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272 miliardi di euro è un livello che non si vedeva da almeno cinque anni per i fondi aperti domiciliati in Europa. Ha giovato – spiega Efama – l’elevata percentuale di equity nei portafogli
Il secondo trimestre dell’anno, grazie alle importanti misure di stimolo fiscale messe in campo dai governi che hanno sfumato l’effetto negativo della pandemia, è stato un toccasana per l’industria del risparmio gestito, non solo in Italia – come documentato dai dati Assogestioni diffusi a inizio mese – ma anche in Europa.
Lo certifica Efama, che riunisce le associazioni di categoria europee, nei dati aggiornati al 30 giugno scorso, data alla quale gli asset under management del comparto risultano esser tornati nuovamente sopra i 17.000 miliardi di euro.
“I notevoli pacchetti di stimolo monetario e fiscale presi in risposta al Covid19 e l’allentamento delle misure di lockdown hanno rafforzato la fiducia degli investitori nel secondo trimestre”, spiega Bernard Delbecque, senior director della ricerca in Efama, che aggiunge: l’insieme di questi elementi “ha portato a un forte rimbalzo delle vendite di fondi comuni d’investimento”. Ci sono state però delle differenze rispetto alle tipologie di fondi considerati.
Nel dettaglio, le masse in gestione dei fondi aperti Ucits hanno registrato un incremento dell’11,2%, e quelle dei fondi alternativi (Fia) sono cresciute del 5,7%. “Questa differenza nei tassi di crescita si spiega con il forte recupero dei mercati azionari e la più elevata percentuale di equity nei portafogli dei fondi aperti rispetto ai fondi alternativi”, spiega Efama. A questo riguardo, gli investimenti netti nei fondi aperti si sono attestati a 272 miliardi di euro, un livello che non si vedeva dal primo trimestre del 2015. La raccolta dei fondi alternativi, di converso, è crollata da 51 miliardi nel primo trimestre a un miliardo nel secondo.
Tutte le principali categorie di fondi di lungo termine hanno visto afflussi positivi. I fondi azionari e obbligazionari hanno registrato una raccolta particolarmente robusta. Al contrario, è stato un trimestre di deflussi netti per i fondi alternativi azionari, obbligazionari e multi-asset, un risultato che è imputabile in parte alle potenziali implicazioni della pandemia sul settore assicurativo e sui fondi pensione, che soffrono dell’impatto dato dalla minore possibilità di contribuire ai piani di risparmio previdenziali da parte degli investitori individuali e dei lavoratori.
Trimestre da incorniciare, infine, per i fondi monetari, nei quali si sono riversati investimenti netti per 136 miliardi, i maggiori afflussi mai osservati su base trimestrale.