La potenza della finanza comportamentale nel multi asset
Alcuni team di gestione hanno iniziato a basare il proprio processo di investimento su due fattori: la diversificazione e un’analisi basata sulla finanza comportamentale
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In questi giorni di grande stress emotivo – sui mercati finanziari e non – è facile farsi prendere dal panico e tentare di smobilizzare dal proprio portafoglio posizioni in perdita.
Il bombardamento mediatico di notizie relative al diffondersi dell’epidemia di coronavirus nel mondo e gli effetti devastanti sull’economia globale non aiuta gli investitori a mantenere i nervi saldi e qui entra in gioco – o almeno dovrebbe farlo – il consulente finanziario.
“La paura è una emozione primaria dominata dall’istinto e quindi priva di razionalità dalla quale o si fugge o la si affronta”, dice a FocusRisparmio Michele Clementi, professore a contratto presso il dipartimento di scienze statistiche dell’Università di Bologna.

“Oggi più che mai ci troviamo di fronte alla messa a nudo degli aspetti emotivi delle decisioni di investimento, che ci porta a ritornare sull’importanza dell’approccio sistematico per una gestione più efficiente del rischio finanziario”, scrive Riccardo Ambrosetti, presidente di Ambrosetti AM Sim, in un report di recente pubblicazione.
Ma gli aspetti emotivi nella gestione del rischio passano per la gestione dell’incertezza. Come gestirla?
Non sempre è facile affrontare le proprie paure ma dobbiamo essere consapevoli che ci sono cose che possiamo sapere e altre imprevedibili sui mercati finanziari. Per questo dobbiamo indagare le emozioni, positive o negative che siano, soprattutto in campo finanziario.
In finanza, sostiene Clementi, chi non prova emozione sono gli algoritmi, i quali comprano il più debole e vendono il più forte quando si allargano gli spread, o aumentano il rischio quando i mercati crollano, a seconda di come sono stati programmati.
“Gli algoritmi non sono intelligenti, loro vanno avanti fino a quando c’è possibilità di reintegrare i margini, ma poi la volatilità impazzisce e bussa alla porta il profilo di rischio intimando lo stop. Il profilo di rischio dice che è stato contattato dal VaR (Value at Risk) che a braccia ad arco, con pugni ai fianchi, dice che non può allargare le code altrimenti l’avrebbero chiamato VaV (Value at Victory)”, ironizza Clementi.
Per questo in situazioni eccezionali come quella che stiamo vivendo si deve tornare ai fondamentali.
È proprio dai fondamentali della professione e dal profilo di rischio del cliente che bisogna riprendere il lavoro, nel caso si creda necessario l’intervento per ribilanciare i portafogli nei prossimi mesi o sia necessaria solamente una telefonata per essere vicino al cliente in questo momento difficile.
“Interessarsi a lui, alla sua famiglia, al suo lavoro, nel presente e nel futuro, e sarà il cliente ad indicarci la via, bisogna saper ascoltare e capire che i mercati finanziari sono solo uno dei suoi problemi, troveranno un fondo e si riprenderanno, tra un mese o un anno. Il consulente non deve essere lo psicologo del mercato, ma lo psicologo del cliente e della relazione, sono questi i momenti in cui si conquista la fiducia, perché il cliente è pronto a parlare, a mettere in tavola le sue paure che sono principalmente gli studi dei figli, l’assistenza dei genitori, il proprio lavoro, il futuro”, suggerisce l’esperto.

A livello pratico quali strategie è meglio seguire? I mercati – tutti – scendono e per correre ai ripari si rischia di prendere decisioni affrettate. Anche perché non sempre le discese sono deleterie. “Eravamo di fronte a uno dei mercati più cari della storia”, sostiene Alessandro Guzzini, Ceo di Finlabo Sim. Secondo il gestore il crollo di queste settimane può riportare le valutazioni su livelli più oggettivi: “Il mercato azionario già sconta uno scenario estremamente negativo quindi è già tardi per vendere”, sostiene Guzzini.
Come comunicare queste scelte ai propri clienti? “In modo molto trasparente abbiamo comunicato in modo trasparente le nostre strategie alla clientela. Abbiamo informato tutti che avevamo messo in piedi strategie di copertura e le perdite si sono arrestate nell’ordine del 5-6% anche per i profili più aggressivi”, ragiona Guzzini.
“Bisogna scomporre il portafoglio e definire per ogni quota un obiettivo nel tempo, così da allungare l’orizzonte temporale o semplicemente ricordare al proprio cliente spaventato e istintivo il perché è stato fatto un certo investimento per riportarlo alla razionalità”, torna a ribadire Clementi.
Per il professore il consulente non deve essere lo psicologo del mercato, ma lo psicologo del cliente e della relazione, sono questi i momenti in cui si conquista la fiducia. “Perché il cliente è pronto a parlare, a mettere in tavola le sue paure che sono principalmente gli studi dei figli, l’assistenza dei genitori, il proprio lavoro, il futuro”. Clementi conclude con un aneddoto calzante: “La zia Rosina ha 92 anni, come suo figlio è all’ospedale, ha fatto la ristoratrice per 50 anni e sono sicuro che con la sua ironia e positività dirà a tutto il personale, eroi che non fuggono: i clienti vanno e vengono, se li coccoli … tornano”.
