(Quasi) tutti pazzi per i coronabond
L’emissione di eurobond per far fronte al disorientamento dei mercati è sulla bocca di tutti, ma i leader UE non trovano l’accordo. Il Mes potrebbe essere una soluzione, anche se non l’unica
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La peggiore recessione dagli anni Trenta del secolo scorso, persino più nera di quella scatenata dalla crisi dei subprime nel 2008. È quanto ci attende secondo le ultime stime aggiornate di Schroders. “Ci aspettiamo di assistere a una contrazione del 3,1% dell’economia globale quest’anno, prima che questa si riprenda con un +7,2% nel 2021 – afferma Keith Wade, chief economist & strategist -. Questa previsione tiene conto di una grave recessione nella prima metà dell’anno che, anche in caso di ripresa nel secondo semestre, implica che il 2020 è destinato a essere il peggiore anno per l’attività economica dagli anni ’30”.
Anche se governi e banche centrali hanno lanciato importanti iniziative di supporto, l’ampio rallentamento sarà dovuto al blocco di una fetta importante dell’economia, mentre le autorità tentano di contenere il virus. Per l’esperto, gli ultimi dati sulla Cina, con un calo del 20% nelle vendite al dettaglio e del 25% negli investimenti di capitale fisso nel periodo in cui gran parte dell’economia è stata ferma a causa del virus, offrono già un’indicazione dell’ampiezza di tale impatto. “Questi numeri sono in linea con i dati ad alta frequenza – evidenzia -, e i nostri indicatori sull’attività in Cina mostrano che l’economia ha subito una contrazione nel primo trimestre. I numeri ufficiali potrebbero raccontare una storia differente, ma tali dati offrono un’indicazione su ciò che ci potremmo aspettare anche nel resto del mondo”.
Fortunatamente i dati sui nuovi casi di Covid-19 in Cina si sono stabilizzati, ma siamo ancora in una fase iniziale della curva in Europa e Stati Uniti. E secondo Wade, queste aree geografiche attraverseranno un processo simile di chiusura e restrizioni sui movimenti della popolazione per contenere la diffusione del virus. “Ciò avrà un impatto notevole sull’attività economica nel secondo trimestre negli Usa e in Europa, con un calo del Pil compreso tra il 10 e il 20% (non annualizzato) – osserva -. Risultati simili si sono visti di rado dopo la Seconda guerra mondiale, in economie in cui le fluttuazioni del Pil sono normalmente comprese tra l’1 e il 2%”.
Tutto questo nonostante gli interventi di banche centrali e governi. “Abbiamo incluso nelle nostre previsioni le recenti mosse monetarie e fiscali in tutto il mondo e le aspettative nei confronti di ulteriori decisioni nel prossimo futuro. Riteniamo che tali politiche fungeranno da rete di salvezza per sostenere l’economia e limitare i danni della cadut. È fondamentale che il sistema finanziario continui a fornire liquidità ad aziende e famiglie, in modo che queste possano resistere all’impatto del crollo dell’attività sui loro flussi di cassa”, avverte l’economista, secondo cui se così non fosse, gli effetti temporanei potrebbero causare danni permanenti sul lato dell’offerta. “Se assisteremo a un collasso diffuso delle imprese, rimarrà ben poco per sostenere la ripresa – prosegue Wade -. In tal senso, i minori tassi di interesse sono meno importanti delle misure volte a garantire che le banche concedano prestiti anziché precluderli, e che la liquidità continui a essere presente sui mercati commerciali e del credito”.
A detta dell’economista, le azioni della Bank of England, insieme alle garanzie da parte del governo su prestiti e misure per aiutare i flussi di cassa, come la sospensione dei rating sulle aziende, saranno d’aiuto nel Regno Unito. E anche un uso più diffuso della politica fiscale, come il piano di Trump per fornire a ogni famiglia con basso e medio reddito 1000 dollari, dovrebbe essere di aiuto nel supportare i consumi, in risposta a un inevitabile aumento della disoccupazione. “Ci aspettiamo che le misure adottate per contenere la diffusione del virus saranno efficaci negli Stati Uniti e in Europa, e grazie anche a una regressione stagionale del virus durante l’estate nelle zone settentrionali, l’economia dovrebbe vedere una solida ripresa con il rientro delle persone sul posto di lavoro nel terzo trimestre”, ribadisce. A quel punto infatti gli effetti del bazooka di banche centrali e governi si faranno sentire nella loro totalità, con il perdurare dei bassi tassi di interesse, dei tagli alle tasse e dell’aumento della spesa pubblica. Nel 2021, poi, Wade vede una lieve stretta della politica monetaria in tutto il mondo, con il boom dell’economia globale.
Restano comunque anche rischi all’orizzonte per un possibile ritorno del coronavirus. Fare previsioni in questo contesto è particolarmente complesso, trattandosi dell’evoluzione di un virus. E Wade cita il recente studio di Warwick McKibbin e Roshen Fernando del National Bureau of Economic Research, secondo cui ci sono diversi scenari che potrebbero divenire realtà e il numero delle vittime potrebbe raggiungere i 68 milioni. Tutto dipenderà da quanto si diffonderà il virus. “L’analisi della nostra Data Insights Unit mostra anche come diversi tassi di reinfezione possano portare a risultati molto diversi. Più nell’immediato, il rischio è che il virus torni all’attacco dopo la fine delle restrizioni”, aggiunge l’economista, che sottolinea come il rischio di un ritorno del virus è sempre maggiore e di conseguenza l’economia mondiale si trova ad affrontare la possibilità di dover tornare alla quarantena più avanti nel corso dell’anno. “Ne conseguirebbe un’altra recessione, con un doppio crollo dell’attività. Potrebbe realizzarsi uno scenario del genere anche se non vi sarà un calo stagionale dei tassi di infezione”, mette in guardia.
Quindi è possibile una seconda crisi dell’Eurozona? “Il secondo rischio è che la crisi metta in evidenza le debolezze sottostanti dell’economia mondiale. Come disse Warren Buffett, solo quando la marea scende scopri chi stava nuotando nudo”, osserva, chiarendo che anche se tutto ciò potrebbe sembrare pessimistico, viste le promesse sulla falsariga del “whatever it takes”, gli ampi cali dell’attività globale effettivamente portano alla luce le debolezze, come abbiamo visto fin troppo chiaramente dopo la crisi finanziaria globale.
“Nel Regno Unito diverse tra le aziende più deboli sono già uscite dal mercato. Sarebbe più preoccupante un ritorno della crisi nell’Eurozona, in cui l’economia che è stata colpita più duramente, l’Italia, è anche quella con la stabilità finanziaria più precaria. Secondo le nostre previsioni, il Pil italiano dovrebbe attestarsi a -7,7% quest’anno, per poi registrare un incremento dell’8,7% nel 2021 – conclude Wade -. Ci saranno significative violazioni dei deficit e le misure di austerità che sono state imposte dall’Ue dopo l’ultima crisi saranno difficilmente accettate. La recessione rappresenterà una sfida importante per l’Eurozona, soprattutto se sarà prolungata”.
