Dividendi: le società-reti si allineano a prescrizioni Bce
Mediolanum e Banca Generali aderiscono alle prescrizioni della vigilanza e rinviano a ottobre il pagamento della cedola agli azionisti. Per Fineco manca ancora l’ufficialità
3 min
Cedole o dividendi? Secondo alcuni esperti, in questo momento è meglio puntare sulle prime perché la distribuzione dei dividendi potrebbe essere sospesa, alla luce del possibile impatto economico dell’emergenza da Coronavirus sui bilanci societari. Chi quindi ha puntato sull’investimento azionario utilizzando come criterio di selezione proprio le prospettive sui dividendi potrebbe rimanere deluso.

“Un numero straordinario di aziende ha annunciato che non distribuirà i dividendi (finali) nel 2019”, commenta Richard Carlyle, Investment Director di Capital Group, sottolineando che i dividendi sono normalmente meno vulnerabili rispetto agli utili aziendali in una situazione di recessione, ma nell’attuale crisi ci sono alcuni fattori aggiuntivi. “In molti casi sono i governi di fatto a impedire alle aziende la distribuzione di dividendi, anche se dichiarati in precedenza. Ad esempio, la Francia chiede alle aziende che ricevono assistenza dal governo di cancellare i dividendi. La Bce ha chiesto a tutte le banche dell’Ue di non pagare dividendi e il Regno Unito ne ha seguito l’esempio”, aggiunge Carlyle. Certo, secondo l’esperto molte società sarebbero in grado di procedere alla distribuzione degli utili anche nelle difficoltà di questo momento. Ma un’importante fetta delle società che distribuiscono i dividendi più generosi sono proprio le banche, e anche al di fuori del settore ci sono tante società che hanno deciso di sospenderli.

Andrey Kuznetsov, Senior Portfolio Manager di Federated Hermes definisce le cedole obbligazionarie più “resilienti” rispetto ai dividendi azionari in questa particolare fase di mercato. “Nelle strutture di capitale delle società, il credito si colloca al di sopra delle azioni e, nella sua forma tipica, ha la priorità in caso di fallimento (e quindi fornisce un maggior grado di protezione)”, argomenta Kuznetsov. La natura di “must pay” delle cedole delle obbligazioni– in altre parole, il fatto che le società siano contrattualmente obbligate a pagarle, spiega sottolinea l’esperto – ha aiutato questa asset class a fornire nel tempo interessanti rendimenti aggiustati per il rischio.
Di contro, in questo momento diventa particolarmente difficile poter fare affidamento sui dividendi. “Nell’attuale contesto macroeconomico, vi è notevole incertezza sugli utili futuri. Per questo motivo le società devono avere il controllo e concentrarsi sul mantenimento della liquidità. Ciò comprende la revisione dei programmi di spesa in conto capitale e delle strutture dei costi, nonché l’utilizzo di linee di credito revolving, quando possibile”. E non solo, perché le società in questa fase si vedono anche costrette a “rivedere le proprie priorità sull’allocazione del capitale e ridurre i ritorni degli azionisti al fine di stabilizzare il proprio profilo di credito e garantire loro l’accesso al mercato dei capitali”, continua Kuznetsov.
Effettivamente, da Federated Hermes osservano che le aspettative del mercato sui dividendi futuri sono cambiate significativamente dalla fine di febbraio. I settori ciclici, come l’energia, i metalli e l’industria mineraria, si trovano a dover affrontare il brusco rallentamento economico conseguente allo stop delle attività produttive, che necessariamente si ripercuoterà sugli utili, mentre il settore finanziario può incontrare ostacoli normativi – e il chiaro invito dalle autorità in tal senso – che limiterebbero la possibilità di pagare i dividendi. “Tutti questi settori distribuiscono dividendi elevati, il che aiuta a capire il motivo per cui le aspettative future siano diminuite”, afferma Kuznetsov.
L’esperto osserva inoltre che dal 21 febbraio il mercato del credito ha subito un significativo riprezzamento e le banche centrali si stanno concentrando sulla stabilizzazione della parte più qualificata del mercato attraverso programmi di acquisto di obbligazioni e altre iniezioni di liquidità. “Mentre i tassi di default stanno aumentando – e il numero dei fallen angel, emittenti declassati a high yield, è in aumento – gli spread si aggirano intorno ai 1.000 punti base, tipicamente un buon punto di ingresso per gli investitori a medio termine. Per il futuro, riteniamo che il credito sarà considerato una asset class con reddito assicurato e con un potenziale di apprezzamento in conto capitale, man mano che i mercati si riprenderanno dall’attuale calo”, aggiunge Kuznetsov.
