La nostra risposta alla pandemia è stata premiata da Standard Ethics, agenzia che assegna rating di sostenibilità ad aziende e Paesi, che ha promosso l’outlook a positivo
Jacopo Schettini Gherardini, economista e direttore dell’Ufficio Studi di Standard Ethics
Maluccio sul debito, bene sulla sostenibilità. Se il rating italiano (quello assegnato da S&P, considerato a rischio a fine aprile e poi confermato a BBB con outlook negativo) si avvicina pericolosamente al junk, quello che misura l’aderenza ai principi di sostenibilità fissati da Onu, Ocse e Ue è due gradini sotto il massimo, a EE+, due gradini sotto il massimo, secondo Standard Ethics, Self-Regulated Sustainability Rating Agency che emette rating non finanziari. “Ma la reazione al Coronavirus ci ha convinti a cambiare l’outlook da negativo a positivo”, dice a FocusRisparmio Jacopo Schettini Gherardini, economista e direttore della società.
Che tiene a precisare che i clienti di Standard Ethics siano società (quotate e non) che richiedono un rating di sostenibilità che l’agenzia assegna adottando la nozione di sostenibilità proposta all’Onu nel 1987 con il Rapporto Brundtland: «Uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri». “È un tema planetario, poiché i grandi fenomeni climatici, sociali ed economici vanno oltre i confini di una nazione ed il perimetro di una singola azienda – continua Schettini Gherardini – Per questo, il lavoro degli analisti di Standard Ethics fornisce al cliente la fotografia dettagliata del suo posizionamento rispetto alle indicazioni di sostenibilità e corporate governance promosse da enti sovranazionali”.
Un approccio interessante e innovativo in un ambito, qual è quello finanziario, in cui i termini “sostenibile” e “responsabile” vengono utilizzati senza distinzione per qualificare le politiche Esg. “Va però notato che le nozioni di Sostenibilità da un lato, quella di Responsabilità Sociale d’Impresa dall’altro, sono prospettive alternative. Questa, come altre ambiguità concettuali, caratterizzano le analisi Esg e rendono difficile un approccio scientifico”. L’approccio metodologico di Standard Ethics invece introduce una nozione globale e generale che “fa riferimento a parametri oggettivi e consente di valutare tutti gli emittenti in maniera comparabile”.
Dunque, in base a questi parametri universali, l’Italia si colloca abbastanza in alto nella classifica della sostenibilità. “Il miglioramento dell’outlook deriva dal fatto che il Paese sia riuscito ad adottare immediatamente i presidi consigliati dall’Oms, dimostrando una messa a terra di procedure e politiche come il distanziamento sociale molto coraggiose e abbiamo avuto la sensazione che questo dramma potesse rappresentare l’occasione per rivedere processi produttivi e unire il paese di fronte a una sfida comune, avevamo bisogno di ritrovare coesione. Abbiamo rivisto la nostra valutazione in positivo per questo”, dice Schettini Gherardini.
La pandemia ha accelerato in generale anche la voglia di sostenibilità, come la intende Standard Ethics, delle singole aziende. “Nelle aziende è più evidente il passaggio dall’idea in cui sia il singolo a dover stabilire autonomamente i propri obiettivi in termini di impegno ambientale e sociale a una in cui si allinea alle sfide globali in tema ambientale e sociale, mirando ai target indicati dalle istituzioni sovranazionali. È un passaggio storico in cui le aziende assumono una visione sistemica. Gli investitori sono al contrario più indietro su questo fronte”.
In termini pratici, da marzo è stato evidente che molti principi di sostenibilità professati dagli enti sovranazionali fossero realmente centrali per la business continuity. “Per esempio quando, prima di marzo, analizzavamo le aziende per misurare quanto fossero allineate sulla gestione delle crisi, emergeva che temi come lo smart working, la gestione da remoto degli organi apicali, cda e assemblea, ma anche l’intercambiabilità delle funzioni aziendali o la dematerializzazione fossero poco comprensibili, seppure inseriti dentro le richieste Ocse. Con la pandemia tutti questi fattori, prima di fatto invisibili, sono emersi nella loro strategicità. A dimostrazione che la moda è una cosa e può essere fuorviante, la realtà è un’altra e non è detto che un singolo, azienda o investitore, sappia fotografarla correttamente. Per queste ragioni, al netto della tragedia umana attuale, la pandemia è una grande opportunità per il Paese, perché accelera cambiamenti strutturali che altrimenti sarebbero rimasti sullo sfondo. E avvia le imprese e il Paese, forse per la prima volta nella nostra storia, realmente verso una reale la sostenibilità”, conclude l’economista.
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