Recessione da Covid-19: “Sarà peggio del 2008”
Secondo Schroders, l’economia globale si contrarrà del 3,1% prima di riprendersi con un +7,2% nel 2021. Per l’Italia il calo sarà del 7,7% e il recupero dell’8,7%
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Per l’Italia inizia la conta dei danni da lockdown. A marzo il settore manifatturiero registra un vero crollo della produzione, mettendo a segno il peggior risultato dal 2009, periodo della crisi finanziaria globale, e il calo più consistente da 23 anni, dall’inizio delle rilevazioni storiche. Secondo i calcoli Markit, l’indice Pmi è precipitato a 40,3 punti da 48,7 di febbraio, peggio delle stime già nere che preannunciavano una contrazione a 41 punti.
Le condizioni operative sono dunque peggiorate al tasso maggiore in quasi 11 anni e, conseguentemente al crollo al tasso più veloce in 11 anni dei nuovi ordini, la produzione è diminuita al tasso maggiore da quando l’indagine è iniziata nel giugno del 1997. Per via delle chiusure e delle minori vendite, inoltre, i produttori manifatturieri hanno ridotto i loro livelli occupazionali al tasso più veloce da agosto 2012.
Inevitabile la diminuzione dell’ottimismo delle aziende, che a marzo tocca il livello più basso di sempre. I forti danni e le misure di emergenza legati alla diffusione Covid-19 hanno ridotto la fiducia nel futuro anche per quanto riguarda l’attività del prossimo anno, che infatti scende al livello più basso da luglio 2012, quando è stata lanciata questa serie d’indagine. Detto ciò, in linea di massima le aziende intervistate si aspettano livelli di attività in rialzo rispetto ai livelli attuali.
Soffre anche l’Eurozona, dove produzione, nuovi ordini e acquisti del manifatturiero sono diminuiti bruscamente; è stato registrato un forte taglio dei livelli occupazionali e si intensificano ad un livello record le restrizioni sulla catena di distribuzione. L’ottimismo per quanto riguarda il futuro è crollato al livello minimo storico. Dopo le dovute destagionalizzazioni, il Pmi ha registrato un valore al di sotto della soglia di non cambiamento di 50.0 per il quattordicesimo mese consecutivo crollando notevolmente dal valore più alto in un anno di febbraio di 49.2 sino a raggiungere a marzo 44.5. Tale valore è risultato al di sotto della precedente stima flash ed è stato il più basso in 92 mesi.
Gli ultimi dati hanno mostrato come tutti i sotto settori hanno registrato un peggioramento delle condizioni operative rispetto al mese precedetene, ma quello dei beni di investimento ha riportato la contrazione maggiore. Le imprese manifatturiere hanno inoltre tagliato i loro livelli del personale, riportando a marzo la maggiore riduzione netta dei livelli occupazionali registrata dall’indagine in più di dieci anni. La diminuzione dei posti di lavoro è stata particolarmente acuta in Austria, Germania e Irlanda
“Continua a marzo la contrazione del settore manifatturiero italiano e, a causa delle chiusure delle aziende causate della diffusione del Covid-19, si riporta infatti un declino delle condizioni operative al tasso maggiore da aprile 2009 – commenta Lewis Cooper, economist di IHS Markit -. L’indice della produzione, con un crollo record di 19.1 punti rispetto a febbraio e registrando il tasso di contrazione più alto in quasi 23 anni di raccolta dati, ha contribuito notevolmente alla diminuzione del Pmi di marzo. Anche i nuovi ordini sono in ribasso, si registra infatti la contrazione più veloce da marzo 2009 a causa del collasso della domanda da parte dei clienti. I problemi derivanti dal coronavirus, le misure di emergenza e la generale forte incertezza che aleggia attorno alla pandemia hanno inevitabilmente influito sulle previsioni di marzo. L’ottimismo per quanto riguarda la produzione nel corso dei prossimi dodici mesi ha raggiunto il livello più basso da quando è iniziata la raccolta dati a luglio 2012. Detto ciò le aziende sono rimaste mediamente ottimiste e prevedono un aumento dell’attività dagli attuali livelli. Generalmente parlando, i dati di marzo hanno evidenziato i risultati peggiori del settore mai registrati sinora e, considerando che l’economia italiana è praticamente ferma, è improbabile che una qualsiasi ripresa dalle interruzioni dovute al Covid-19 possa essere rapida.”
“Sebbene diminuito al livello più basso in sette anni e mezzo, il crollo del Pmi non rispecchia la sua reale entità in quanto include i ritardi della catena di distribuzione, che di fatto hanno un effetto positivo sul valore totale. Le consegne più lente solitamente sono viste come segnali di aumento della domanda, al momento però, la contrazione quasi record è indicativa delle chiusure delle fabbriche a livello globale”, aggiunge Chris Williamson, chief business economist presso IHS Markit, secondo cui per capire meglio la gravità della situazione e su come il collasso del settore manifatturiero colpirà l’intera economia, dobbiamo osservare la produzione e i nuovi ordini.
“Questi indici infatti suggeriscono un crollo della produzione al tasso maggiore dal 2009, che sta raggiungendo una contrazione annuale a doppia cifra – sottolinea -. La preoccupazione è che il peggio del declino deve ancora materializzarsi. Oltre al duro colpo inflitto alla produzione manifatturiera con la semplice chiusura delle aziende, durante le prossime settimane assisteremo possibilmente ad un forte declino della spesa da parte delle aziende e dei consumatori. Le misure prese per fronteggiare il coronavirus infatti faranno ridurre drasticamente gli ordini a quelle poche aziende che ancora operano nel mercato. Chiusure delle aziende, isolamento collettivo e aumento della disoccupazione probabilmente avranno ripercussioni senza precedenti sulla spesa in tutto il mondo, abbattendo la domanda di un vasto numero di beni. Le sole eccezioni saranno per le aziende produttrici di alimenti e quelle farmaceutiche, mentre le altre fasce del settore manifatturiero potrebbero osservare contrazioni mai osservate finora”.
