Rossignoli (Moneyfarm): “Le prossime elezioni europee per i mercati sono un non-evento”
6 marzo 2019
di la Redazione
1,30 min
L’analisi del portfolio manager sul voto del 26 maggio: “Ci attende un risultato in continuità con il passato recente”
Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm
Il prossimo 26 maggio gli italiani saranno chiamati alle urne per il rinnovamento del Parlamento europeo. “Per una volta – sostiene Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm – a essere in discussione sembra l’idea stessa di Europa e i presupposti democratici dell’integrazione che oggi sembrano traballare. Ciò non stupisce: è evidente da molto tempo, da molto prima che il dibattito diventasse mainstream, che l’idea stessa di democrazia, intesa come democrazia liberale occidentale, sia diventata una questione divisiva”.
“La verità – secondo Rossignoli – è che le elezioni del Parlamento Europeo, così come l’attività dell’istituzione stessa, non sono mai state di grande interesse per il corpo elettorale, ovvero gli oltre quattrocento milioni di cittadini europei maggiorenni (solo in India si tengono elezioni per un organo elettivo con una base più vasta e ciò già basterebbe per farsi un’idea della complessità del problema). Dalla prima tornata elettorale, nel 1979, hanno sempre prevalso (con risultati di maggioranza relativa sempre inferiori al 50%) ora i partiti appartenenti alla famiglia socialista e socialdemocratica, ora i partiti popolari (il centrodestra di ispirazione cattolica)”.
L’analista di Moneyfarm descrive la contrapposizione tra due correnti politiche: “Lo schieramento sovranista o nazionalista nelle sue varianti di destra e di sinistra, ha con varia gradazione un atteggiamento critico rispetto all’Unione Europea e alla gestione politica che l’alleanza popolare-socialdemocratica. Dall’altro lato abbiamo le forze “europeiste” che hanno condiviso il potere in modo controverso negli anni difficili che hanno seguito la crisi. Anch’esse in generale hanno un atteggiamento critico verso l’attuale situazione dell’Europa, che vorrebbero più integrata e più solidale (o più efficiente, a seconda dei casi). Le posizioni dei due schieramenti di questo confronto politico, dunque, sembrano confondersi nella grande mediazione europea, evaporando in una nuvola di contraddizioni e posizioni sempre più indistinguibili”.
Che cosa accadrà il giorno dopo il voto? “Tutti i sondaggi sembrano indicare che la maggioranza del prossimo parlamento ricalcherà la grande coalizione socialisti-popolari – con la probabile aggiunta dei liberali. Quello che ci attende è un risultato in continuità con il passato recente. Per tutte queste ragioni le elezioni europee, nel breve termine, sono percepite dai mercati come un non-evento, come dimostra la mancanza di significativi movimenti della valuta nelle ultime settimane”.
Tra il nervosismo dei mercati, le incognite geopolitiche, gli effetti della MiFID e la disintermediazione tecnologica, gli imponderabili del 2019 sono molti. Passiamo in rassegna le minacce di disruption e le opportunità di resilienza per l’industria degli investimenti.
Parla Jonathan Hill, ex commissario UE per l’Unione dei mercati dei capitali «spodestato» dal referendum che ha cambiato le sorti dell’Europa. Che, a suo dire, ha un’urgente bisogno di ripensare sé stessa. A causa della Brexit, e non solo. L’intervento al Salone del Risparmio.
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