La gestione attiva torna protagonista
I gestori attivi possono garantire una resilienza ai ribassi e ottenere rendimenti in mercati volatili. Ma hanno delle sfide da affrontare. L’analisi Unigestion
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Il 2019 sarà ricordato come l’anno “zero” per l’industria globale dell’asset management. Per la prima volta nella storia dei mercati finanziari degli Stati Uniti, le masse gestite da Etf e fondi indicizzati hanno superato il patrimonio dei fondi a gestione attiva.
Secondo i dati rilasciati da Morningstar, ad agosto le masse gestite dai replicanti hanno toccato quota 4.270 miliardi di dollari, mentre quelle dei gestori attivi sono arrivate a 4.250 miliardi di dollari.
“È un trend di lungo periodo sotto i riflettori anche in Europa, non solo negli Usa”, spiega Daniele Cammilli, Head of Marketing & Client Servicing di Pictet Asset Management, che cerca le cause di questa affezione da parte dei clienti nella particolare fase vissuta dai mercati da inizio anno. “La corsa agli Etf è stata favorita da mercati molto direzionali, meno adatti per un gestore attivo a generare alpha e proteggere gli investitori nelle fasi di maggiore volatilità grazie, appunto, alle scelte attive di asset allocation”, aggiunge l’esperto.
Tra le caratteristiche degli Etf più apprezzate dagli investitori ci sono semplicità, facilità di scambio e soprattutto costi bassi, che costituiscono un input fondamentale nel processo di selezione effettuato dagli investitori. Ma quando si tratta di scegliere un Etf è importante guardare oltre le commissioni dichiarate (indicate con il termine Ter, Total expense ratio) e adottare un approccio più olistico per valutare il costo totale.
“Quando si deve scegliere un prodotto finanziario prendere in considerazione solo i costi può essere fuorviante”, ragiona Cammilli, che aggiunge: “devono esser fatte anche valutazioni di più ampio respiro che abbracciano tematiche di sostenibilità e impatto sociale. Ad esempio, negli Stati Uniti c’è un tema legato alla concentrazione degli emittenti di Etf: i tre principali provider controllano l’80% del mercato globale, percentuale che corrisponde a circa il 20% dell’intero S&P500. Queste statistiche pongono il problema sull’efficacia della corporate governance sulle società partecipate”.
Dal punto di vista di Pictet AM, i gestori attivi hanno maggiori gradi di libertà rispetto ai fondi indicizzati nel gestire le posizioni in portafoglio tenendo conto di fattori non finanziari che hanno però grande impatto sul valore del titolo.
“Per esempio, un’attenta selezione di fattori Esg può avere una correlazione positiva con la performance. Un recente studio del Polimi misura per l’Eurostoxx 600 tra il 2012 e il 2017, un extrarendimento cumulato del 16% per i titoli a elevata sostenibilità”, spiega Camilli che sottolinea come anche i fondi tematici, di cui Pictet AM è un pioniere globale “non possano essere costruiti efficacemente se non attraverso uno stock picking attivo e l’analisi fondamentale”. Nel lungo periodo queste strategie hanno la capacità di ottimizzare la creazione di valore: non è un caso che il 69% dei fondi della casa svizzera, negli ultimi tre anni, abbia battuto il benchmark.
La gestione attiva è, inoltre, secondo Cammilli “fondamentale per una distribuzione efficiente e sostenibile del capitale, che tenga conto anche delle esigenze delle generazioni future e non solo del vantaggio individuale e immediato del risparmio dei costi”.
Anche perché è a rischio lo stesso funzionamento del mercato. “Per esempio la meccanica della replica degli Etf e dei fondi passivi favorisce le società con capitalizzazione maggiore, penalizzando quindi le società a più piccola capitalizzazione o off-benchmark, che si trovano ad affrontare maggiori difficoltà e costi più elevati per il finanziamento del proprio business”, sostiene il manager di Pictet.
“Inoltre, in un mondo dominato dalle strategie passive, i prezzi dei titoli si muovono in funzione dei flussi provenienti proprio dagli Etf piuttosto che in base ai fondamentali aziendali, con il possibile effetto di generare inefficienze nel mercato”, prosegue Cammilli.
La strada appare segnata, ma nel futuro non si potrà prescindere dalla complementarietà di questi due approcci d’investimento. “La concorrenza di Etf e fondi passivi può essere di stimolo per gli asset manager attivi a investire ancora più risorse in ricerca e affinare i processi di gestione”, conclude Cammilli sottolineando che “processi di gestione attiva solidi e disciplinati possono ancora sicuramente portare valore, in forma di extra rendimento, all’investitore. Lo dicono i numeri: secondo una nostra analisi (dati a fine luglio 2019), 68 delle nostre 153 strategie sottoscrivibili dal retail mostrano una performance relativa positiva da inizio anno, dimostrando che è possibile per un gestore attivo battere il benchmark di riferimento”.
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