Previdenza integrativa, il 70% degli italiani non sa cos’è
Solo il 4% conosce i fattori che determinano l’assegno pensionistico. E la maggioranza ha aspettative irrealistiche. Appena 1 su 3 ritiene i mercati alleati per un piano di integrazione
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L’Italia è in fondo alle classifiche Ocse sull’alfabetizzazione finanziaria in generale, e in particolare per quanto riguarda il divario di genere, che vede le donne ulteriormente sfavorite sulle conoscenze relative al funzionamento di mercati e investimenti. Lo ha spiegato Piero Cipollone, vicedirettore generale della Banca d’Italia, in apertura della conferenza “Donne e cultura finanziaria. Un investimento per il futuro”, organizzato dalla stessa Banca d’Italia assieme al Consiglio nazionale del notariato, che insieme hanno siglato un accordo per promuovere e diffondere la cultura giuridica ed economica tra le donne.
La strada da seguire è spingere sulle iniziative a favore dell’educazione finanziaria, che deve coinvolgere tutti gli attori del mercato. “Il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle iniziative di educazione finanziaria di cui Banca d’Italia fa parte ha individuato nelle donne uno tra i gruppi da raggiungere con priorità con apposite iniziative”, ha commentato Cipollone. Aggiungendo che l’educazione finanziaria è un prezioso strumento di ripartenza, perché dare alle donne autonomia e indipendenza economiche non ha effetti solo sulle singole persone, ma “come dimostrato da molti studi, produce effetti positivi sull’economia nel suo complesso”.
Nel commentare l’alleanza con Banca d’Italia, la presidente del Consiglio nazionale del Notariato Valentina Rubertelli ha parlato anche del vademecum “Conoscere per proteggersi” a cura della Commissione Pari opportunità del Consiglio. “Possiamo mettere a disposizione a parte la nostra cultura giuridica, la nostra capacità di ascolto, la nostra capillarità”, ha sottolineato Rubertelli, ricordando che sono 5.200, attualmente, i notai disseminati nella Penisola, e affermando che “i consigli distrettuali già molto entusiasti di organizzare sul territorio degli eventi che portino questa sorta di ‘cassetta degli attrezzi’ e rendano le donne più consapevoli” su alcuni aspetti essenziali: conoscere come funziona il regime patrimoniale della famiglia, i propri diritti successori, la possibilità di stipulare patti di convivenza per persone che non sono coniugate, sapere come acquistare una casa, come intraprendere un’attività di impresa, e anche come fare testamento.
“L’educazione finanziaria è leva ed espressione di una piena e fattiva partecipazione delle donne alla vita democratica del nostro Paese”, gli ha fatto eco la la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, dichiarando che “l’empowerment su questo fronte è necessario e prioritario”. L’educazione finanziaria porta all’autonomia economica, e a sua volta alla possibilità di svolgere un ruolo anche nella progettazione familiare e dell’istruzione dei figli, da cui altrimenti le donne sono escluse, ha spiegato Bonetti, sottolineando il tema della “violenza economica”, che tiene appunto le donne in una condizione subalterna e di dipendenza dai compagni.
“Dobbiamo puntare sull’educazione finanziaria da subito, fin dalla scuola dell’infanzia”, ha dichiarato Magda Bianco, capo del Dipartimento di via Nazionale per l’educazione finanziaria, sottolineando che il divario della preparazione in materia economico-finanziaria parta già da subito. Da una parte con il minore interesse nella matematica, che ha anche una matrice culturale: del resto, con le ragazze si parla poco di soldi. Bianco ha parlato, nel corso della tavola rotonda, anche di un sondaggio lanciato sui canali social della Banca d’Italia sui motivi per i quali le donne tendono a partecipare poco alla pianificazione economica familiare e alla gestione del denaro. I risultati fanno emergere come prima motivazione lo scarso interesse (39%), seguito dalla scarsa fiducia in se stesse (25%) e dalla mancanza di tempo (23%).
Questo senso di inferiorità sulle competenze finanziarie è emerso anche in uno studio elaborato dal Dipartimento per l’educazione finanziaria di Bankitalia e illustrato nel corso dell’evento dal Capo servizio Riccardo De Bonis. Lo studio ha compiuto un’indagine su tre diverse dimensioni: le conoscenze, i comportamenti e le attitudini. Le donne sono risultate indietro soprattutto nelle conoscenze, in particolare nelle fasce più giovani e in quelle sopra i 65 anni, con un gender gap in tutti i livelli di istruzione, ma che si accentua nelle fasce meno istruite. Fa eccezione soltanto la competenza finanziaria delle lavoratrici autonome, che risulta non solo più elevata rispetto alle donne dipendenti, pensionate e casalinghe ma anche rispetto agli autonomi maschi. Mentre la cesura è risultata meno evidente nei comportamenti e nelle attitudini, in cui anzi spesso le donne “mostrano una maggiore attenzione al risparmio, soprattutto quello di natura precauzionale”, ha spiegato De Bonis.
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