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Dopo un aumento nel 2019, tra gennaio ed aprile le casse dei milionari si sono alleggerite del 6-8%. Boom degli investimenti Esg. Cresce l’insofferenza per le fee dei gestori
Anche i super ricchi piangono. Colpa del Covid, che ha presentato il conto anche ai cosiddetti HNWI (high net worth individuals), cioè coloro che dispongono di un patrimonio di almeno un milione di dollari, che dopo un 2019 di aumenti, sia in termini di numero sia di ricchezze, devono prendere atto di un alleggerimento delle loro casse. Come sempre però, le difficoltà rendono più consapevoli e spesso favoriscono svolte positive, e così la pandemia rafforza per i paperoni i trend già in atto, come quello di una sempre maggiore attenzione verso gli investimenti sostenibili.
È ricco di dati interessanti quest’anno World Wealth Report 2020 di CapGemini, stando al quale nel primo trimestre del 2020, l’impatto economico dovuto al virus ha bruciato sui mercati la bellezza di 18.000 miliardi di dollari e ha contribuito a far sì che, tra gennaio e fine di aprile, la ricchezza globale si sia ridotta del 6-8% rispetto a un anno prima.
Un dato nero soprattutto se raffrontato al roseo bilancio di fine 2019. L’anno scorso infatti gli HNWI sono aumentati dell’8,8%, a 19,6 milioni di persone, in tutto il mondo. E la loro ricchezza è cresciuta dell’8,6%, a 74.000 miliardi di dollari, nonostante il rallentamento dell’economia mondiale, la guerra dei dazi e le tensioni geopolitiche.. In particolare a correre sono stati Nord America ed Europa, rispettivamente +11% e +9%, che per la prima volta dal 2012 hanno sorpassato la performance dell’area Asia-Pacifico, a +8%.
La fetta più grande resta quella Nordamericana, con il 39% dei guadagni totali dei super ricchi e il 37% della crescita della loro ricchezza. Stati Uniti, Giappone, Germania, Cina e Francia hanno continuato ad essere i Paesi che ospitano più HNWI a livello mondiale, mettendo a segno solo loro oltre i 67% della crescita globale del numero di milionari.
In Italia i milionari nel 2019 erano 298.500, in aumento del 8,4% rispetto al 2018 per un totale di 581 miliardi di dollari. Dietro questo aumento, secondo Capgemini, la capitalizzazione di mercato, aumentata del 28,3% nel 2019 dopo il tracollo del 2018, ma anche la svolta accomodante della Bce. Da segnalare che nel nostro Paese i risparmi come percentuale del Pil hanno toccato quota 20,9%, in lieve aumento rispetto al 20,8% del dicembre precedente e che gli immobili sono cresciuti del 2,7% dal modesto 0,8% del 2018.
Di particolare interesse il cambio di orientamento dei milionari, soprattutto degli ultra ricchi. Con la pandemia gli investimenti sostenibili stanno infatti diventando sempre più protagonisti. “Di fronte all’attuale situazione di eccezionale incertezza, i wealth manager e le aziende si trovano a navigare in acque inesplorate – spiega Monia Ferrari, Financial Services Director di Capgemini Business Unit Italy -. Nonostante le fonti di incertezza, questo periodo può anche presentare delle opportunità per le aziende, spingendole a rivalutare e reinventare i propri modelli operativi e di business per divenire più agile e resilienti. L’analytics e l’automazione, così come le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, possono consentire alle aziende di migliorare i ricavi attraverso una migliore customer experience, riducendo al contempo i costi grazie alla razionalizzazione dei processi”.
Il 27% degli HNWI ha espresso interesse per i prodotti IS, mentre il 40% degli ultra-HNWI si è detto disposto a investire in sostenibilità. Gli HNWI prevedono di destinare il 41% del loro portafoglio ai prodotti IS entro la fine del 2020 e il 46% entro la fine del 2021. Inevitabile dunque che le società di wealth management siano pronte e felici di adeguarsi, tanto che l’80% di queste offre già opzioni per gli investimenti sostenibili. Le ragioni principali che spingono i paperoni verso questi investimenti sono per il 39% i rendimenti più elevati e per il 33% i rischi più bassi. Il 26% invece afferma di voler offrire in questo modo il proprio contributo positivo alla società.
Infine la consulenza. Cresce tra i milionari l’insofferenza verso le commissioni dei gestori, con il 33% di loro che non è affatto contento dei tassi del 2019, percentuale che dovrebbe aumentare a causa della volatilità dei mercati. Secondo CapGemini, oltre uno su cinque potrebbe cambiare il proprio wealth manager di riferimento l’anno prossimo, additando le commissioni elevate come principale causa del divorzio nel 42% dei casi. I clienti super ricchi sembrano meglio sopportare le commissioni basate sulla performance e sui servizi rispetto a quelle basate sugli asset, fattore che si traduce in una maggiore aspettativa sul valore offerto per via delle fee applicate. Prima della pandemia, gli investitori hanno anche dichiarato di essere meno soddisfatti dei touchpoint del client journey relativi a servizi e informazioni personalizzate della loro azienda, e più del 60% ha affermato di aver riportato esperienze insoddisfacenti.
Insomma, una customer experience deludente presso i touchpoint per l’accesso alle informazioni e ai servizi a valore aggiunto si traduce in una mancata opportunità di stupire il cliente. Più del 40% degli HNWI intervistati da Capgemini ha affermato che un’esperienza positiva ha un forte impatto sull’impressione generale di una società di wealth management, percentuale che è probabilmente destinata ad aumentare in scia alla pandemia di COVID-19. Se da un lato appena il 26% dei gestori patrimoniali ritiene che la concorrenza delle BigTech abbia il potenziale di portare a cambiamenti dirompenti, dall’altro i milionari sono fermamente convinti che le BigTech siano in grado di riportare performance superiori rispetto ai wealth manager tradizionali in termini di accesso alle informazioni e servizi a valore aggiunto.
Il 74% degli HNWI dichiara di essere disposto a prendere in considerazione le offerte di gestione patrimoniale delle BigTech, percentuale che sale al 94% per gli HNWI (22%) che affermano di poter cambiare la società di gestione di riferimento patrimoniale nei prossimi 12 mesi.