dell’Eurozona sorprenderà in positivo, proprio perché è stata l’area più colpita dalle misure restrittive imposte per arginare la pandemia. La nostra aspettativa è che ci sarà una rapida ripresa economica guidata dalle campagne di vaccinazione”.
Diversificare con i titoli finanziari e industriali
Uno scenario in cui gli investitori devono continuare a confrontarsi con tassi di interesse ai minimi (e in alcuni casi negativi), rendendo così per l’esperto determinante l’investimento azionario. Anche se, osserva Federici, “occorrerà anche quest’anno molta competenza nel selezionare le aree geografiche, i settori e le tempistiche d’intervento. Nel 2020 infatti ci sono state delle differenze notevoli di andamento sia tra aree geografiche che tra settori”. Qualche esempio? “Lo scorso anno l’indice inglese Ftse100 ha perso il 18%, l’indice spagnolo Ibex35 il 14% mentre l’indice italiano Ftsemib40 il 5% e la media europea rappresentata dall’EuroStoxx il 4% mentre il Dax tedesco è salito del 4%”. Differenze che appaiono ancora più marcate a livello settoriale. “L’indice delle azioni tecnologiche europee ha guadagnato nel 2020 il 14% mentre gli indici delle azioni petrolifere e di quelle bancarie hanno perso circa il 25%, le azioni assicurative il 13% e le azioni delle telecomunicazioni il 15%”. Di qui il suggerimento a diversificare il più possibile, aumentando l’esposizione ai settori ciclici senza però scartare del tutto i comparti più difensivi. “Non abbiamo infatti abbandonato completamente i titoli tecnologici, farmaceutici o legati ai servizi di pubblica utilità e allo stesso tempo abbiamo aumentato l’esposizione ai finanziari, in particolare assicurativi, e agli industriali“.
La strategia da seguire con il dollaro debole
Federici si sofferma inoltre sul tema dei dividendi, sottolineando come “nel 2020 non ha pagato cercare titoli da dividendi che notoriamente erano molto alti sui titoli bancari e petroliferi. Per la crisi e per i divieti sulla distribuzione degli utili imposti dai regolatori o non li hanno pagati o non hanno potuto o li hanno ridotti”. Motivo per cui la strategia dovrebbe basarsi su un’analisi della redditività futura “che permetterà appunto la distribuzione dei flussi di cassa generati. In ottica speculativa ritengo interessante il future sui dividendi 2022 dell’EuroStoxx, che potrebbe recuperare i livelli pre-pandemia. Questo ovviamente dipenderà dalla velocità della ripresa economica”. Negli ultimi mesi i riflettori continuano inoltre a essere accesi sul dollaro che persiste nella fase di debolezza rispetto all’euro. Da questo punto di vista in un recente report Goldman Sachs sottolinea come la Federal Reserve potrebbe mantenere i tassi di interesse a breve vicino allo zero fino al 2023, pur tollerando un’inflazione superiore al 2%. Questo si traduce in un grosso stimolo fiscale e monetario applicato a livello globale che potrebbe portare il dollaro a crollare con il rimbalzo della crescita globale e l’euro a segnare nuovi massimi storici.
“All’interno di questo scenario l’area che ci piace maggiormente è quella asiatica perché più votata all’industria e alla tecnologia e meno alle materie prime”, spiega Federici. “Queste ultime”, prosegue, “dovrebbero comunque essere sostenute sia dalla tipica correlazione inversa di dollaro e prezzo spot della materia prima sia dalla ripresa economica globale”. Per l’esperto, infine, la debolezza del dollaro non dovrebbe essere così impattante come in passato per l’Europa. “Secondo la maggior parte delle case d’investimento gli utili medi in Europa saliranno tra il 40% e il 50% nel 2021. Quindi l’effetto sugli utili del recupero congiunturale è decisamente dominante rispetto all’effetto cambio”. Anche se, conclude, “se il cambio euro dollaro dovesse raggiungere l’area di 1,30, e lì stabilizzarsi, qualche assestamento sui mercati sarebbe inevitabile”.
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