Le reti, per continuare a far crescere il “valore” della consulenza ed il suo peso nel sistema di distribuzione, dovranno rispondere efficacemente all’evoluzione normativa, incrementare il processo di formazione professionale e innalzare il livello di qualità del servizio
Jean-Luc Gatti
Tensioni commerciali, rischi geopolitici, politiche monetarie meno accomodanti. Si può riassumere così il 2018 del palcoscenico economico finanziario. Un centrifugato di rischi che ha fatto riemergere la volatilità e gettato in profondo rosso le Borse. Solo l’America fa eccezione, con l’S&P 500 che a fine settembre faceva registrare un rialzo dell’8% circa.
Un contesto difficile per il risparmio. Eppure l’industria del gestito, supportata dalle reti di distribuzione, non ha avvertito (troppo) il contraccolpo. Anzi, ha continuato a raccogliere proseliti, con una raccolta netta che da inizio anno si attesta a 11 miliardi di euro. Un dato sorprendente, soprattutto se si guarda all’andamento dell’industria in Europa.
Allargando poi l’orizzonte temporale agli ultimi due lustri, balza subito agli occhi la crescita esplosiva del settore, che ha visto i propri asset in gestione passare da 1.000 miliardi di euro a oltre 2.000 miliardi. Nello stesso periodo anche l’incidenza delle reti nell’attività finanziaria delle famiglie italiane è più che raddoppiata, irrobustendo il peso di questo settore rispetto alle banche tradizionali. Tra il 2012 e il 2017, le reti di distribuzione sono cresciute del 5% (oggi gestiscono il 28% del patrimonio del mercato affluent in Italia), mostrando una maggiore resilienza rispetto ai “cugini” di stampo bancario, che hanno accusato una perdita di masse del 7 per cento.
Ed è proprio questa capacità delle reti che ha aiutato (e aiuterà) l’industria a fare raccolta, anche nei periodi più difficili. Le reti hanno dato un grosso contributo allo sviluppo in Italia del modello di distribuzione ad architettura aperta, trasformandolo in un elemento di successo. Questo ha portato un aumento della soddisfazione del cliente, aiutando in contemporanea a preservare il successo delle società di consulenza finanziaria. Tuttavia, c’è un ma: il peso delle reti, anche se più significativo, non ha ancora conquistato uno spazio di relazione dominante.
Oggi lo scenario competitivo è ancora in trasformazione e per continuare a far crescere il “valore” della consulenza ed il suo peso nel sistema di distribuzione, le reti dovranno rispondere efficacemente all’evoluzione normativa, incrementare il processo di formazione professionale, innalzare il livello di qualità del servizio offerto al cliente. E di certo non mancheranno anche le sfide. A partire proprio dalla concorrenza delle banche e di altri player extra settore, passando per le dinamiche demografiche fino ad arrivare all’evoluzione digitale e del comportamento del risparmiatore. Le reti ed i consulenti finanziari dovranno continuare a investire per mantenere il vantaggio competitivo conquistato negli ultimi anni.
Come scrisse Lewis Caroll in Alice attraverso lo specchio, “Ora, qui, per restare nello stesso posto, devi correre più velocemente che puoi. Se vuoi arrivare da qualche parte, devi correre due volte più veloce”.
Ne hanno parlato, nel corso del Fee Only Summit, Roberta D'Apice (Assogestioni), Carla Rabitti Bedogni (Ocf), Flavio Bongiovanni (Consob), Cesare Armellini (Nafop), Andrea Carboni (AssoSCF), Marco Tofanelli (Assoreti), Maurizio Bufi (Anasf) e Mauro Ruffini (Felsa-CISL)
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