Se è vero – come rileva Morningstar – che Etf e prodotti Esg sono sempre meno cari, allora la loro unione deve giocoforza generare un investimento non solo redditizio in termini assoluti, ma anche relativamente poco costoso
Andrea Favero, head of asset managers di BlackRock Italia
In Europa, nel tempo divenuta la patria degli investimenti sostenibili, si paga sempre meno per sottoscrivere prodotti d’investimento. Un fenomeno che, come rileva il recente rapporto “European Fee Study” di Morningstar, riguarda in prevalenza prodotti passivi come gli Etf e i fondi con la targa Esg.
“È una tendenza di lungo periodo che con Covid19 ha conosciuto un’accelerazione straordinaria”, commenta Andrea Favero, head of asset managers di BlackRock Italia, che apprezza sempre più il connubio fra queste due forme d’investimento.
Secondo i dati elaborati dall’asset manager americano gli asset sostenibili gestiti dall’industria planetaria dei fondi sono cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni, la loro quota sul totale delle masse globali è cresciuta dal 7% del 2015 al 16% del 2019. La quota di Etf e fondi indicizzati, pur minoritaria, è più che raddoppiata quest’anno.
E le prospettive per l’intero 2020 sono ancora più rosee. “Quest’anno c’è stata un’attenzione particolare verso questi temi, soprattutto in Italia dove abbiamo registrato flussi di raccolta sugli Etf Esg mai visti prima per questo tipo di prodotti”, dice Favero.
Per il manager si tratta di una tendenza che avrà impatti di natura strategica – e non solo tattica –sulle allocazioni di portafoglio degli investitori. “L’attenzione verso i mutamenti climatici e sociali sta provocando un cambiamento strutturale nelle preferenze degli individui e questo comporterà, a nostro avviso, un repricing di tutte le asset class sottostanti orientando maggiori flussi verso quelle più sostenibili”, aggiunge Favero.
E se è vero – come rileva Morningstar – che Etf e prodotti Esg sono sempre meno cari, allora la loro unione deve giocoforza generare un investimento non solo redditizio in termini assoluti, ma anche relativamente poco costoso.
I falsi miti sulle strategie passive e sostenibili
Fonte: dati Bloomberg sulla base dei ritorni giornalieri
L’istogramma mette a confronto su diversi timeframe cinque diversi indici Azionario Globale calcolati da MSCI che si differenziano per un diverso approccio ai principi Esg. Nel 94% dei casi gli indici sostenibili dominano quelli tradizionali.
“Questo fenomeno è dovuto al fatto che gli indici che includono criteri di sostenibilità remunerano una componente di rischio aggiuntiva che non viene colta dai benchmark elaborati tradizionalmente, vale a dire proprio quei rischi climatici, ambientali, sociali e di governance societaria che non sono presi in considerazione nei classici modelli di costruzione del portafoglio alla Markowitz”, chiarisce Favero.
“L’industria degli indici ha fatto enormi passi in avanti negli ultimi anni – spiega l’esperto -, siamo passati da quelli più semplici basati sull’esclusione fino ad arrivare a quelli più evoluti che utilizzano approcci best-in-class o advanced, questi ultimi dei veri e propri indici attivi”.
Ma nel mercato della sostenibilità la quota dei fondi passivi è ancora minoritaria. Rimangono delle resistenze culturali dovute a falsi miti che continuano a tenere lontani alcuni investitori dai prodotti che replicano indici sostenibili.
“E’ un luogo comune che l’esperienza Covid19 ha contribuito a sfatare – spiega Favero –. Quest’anno, come abbiamo visto, i rendimenti dei prodotti sostenibili hanno superato di gran lunga quelli dei comparables non Esg”. E questo vale anche sotto il profilo dei costi.
Secondo Morningstar le commissioni medie addebitate dai fondi Esg sono inferiori a quelle per il gruppo di peer non Esg. Nell’ottobre 2020, la commissione media ponderata asset weighted per i fondi Esg era dello 0,57%, mentre era dello 0,71% per i fondi non Esg. Allo stesso tempo, la commissione media equal-weighted per i fondi Esg è stata dello 0,93% e per i fondi non Esg è stata dell’1,21%.
I dati, dunque, sembrano sfatare il mito che i prodotti sostenibili sono più cari rispetto ai tradizionali. Inoltre, in entrambe le misure delle commissioni, i fondi passivi Esg hanno registrato i maggiori ribassi.
Favero infine sottolinea l’ampia possibilità di scelta fra indici sostenibili cui i prodotti indicizzati si agganciano: “L’approccio alla costruzione e allo sviluppo di indici e prodotti Esg è molto recente, ma oggi un investitore ha di fronte a sé numerose opzioni di investimento e può scegliere fra diversi gradi di complessità”.
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