ESG, il mercato può crescere del 7% l’anno dopo covid-19
17 aprile 2020
di ALESSIO TRAPPOLINI
3,30 min
Una volta che l’economia globale si sarà stabilizzata dallo shock coronavirus il settore degli investimenti sostenibili potrà crescere a un ritmo pari a più del doppio del tasso di espansione dell’economia globale negli ultimi anni. L’analisi di Pictet
Luciano Diana, senior investment manager di Pictet Asset Management
Nelle fasi di alta volatilità dei mercati, come quella che stiamo vivendo in queste settimane, per gli investitori è fondamentale mantenere il senso della prospettiva.
Da questo punto di vista, può rivelarsi utile focalizzarsi sulle tendenze che guideranno le performance dei portafogli nel lungo periodo. Una di queste tendenze è il cambiamento ambientale.
“Le azioni in cima alle classifiche della sostenibilità hanno mostrato nelle ultime settimane di essere più resilienti del mercato in generale. A nostro avviso, le imprese, i consumatori e i governi sono sempre più consapevoli dell’esigenza di fare di più per proteggere il nostro pianeta e limitare il nostro impatto ambientale. Prevediamo che questi sforzi verranno intensificati ulteriormente in futuro”, spiega a FocusRisparmio Luciano Diana, senior investment manager di Pictet Asset Management.
Industria da $2,5 trilioni
È per questo motivo che la Commissione Europea la scorsa settimana ha avviato una consultazione volta a rilanciare il piano per incoraggiare l’investimento privato in progetti sostenibili. Una misura che i gestori di fondi europei accolgono con favore poiché gli investimenti sostenibili rappresentano al giorno d’oggi una componente irrinunciabile nei portafogli dei clienti.
“Secondo la nostra stima, i prodotti ambientali globali sono già una industria da 2,5 trilioni di dollari e, quando l’economia globale si sarà stabilizzata dallo choc che sta vivendo, potrà crescere di circa il 6-7% all’anno, un ritmo pari a più del doppio del tasso di espansione dell’economia globale negli ultimi anni”, analizza Diana.
Ma vediamo come tutto questo si traduce, secondo Diana, in scelte d’investimento.
Come affronta Pictet il tema degli investimenti sostenibili?
In Pictet Asset Management, investiamo nelle azioni tematiche ormai da un quarto di secolo e la nostra esperienza è una dimostrazione del potenziale a lungo termine di questo approccio. Riteniamo che l’investimento nelle opportunità ambientali possa permettere di aumentare la performance a lungo termine, migliorare la diversificazione e offrire inoltre il beneficio di alcune caratteristiche difensive durante le fasi di volatilità dei mercati a breve termine.
Come si traducono nella pratica questi concetti?
Gli investimenti focalizzati sull’ambiente possono inoltre avere caratteristiche difensive – un aspetto rassicurante nell’attuale situazione dei mercati. Naturalmente, questo segmento include settori tradizionalmente considerati difensivi, come le utility e la gestione dell’acqua. Queste posizioni difensive dovrebbero attenuare la volatilità dei mercati e fornire flussi di liquidità continuativi, soprattutto nei periodi di debolezza della crescita economica globale. L’esposizione verso i settori ciclici e quelli orientati ai consumatori è, invece, limitata.
Quale sarà il ruolo della tecnologia in questo contesto?
La tecnologia avrà un ruolo importante nella rivoluzione verde. Secondo i dati WIPO, i brevetti riguardanti la tecnologia ambientale si sono triplicati a livello globale tra il 2010 e il 2015. Le tecnologie green di successo – come i contatori intelligenti o l’impianti di riciclaggio high tech – trovano facilmente accettazione da parte delle imprese, dei consumatori e dei governi.
Esistono però delle pratiche di greewashing che rischiano di danneggiare l’immagine del settore?
Il problema per gli investitori è la mancanza di un metodo universalmente accettato per misurare l’impronta ambientale di una impresa. Gran parte dell’auditing ambientale attualmente effettuato è troppo soggettivo oppure di portata troppo ristretta: sapere quanta CO2 emette una impresa è utile ma non fornisce il quadro completo. La mancanza di standard universali lascia inoltre la porta aperta al ‘greenwashing’ (la strategia di comunicazione finalizzata a costruire di sé una immagine ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale) sia da parte delle imprese sia degli investitori.
Questo è il motivo per cui abbiamo sviluppato per il fondo Pictet Global Environmental Opportunities un processo peculiare incentrato su un quadro di riferimento scientifico, basato su regole, per misurare l’impronta ambientale di ciascuno degli oltre 100 settori che compongono l’economia globale. Primo, guardiamo al quadro di riferimento dei confini planetari sviluppato da alcuni scienziati presso lo Stockholm Resilience Centre. Questo concetto identifica un insieme di confini o limiti la cui violazione metterebbe in pericolo le condizioni ambientali che sono state determinanti per consentire all’umanità di prosperare nel corso dei millenni. Delle nove aree misurate, quattro – tra cui il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità – hanno già superato i loro limiti.
Combinando i confini planetari con dati sulle emissioni, l’utilizzo di risorse e gli altri impatti ambientali di ciascun settore in cui è articolata l’economia globale, possiamo evidenziare i settori che hanno l’impronta ambientale più contenuta. Tra questi vi sono l’agricoltura di precisione, le energie rinnovabili, l’efficienza energetica e il controllo dell’inquinamento. Ciascun segmento presenta un insieme di opportunità estremamente ampio. Le energie rinnovabili, ad esempio, non significano solo produrre energia in modo pulito – sia di fonte solare, eolica o idrica – ma anche trasportare e immagazzinare questa energia e ridurre l’impronta ambientale delle batterie.
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