I bilanci delle banche traboccano di Btp. Bomba o opportunità?
18 giugno 2020
di Cinzia Meoni
3 min
Sono 423 miliardi i Btp tenuti in cassaforte dagli istituti finanziari tricolori, il record da 20 anni. In molti temono i rischi. A torto, secondo Vincenzo Longo di Ig
Vincenzo Longo, premium client manager di IG
Sono 423 miliardi i Btp detenuti nelle casseforti delle banche italiane, il peso massimo raggiunto negli ultimi venti anni, come ha notato Equita in uno studio. L’ultima esposizione registrata, quella di aprile, vede un incremento di ben 22 miliardi in Btp rispetto a marzo. Intesa Sanpaolo e Unicredit da sole custodiscono oltre 130 miliardi in Btp stando almeno alle ultime trimestrali (e se si calcola anche Generali, tra i principali gruppi assicurativi europei e, storicamente, tra i primi detentori di Btp, si sfiorano i 200 miliardi). In compenso secondo Florian Späte, Senior Bond Strategist di Generali Investments, gli investitori italiani privati ed altri residenti hanno in portafoglio meno di 100 miliardi rispetto ai 300 miliardi di vent’anni fa che, all’epoca, costituivano il 20% dei titoli del debito pubblico italiano. Ma il fabbisogno complessivo aumenta e per l’anno in corso è pari a 330 miliardi, a giudizio dell’esperto.
In questo scenario in cui le banche sono, per così dire, “chiamate alle armi” per far fronte alle necessità del Paese, la colossale esposizione in Btp potrebbe tramutarsi in un fattore di rischio per gli stessi istituti di credito chiamati a detenerli, visto che ogni allargamento dello spread, ovvero del differenziale tra titoli di Stato italiani e tedeschi, si traduce in una riduzione dei livelli di patrimonializzazione. “Con il debito/Pil che salirà sino a lambire la soglia del 200% la domanda che si pongono in molti è se falliremo o se andremo incontro a una crisi simili a quella greca con ristrutturazione del debito, con conseguenze negative sui Btp e per i loro possessori, tra cui innanzitutto le banche”, commenta Vincenzo Longo, premium client manager di IG, a FocusRisparmio.
Una simulazione di Prometeia di un anno fa calcolava per ogni aumento di cento punti di spread un costo medio di 47 punti base in termini di Cet1 (indice di patrimonializzazione) considerando l’intero portafoglio di titoli di Stato italiano. Tra il Covid19 e la perenne incertezza politica che regna sovrana in Italia, cause di allargamento dello spread e discesa dei titoli, non mancano. E ciascuna di queste occasioni scuote ciclicamente il settore finanziario. Eppure, nonostante questo, non manca chi, come Longo, ritiene che banche e Btp proprio oggi costituiscano un’ottima opportunità di acquisto per gli investitori.
Longo in particolare ricorda come nella crisi del 2011, con la crisi di fiducia sui titoli italiani, lo spread schizzato a 600 punti base e i rendimenti su decennale intorno al 7%, a risultare vincenti siano stati “i temerari che, nel panico generalizzato, acquistavano contando probabilmente su una tenuta del sistema, grazie anche alla Bce. Oggi infatti quelle stesse persone stanno ancora ricevendo il 7% nominale annuo, un miraggio in questo momento in cui quei rendimenti non li offrono neanche i titoli azionari ben più rischiosi”. Tutto questo, a giudizio dell’esperto di IG, “aiuta a contestualizzare cosa vuol dire avere un titolo di Stato che ha visto il rendimento arrivare al 2,5% negli ultimi due mesi”.
E infatti per Longo è chiaro che “visto il contenimento dello spread, sotto i 300 punti base durante tutto il primo semestre, credo che il mercato non ritenga plausibile né una ristrutturazione del debito italiano né tantomeno un default”. Per questo, “un rendimento simile a quello visto a maggio rappresenta una ghiotta opportunità per investitori istituzionali e le banche che possono dirottare liquidità comunque su un titolo di Stato che ha preservato sinora lo status di investment grade”. E il trend potrebbe perdurare. Stando ad Equita “è ragionevole ipotizzare che le banche, in previsione di una ulteriore crescita dell’utilizzo del Tltro 3 nell’asta di giugno … abbiano ridotto l’eccesso di liquidità con investimenti in asset risk-free, in attesa di aumentare le erogazioni dei prestiti con garanzia statale”.
Quanto al futuro, Longo, pur non nascondendo che dietro all’alto rendimento dei Btp ci sia un rischio, ritiene che “se il Recovery fund, Mes e Bce continueranno a mostrarsi così generosi, probabilmente il rischio di una ristrutturazione del debito si allontanerà, tanto più che la crisi arriva dall’esplosione del Covid19, un fattore esogeno che sta colpendo altri Paesi europei. Insomma, rispetto al passato si può contare su un cuscinetto senz’altro più importante prima che la situazione si deteriori gravemente”.
Saint Georges (Carmignac): “Questa tendenza sta determinando una serie di posizionamenti tecnici sull’eccesso di ribasso, spingendoci a gestire il tasso di esposizione azionaria in modo flessibile e mantenendo al contempo una struttura di portafoglio ancora prudente”