Visco: “Nessun rischio zombification: no al ritiro prematuro degli stimoli”
Vaccini, Recovery, riforme e risparmio la ricetta del governatore per uscire dal tunnel. E sulle misure Bce sottolinea: “L’uscita? Meglio posporla che anticiparla”
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Continuare a sostenere imprese e famiglie, puntando a una riduzione del debito pubblico nel medio termine. È questo, in estrema sintesi, il Def secondo Bankitalia, stando alla quale il quadro macroeconomico dell’Italia è molto migliorato ed è plausibile una ripresa significativa nella seconda parte dell’anno, anche se il futuro resta caratterizzato ancora da “elevata incertezza” visto che tutto dipende dalla campagna vaccinale.
“In Italia – ha spiegato Eugenio Gaiotti, capo del Dipartimento economia e statistica, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato – tutti gli indicatori sono in moderato recupero e l’atttività economica è pressoché stabile nei primi mesi dell’anno in corso. La produzione industriale è poco meno dell’1% mentre restano deboli i servizi. Questi andamenti indicano la resilienza dell’economia, ma allo stesso tempo il persistente freno posto dai nuovi contagi”.
Dai sondaggi di Via Nazionale emerge appunto che famiglie e imprese riportano prospettive in moderato miglioramento, ma ancora molto incerte. “Le imprese programmano un riavvio degli investimenti nella seconda parte dell’anno – ha illustrato Gaiotti -. Le famiglie manifestano l’intenzione di riprendere gradualmente i consumi, che però continuano a risentire in misura elevata della situazione sanitaria. Dalle nostre indagini risulta un impatto fortemente eterogeneo della pandemia sia sui redditi familiari, sia sulle imprese”.
Se è vero infatti che lo scorso anno il risparmio degli italiani è stato molto forte, ha fatto notare Gaiotti, questo “si è concentrato in alcuni nuclei e sui motivi dell’elevato risparmio vediamo che contano non solo il risparmio forzoso dovuto alle chiusure, ma anche ad una equivalente componente dovuta alla prudenza e al timore dei contagi”. Per questo da Via Nazionale si ritiene che i consumi riprenderanno “in maniera molto graduale”. E parecchio, se non tutto, dipenderà da come va la pandemia. Le ragioni della ritrosia delle famiglie a consumare sono varie: “molte il risparmio non ce l’hanno” e per le altre “i timori di contagio continuano a essere il motivo principale”, ha proseguito il capo del Dipartimento economia e statistica di palazzo Koch, ribadendo quindi che “il risparmio accumulato dalle famiglie italiane l’anno scorso è stato eccezionale e al momento viene tesaurizzato: da qualche parte si dice che sia una possibile ragione per aspettarsi una ripresa più rapida ma non lo vediamo nei nostri sondaggi”.
Dunque, per Gaiotti il quadro macroeconomico tendenziale presentato nel Def, che prevede una crescita del 4,1 per cento nell’anno in corso e del 4,3 nel 2022, è nel complesso coerente con le prospettive, ma resta “essenziale” continuare a sostenere imprese e famiglie per il rilancio dell’economia. “È però al contempo opportuno introdurre ed estendere elementi di selettività negli interventi, per indirizzare le risorse finanziarie ove più necessario – ha avvertito -. Nel sostegno alle imprese, è importante continuare a perseguirne il rafforzamento patrimoniale con gli strumenti opportuni. La necessità di prorogare la durata delle misure rende però al contempo più urgente la riflessione sul modo di renderne l’utilizzo più mirato, calibrando gli interventi per tenere conto delle specifiche condizioni dei diversi settori dell’economia”.
Aiuti che devono comprendere anche le imprese sane, che rischiano di non farcela senza sostegno alla liquidità. Proprio per questo “il ritiro delle misure va fatto con molta cautela” e gli interventi di sostegno restano “fondamentali”, ha messo in guardia Gaiotti, aggiungendo che se si guarda al sistema imprese nel suo complesso il risparmio è paradossalmente aumentato lo scorso anno, ma tra le imprese più colpite, in particolare quelle del turismo e della ristorazione “l’aumento del peso del debito è stato forte”.
La bussola però, come scritto nel Def, deve essere la riduzione del rapporto tra debito e Pil. Per assicurare questo obiettivo, il governo ha indicato, anche sotto ipotesi favorevoli sulla crescita dell’economia italiana e sui costi di finanziamento nel medio termine, una correzione appropriata del saldo di bilancio. Posizione condivisa da Bankitalia, secondo cui “il contributo della politica di bilancio resta fondamentale per contrastare gli effetti della pandemia ma porsi l’obiettivo di ricondurre il peso del debito su una traiettoria discendente è necessario”. Gaiotti ha sottolineato quindi che “l’indicatore di sostenibilità del debito di lungo periodo calcolato dalla Commissione europea suggerisce che, superati gli effetti della crisi, l’aggiustamento dei conti richiesto per stabilizzare il nostro debito sia contenuto, in linea con quello medio dei paesi dell’area dell’euro”.
A suo avviso “ciò conferma che il debito pubblico dell’Italia è sostenibile”. Tuttavia la stabilizzazione del debito su livelli molto elevati lascerebbe il nostro Paese fortemente esposto a rischi derivanti da tensioni sui mercati finanziari o da nuovi shock economici” e per questo “è essenziale che sia efficace lo stimolo alla crescita fornito da investimenti pubblici, da interventi che operino il necessario rafforzamento delle infrastrutture del Paese e da riforme in grado di favorire produttività e investimenti privati; nel contempo andrà assicurato un miglioramento adeguato del saldo primario quando le condizioni macroeconomiche lo consentiranno”.
La crescita comunque è all’orizzonte. “È plausibile che nella seconda parte dell’anno si possa avviare una ripresa significativa, trainata dagli investimenti e, più gradualmente, dai consumi”, ha osservato Gaiotti specificando che il futuro è fortemente condizionate dal successo delle campagne vaccinali e dall’avvio del Pnrr. “Le stime per quest’anno e per il prossimo si collocano all’interno del ventaglio delle valutazioni degli osservatori censiti da Consensus Economics e dei principali previsori”, ha ricordato, precisando che “gli organismi internazionali prefigurano quest’anno una crescita per l’economia italiana superiore al 4%”.
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