S&P: troppo debito nel mondo, raddoppia il numero di Stati a rischio downgrade
“Il peso del debito sui bilanci pubblici rimarrà elevato per diversi anni a venire”, dice lo studio dell’Agenzia di rating
3 min

“I livelli del debito sono destinati a rimanere elevati a lungo. Il debito è comprato da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, e sarà sostenibile, continuerà a essere comprato, se verrà utilizzato a fini produttivi, con investimenti in capitale umano, ricerca, se cioè verrà percepito come debito buono”. Mario Draghi, ex governatore di Bankitalia e ex presidente Bce, non ha deluso le attese e, chiamato da Comunione e Liberazione ad aprire l’edizione 2020 del Meeting di Rimini, ha invitato energicamente i governi a gestire bene gli aiuti Ue contro la crisi, lanciando un chiaro allarme per il futuro dei giovani.
“La sostenibilità verrà meno se il debito verrà utilizzato per fini improduttivi, se sarà considerato debito cattivo”, ha avvertito, sottolineando come i bassi tassi di interesse non siano di per sé garanzia di sostenibilità. “La percezione della qualità del debito contratto è altrettanto importante, quanto più si deteriora tanto più incerto diventa il quadro di riferimento, con effetti su occupazione, investimenti e consumi”, ha chiarito.
Inevitabile quindi il riferimento a chi questo debito “senza precedenti” dovrà ripagarlo: i giovani. “È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo”, ha detto Draghi invocando un massiccio investimento per le giovani generazioni. “La partecipazione alla società del futuro chiederà ai giovani ancora più grandi capacità di discernimento e adattamento. Privare un giovane del suo futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”, ha tuonato davanti a una platea ridotta a causa delle misure anti contagio.
“I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire, ma ai giovani bisogna dare di più”, ha incalzato l’ex presidente della Bce, aggiungendo che “se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il reddito futuri”. Ecco perché per Draghi c’è “un settore, essenziale per la crescita”, dove “la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata”, ovvero “l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani”.
Ma c’è anche un altro rischio all’orizzonte, quello di lasciarsi paralizzare dall’incertezza generata dal Covid. Per questo la “flessibilità e il pragmatismo” con cui è stata affrontata subito la crisi devono ora restare le armi principali dei governi. “Dalla politica economica – ha avvertito – ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia, altrimenti finiremo per essere controllati dall’incertezza”.
Quanto all’Europa, per la quale la crisi può essere un’occasione di rafforzamento, Draghi ha rivolto un “appello ad affrontare insieme le sfide che ci pone la ricostruzione”. “L’azione dei governi poggia su un terreno reso solido dalla politica monetaria – ha affermato -. Nell’Europa forte e stabile che tutti vogliamo, la responsabilità si accompagna e dà legittimità alla solidarietà. Perciò questo passo avanti dovrà essere cementato dalla credibilità delle politiche economiche a livello europeo e nazionale”.
“Il fondo per la generazione futura (Next Generation EU) arricchisce gli strumenti della politica europea”, ha concluso l’ex governatore secondo cui “il riconoscimento del ruolo che un bilancio europeo può avere nello stabilizzare le nostre economie, l’inizio di emissioni di debito comune, sono importanti e possono diventare il principio di un disegno che porterà a un Ministero del Tesoro comunitario la cui funzione nel conferire stabilità all’area dell’euro è stata affermata da tempo”.
