Dal 2006 a marzo 2020 l’Italia ha pagato ai creditori 1.020 miliardi di interessi. Nei prossimi sei mesi pagherà quasi 200 miliardi
Da giugno sino alla fine del 2020 l’Italia dovrà rimborsare più di 190 miliardi di debito pubblico in scadenza.
Il periodo più caldo da questo punto di vista è il prossimo autunno: nei tre mesi che corrono fra settembre e novembre lo Stato dovrà restituire ai propri creditori qualcosa come 122 miliardi di euro.
Fonte: Mazziero Research
Maurizio Mazziero, analista finanziario e fondatore della Mazziero Research
“Pur non essendovi particolari criticità nell’assorbire i titoli di Stato in circolazione, grazie agli acquisti della Bce, l’autunno si presenta particolarmente impegnativo in termini di scadenze”, osserva Maurizio Mazziero, analista finanziario e fondatore della Mazziero Research.
Allo stesso tempo, gli importi in scadenza nei mesi tra giugno e agosto appaiono parzialmente più contenuti: “Questo aspetto dovrebbe in qualche modo aiutare il finanziamento delle misure di sostegno del decreto Rilancio approvato nel mese di maggio”, sostiene l’esperto.
Per Mazziero le vecchie scadenze dovranno essere necessariamente rimpiazzate da nuove emissioni, ecco come si spiega l’intensa attività del Tesoro di queste settimane che dopo il successo di raccolta con il BTP Italia torna a chiedere denaro a prestito agli italiani con l’emissione del nuovo BTP Futura, interamente dedicato ai piccoli risparmiatori retail.
Questi ultimi, secondo le stime contenute nel 38° Osservatorio trimestrale dei dati economici italianicurato da Mazziero, detengono il 6,2% dell’intero stock di debito italiano ma tale cifra è da considerarsi una stima al ribasso poiché “occorre considerare che la quota imputata a investitori non residenti (pari al 32%, ndr) comprende anche eventuali investimenti di cittadini italiani attraverso Sicav o polizze di diritto estero”, precisa l’economista.
Fonte: Mazziero Research
Per gli anni a venire, invece, la ripartizione delle scadenze nei prossimi anni – spiega Mazziero – continua a mostrare una buona distribuzione senza picchi eccessivi e presenta una vita media residua di circa 6,96 anni.
Questo dato è in aumento dai minimi di agosto 2019 quando era a 6,73 ma è “probabile che il Tesoro attuerà operazioni di concambio per spostare parte dei rimborsi del 2023 verso il 2026 e 2027”, precisa Mazziero.
Il fronte più delicato è però quello del costo del debito pubblico italiano: “A marzo la spesa per interessi lorda è di 19,3 miliardi – dice Mazziero – ma eventuali toni accesi della politica sarebbero comunque in grado di riattivare il nervosismo dei mercati, spingendo al rialzo i rendimenti delle nuove emissioni e generando un aggravio della spesa per interessi”:
Dal 2006 a marzo 2020 sono stati pagati dall’Italia ai propri creditori 1.020 miliardi di interessi.
Il grande problema sarà quindi il debito pubblico sui quali si iniziano a vedere gli effetti del lockdown in termini di maggiori spese e minori introiti e secondo le stime Mazziero Research, il debito aumenterebbe a 2.465 miliardi ad aprile, arrivando alla soglia dei 2.500 miliardi a maggio. Il debito a fine giugno sarebbe compreso fra 2.516 e 2.521 miliardi, mentre a fine anno potrebbe trovarsi tra 2.550 e 2.580 miliardi.
Sono 750 miliardi le garanzie sui finanziamenti alle Pmi. Ipotizzando un tasso default di 11,5%, fra 24-36 mesi “potremmo trovarci un ulteriore fardello di debito di circa 80 miliardi”
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