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Il 2021 si è concluso a 50 miliardi, ma quest’anno si prevede un’accelerazione. 30 miliardi arriveranno da Bruxelles. E la guerra potrebbe spingere ulteriormente i titoli verdi
Se le emissioni verdi sono aumentate e cresceranno senza sosta in tutto il mondo, l’Europa, anzi i governi europei, non intendono restarne fuori. Tanto che le previsioni per il 2022 parlano di 83 miliardi di euro di nuove obbligazioni governative verdi targate Vecchio Continente.
Una forte accelerazione che emerge da un report della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, secondo cui Il 2021 si è concluso con emissioni governative dell’Eurozona per circa 50 miliardi di euro ed attualmente l’ammontare in circolazione ha raggiunto i 120 miliardi. Un’offerta aumentata nel corso dell’anno anche grazie all’ingresso di nuovi emittenti come l’Italia, che ha emesso il primo Btp green per 13,5 miliardi di euro, e la Spagna con 5 miliardi di euro, collocati a settembre scorso per finanziare progetti volti a promuovere la sostenibilità ambientale.
“Secondo le nostre stime – spiegano gli economisti -, l’offerta di green bond governativi dell’area euro per il 2022 è prevista raggiungere gli 83 miliardi di euro, includendo 30 miliardi di emissioni dell’Unione Europea relativamente al programma Next generation Eu”. Nei primi tre mesi di quest’anno, si legge, sono stati emessi circa 5 miliardi di euro di titoli governativi verdi e l’offerta è vista accelerare nel secondo trimestre.
Green bond, i piani dei governi Ue
Per quanto riguarda l’Italia, le linee guida per il 2022 preannunciano riaperture del BTp 04/2045 e l’emissione di un nuovo green bond probabilmente con una durata inferiore. La Germania – unico emittente governativo con una curva green presente su quattro diverse scadenze (Bobl 10/2025, Bund 08/2030, Bund 08/2031 e Bund 08/2050) – ha annunciato, nel piano di funding annuale pubblicato a dicembre, che intende collocare 12,5 miliardi di Green Federal Securities, in linea con il 2021 ed emettere un nuovo titolo con scadenza 10/2027 il prossimo 28 giugno.
La Francia – che vanta l’ammontare in circolazione di green bond più elevato tra i Paesi dell’area con 45 miliardi – ha dichiarato spese ammissibili pari a 15 miliardi a fronte di progetti volti alla protezione e al miglioramento ambientale pari all’ammontare stanziato nel 2021. L’Aft ha riaperto l’Oat green 06/2044 a gennaio per 2,8 miliardi di euro e prevede ulteriori riaperture nel corso dell’anno. Non solo: Parigi collocherà in sindacato una nuova tipologia di emissione green legata all’inflazione con scadenza 10-15 anni.
Tra le prime emissioni governative del 2022, la Danimarca a gennaio ha collocato il primo green bond per 5 miliardi di Dkk (equivalenti a circa 670 milioni di euro) con scadenza 10 anni. L’emissione è stata strutturata seguendo il modello twin bond della Germania.
La Spagna ha collocato a febbraio 1,2 miliardi del bond 07/2042 ed effettuerà altre riaperture nel corso del 2022. La spesa eleggibile per il 2021 ammontava a 13,5 miliardi di cui 5 miliardi finanziati tramite la prima emissione pertanto il residuo potrà essere allocato nel 2022. Il Belgio ha annunciato nel piano di funding annuale che collocherà un nuovo green bond con durata ancora da definire. Infine, è previsto l’ingresso di nuovi emittenti governativi come l’Austria che prevede di collocare un green bond nel secondo trimestre e la Grecia nella seconda parte dell’anno.
Nonostante, però, l’offerta green governativa sia cresciuta notevolmente nel corso del 2021, gli economisti di Intesa San Paolo evidenziano come la percentuale dell’ammontare in circolazione sul totale del debito a medio-lungo termine per Paese rimanga molto bassa. La Francia, ha una percentuale di debito green circolante sul totale pari al 2,25%. L’Irlanda e l’Olanda detengono la percentuale più elevata al 3% mentre l’Italia solo lo 0,65%.
La spinta della guerra Russia-Ucraina
“La crisi energetica e la guerra Russia-Ucraina costituiscono due fattori che possono contribuire ad accelerare la transizione energetica per ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas russo e più in generale dai combustibili fossili”, affermano gli esperti.
La Commissione Europea ha presentato l’8 marzo un piano denominato RepowerEu, volto a favorire la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas e un maggiore utilizzo di energie rinnovabili, come biometano e idrogeno verde, accelerando il piano di implementazione del programma ‘Fit for 55’. L’Unione europea ha collocato il primo green bond ad ottobre per 12 miliardi di euro e ha successivamente effettuato una riapertura a gennaio 2022 per 2,5 miliardi.
Questi collocamenti, evidenzia il report, fanno parte di un vasto piano di emissioni verdi che l’Unione europea intende condurre fino al 2026 per finanziare il 30% del programma Ngeu, pari a circa 250 milioni di euro al fine di promuovere progetti in linea con gli accordi presi a livello internazionale (Accordo di Parigi). Nel corso del 2022, gli esperti prevedono quindi che l’Unione europea collochi circa 30 miliardi di euro in emissioni green. Previsione che potrebbe essere rivista al rialzo qualora Bruxelles decidesse di incrementare le emissioni verdi per finanziare il nuovo piano RepowerEu.
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