Rossignoli (Moneyfarm): “Le prossime elezioni europee per i mercati sono un non-evento”
L’analisi del portfolio manager sul voto del 26 maggio: “Ci attende è un risultato in continuità con il passato recente”
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Le elezioni europee sono motivo di preoccupazione per gli investitori alla luce dell’aumento dei partiti non tradizionali e delle potenziali implicazioni negative per il mercato associate all’aumento dei partiti populisti di destra. Ne è convinto Philippe Ferreira, senior cross-asset strategist di Lyxor Asset Management. “Mentre i sondaggi suggeriscono attualmente una crescita contenuta dei partiti anti-establishment, vale la pena ricordare che questi hanno colto di sorpresa gli investitori negli ultimi anni, come nel caso del referendum sulla Brexit o delle elezioni presidenziali Usa. Inoltre, per la prima volta dal 1979, i sondaggi indicano che i due maggiori gruppi politici europei (Ppe e S&D) non otterranno la maggioranza dei seggi. Ciononostante, i partiti pro-Ue dovrebbero ancora detenere una maggioranza, principalmente grazie alla probabile crescita del gruppo liberale Alde”, spiega.
Secondo Ferreira le elezioni saranno un non-evento per i mercati se i sondaggi saranno corretti e gli europeisti potranno assicurarsi la maggioranza. “Aspettarsi qualche turbolenza nei mercati valutari e obbligazionari della zona euro se i partiti euroscettici di destra (Ecr, Enf, Efdd) superano le aspettative e/o formano una coalizione – avverte -. Nonostante questo scenario sia improbabile date le divergenti opinioni dei partiti, potrebbero diventare comunque il secondo gruppo più grande all’interno del Parlamento europeo, anche se ancora lontani dal formare una maggioranza perfino qualora ricevessero il sostegno dei gruppi di sinistra (Gue/Ngl e Greens/Efa). L’Ue si troverebbe tuttavia di fronte a una crisi di fiducia. Ciò si tradurrebbe probabilmente in un indebolimento del rapporto eur/usd e in un allargamento degli spread sovrani dei paesi periferici dell’eurozona”. “Un’altra fonte di incertezza – prosegue l’esperto – è la partecipazione o meno del Regno Unito alle elezioni. Se il Paese esce dall’Ue dopo il 22 maggio, sarebbe costretto a partecipare alle elezioni, rendendo l’esito più incerto”.
Ma verso quale direzione sta andando l’Ue? “Secondo i sondaggi attuali, i partiti euroscettici di destra potrebbero ottenere il 25% di tutti i seggi (quasi il 40% includendo i gruppi euroscettici/nazionalisti di sinistra). Ciò potrebbe portare ad uno stop del progetto europeo. Il bilancio dell’Ue potrebbe essere più limitato e gli interessi nazionali potrebbero tornare in primo piano. Anche le autorità sovranazionali potrebbero potenzialmente disporre di meno potere. In ultima analisi, le norme fiscali potrebbero essere messe in discussione, il che si tradurrebbe probabilmente in costi di rifinanziamento più elevati per paesi come l’Italia, la Grecia e il Portogallo, che sopportano un pesante onere del debito pubblico”, spiega ancora.
Le elezioni europee saranno insomma un evento politico importante, in quanto il loro esito ha profonde implicazioni per le principali posizioni, dal presidente della Commissione europea ai commissari in settori critici come l’energia, la politica commerciale, la sorveglianza fiscale, la concorrenza, passando per il presidente della Bce. “In effetti hanno implicazioni sul mercato. Ma di solito si tratta di implicazioni marginali, indirette e a lungo termine, ad eccezione del commissario per la concorrenza, la cui approvazione (o meno) delle fusioni ha conseguenze immediate”.
Questa volta, tuttavia, l’ascesa dei partiti euroscettici di destra è una preoccupazione per gli investitori. “Gli asset rischiosi potrebbero essere danneggiati dagli effetti negativi sul mercato se questi gruppi politici ottengono un punteggio più alto di quello attualmente suggerito dai sondaggi. Finché i partiti euroscettici non sono vicini alla formazione di una maggioranza, il che è altamente probabile, riteniamo che l’impatto sarà di breve durata”, conclude.
