La crescita futura della Cina si fonda sulle riforme strutturali, “fondamentali perché il renminbi appaia attraente per i risparmiatori di tutto il mondo”. L’intervista a Li Jen, Ceo di Eurizon SLJ Capital
Stephen Li Jen, Ceo di Eurizon SLJ Capital
Nel 2021 si allarga la forbice fra la crescita delle economie più sviluppate dell’Occidente e la Cina. Nei primi tre mesi dell’anno l’economia cinese è cresciuta come mai visto prima: +18,3% rispetto all’anno precedente, una cifra record che se da un lato si spiega con la bassa base di partenza – nei primi tre mesi dello scorso anno, in piena crisi sanitaria, il pil cinese crollò a -6,8% – d’altra parte conferma che Pechino è sulla strada giusta per la ripresa economica.
“La Cina continuerà a contare su riforme strutturali, non su stimoli monetari o fiscali, per spingere la sua crescita”, spiega in questa intervista per FocusRisparmio Stephen Li Jen, Ceo di Eurizon SLJ Capital.
Di fatto la Cina esce rafforzata dalla crisi globale derivata dalla diffusione del coronavirus confermando la vivacità che prima dalla pandemia caratterizzava l’economia del paese e attirava un numero sempre maggiore di investitori esteri.
Dottor Li Jen, siete d’accordo con questa visione? Quali saranno le leve economiche su cui Pechino punterà per la crescita futura?
La Cina esce assolutamente rafforzata da questa situazione, in termini assoluti e relativi e anche in termini quantificabili e non quantificabili. Il vincitore del 2020 è stato chiaramente la Cina. Il paese sembra si sia convinto che il suo sistema politico sia il più adatto per affrontare le crisi, rispetto agli apparenti passi falsi dell’Occidente e alla frammentazione politica. La sua economia è ora sulla buona strada per superare le economie dell’Ue e degli Usa anche in anticipo rispetto a quanto era stato previsto prima della pandemia.
Per la PBOC la stabilità della valuta nazionale diventa strumento di stabilità finanziaria ed economica. Quali saranno i prossimi passi per promuovere il renminbi come una valuta internazionale in grado di affermarsi come alternativa al dollaro Usa?
Ritengo che Pechino sia consapevole che la leva per promuovere il renminbi come valuta internazionale principale è nelle transazioni finanziarie, non nel commercio. Delle transazioni giornaliere in valuta di 5,8 trilioni di dollari al giorno, le transazioni in conto capitale sono 50 volte più grandi delle transazioni legate al commercio. Questo significa che le riforme del settore finanziario – che rendono i mercati finanziari cinesi competitivi, resistenti e degni di fiducia – sono fondamentali perché il renminbi appaia attraente per i risparmiatori di tutto il mondo. In molti modi, l’enfasi sarà sulle riforme interne alla Cina, non esterne alla Cina, come alcuni potrebbero pensare.
Quale sarà il ruolo delle asset class cinesi in un portafoglio diversificato nel futuro? Dal punto di vista di un investitore in euro quali possono essere le opportunità che derivano dal mercato obbligazionario cinese?
La Pboc è la Bundesbank della Cina, grazie alla sua filosofia di moderazione e alla sua convinzione nel calibrare le politiche per affrontare più cicli, e non solo il ciclo attuale. Questo aiuta a rendere il renminbi come il Deutsche Mark dell’Asia. I tassi di interesse in Cina, a loro volta, dovrebbero rimanere fuori dal movimento sincrono di gran parte del resto del mondo, perché le politiche della Cina divergeranno dalle politiche più diffuse in Occidente. Questo dà alle obbligazioni in renminbi la veste di bene rifugio in grado di controbilanciare gli altri asset che gli investitori in euro potrebbero avere nei loro portafogli. È comunque un mercato difficile da approcciare per un investitore straniero, su cui è particolarmente importante affidarsi a professionisti in grado di comprenderlo. Su queste premesse in Eurizon è stato creato Eurizon Fund – Bond Aggregate RMB, un comparto specializzato nell’investimento in obbligazioni denominate in Renmimbi che è diventato in breve tempo uno dei più grandi fondi comuni specializzati su questa asset class al di fuori della Cina e che da fine febbraio 2021 ha acquisito le 5 stelle Morningstar.
Durante il 2020 ci sono stati alcuni casi di default nelle imprese cinesi a controllo statale. Lo ritenete un segnale di surriscaldamento dell’economia o un effetto passeggero della crisi da coronavirus?
Questo è stato un risultato diretto di due dinamiche: per prima la transizione da industrie al tramonto a industrie all’alba, e per seconda l’impatto del graduale ritiro da parte di Pechino del sostegno al mercato e dei sussidi che erano stati dati durante la pandemia. La leva finanziaria totale in Cina è circa il 260% del Pil. Il debito aziendale rappresenta circa il 120% del Pil – quasi la metà del totale. Una buona parte di questa leva è infatti indirettamente legata al mercato immobiliare. Ecco perché il governo vuole assicurarsi che non ci sia più confusione in questo settore e che non ci sia un crollo delle proprietà come quello che è successo in Giappone nel 1990.
A vostro avviso quali sono le prossime sfide che attendono i mercati finanziari cinesi: una maggior apertura verso gli investitori esteri può in qualche modo essere contrastata dal governo centrale?
Non ne sono sicuro. Tendo a pensare che le minacce più grandi vengano dall’esterno della Cina, sotto forma di sanzioni finanziarie. Mentre ci sono effettivamente tensioni all’interno della Cina sull’affollamento, in termini relativi, la Cina è più desiderosa di attrarre investimenti stranieri nei propri mercati che gli stranieri (specialmente gli investitori statunitensi) disposti ad andare in Cina.
L’industria dell’asset management è paragonabile alla manifattura dagli anni ’70 in poi. “Pechino ha bisogno di know-how per gestire il risparmio privato dei cittadini. Le società occidentali fanno a gara per arrivare prima”
Oliver Wyman calcola che in Cina le masse gestite dall’industria saliranno a 90mila mld di yuan nel 2023. “Il tasso di risparmio è il terzo più alto al mondo, superiore a Usa, Giappone e Ue”, spiega un gestore
Oggi la Cina contribuisce all’Aum globale dell’industria per il 7%, evidenziando un potenziale di crescita che “negli anni si andrà a colmare”. Mazzini di Eurizon ci spiega le strategie per aggredire il risparmio dei cinesi.
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