La mappa del debito pubblico italiano nel 2020
Dal 2006 a marzo 2020 l'Italia ha pagato ai creditori 1.020 miliardi di interessi. Nei prossimi sei mesi pagherà quasi 200 miliardi
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BTP Futura è il nuovo strumento finanziario con cui lo Stato italiano si rivolge direttamente al risparmio privato degli italiani. Dopo il gran successo di raccolta del BTP Italia, la creatività del Tesoro partorisce un nuovo prodotto “interamente rivolto al retail destinato a finanziare le spese sanitarie dovute a Covid19”.
Davide Iacovoni, direttore generale del debito pubblico presso il dipartimento del Tesoro del Mef, lo ha detto oggi chiaramente in un’intervista al Sole 24 Ore: dal 2000 al 2009 la quota di debito posseduta direttamente dai risparmiatori ha sempre oscillato fra il 15 e il 20% mentre ora è intorno al 4%. “Il nostro obiettivo è quello di avere un ancoraggio sui risparmiatori italiani in un’ottica strutturale di lungo periodo”, dice il manager.
Nel mirino del Tesoro ci sono i 1.400 miliardi degli italiani parcheggiati su conti correnti e depositi. A che prezzo per i risparmiatori italiani?
Dopo la conclusione delle aste per il BTP Italia, lo scorso mese, Bloomberg confrontava i costi dell’emissione e quelli relativi a una linea di credito con il Mes. Così recita l’analisi della testata internazionale riportata dall’agenzia Ansa: “Il Btp Italia costerà all’Italia, con il suo tasso dell’1,4%, interessi per 1,561 miliardi di euro nei cinque anni della sua durata. Una linea di credito con il Mes di analogo importo, godendo di un tasso dello 0,1%, sarebbe costata ai contribuenti italiani 111,5 milioni in interessi nei primi cinque anni del prestito. La differenza di 1,45 miliardi è il prezzo scaricato sui cittadini delle tensioni politiche con l’Europa sul Mes, che i partiti populisti usano come una clava per dipingere le istituzioni di Bruxelles intente a tentare di minare la sovranità nazionale”.

Con il BTP Futura il Tesoro sembra aver meglio bilanciato costi e rendimenti. Come?
Lo spiega bene il professore Mario Seminerio, economista e analista finanziario, nel suo blog personale: “Prendendo la curva dei tassi forward (che esprime dove dovrebbero trovarsi i rendimenti in un dato momento futuro), si fissa il rialzo della cedola in modo che sia ad essa inferiore”.
Un meccanismo chiamato, in gergo tecnico, opzionalità. “Da tempo immemore esistono emissioni obbligazionarie strutturate che riducono il costo per l’emittente, che poi si copre con derivati sul premio a termine”, sintetizza Seminerio.
Maurizio Mazziero, analista finanziario e studioso del debito pubblico italiano, dice che “visto l’impasse sul Mes e il fatto che i fondi del Next Generation EU (Recovery Fund) devono ancora oltrepassare numerose barriere per l’approvazione e arriveranno (forse) a 2021 avanzato, la via che passa per il mercato è quella più percorribile in questo momento per l’Italia. In questo senso vedo bene la creatività messa in campo dal Tesoro”.

Una visione che trova d’accordo anche Alberto Gallo, gestore del Macro Credit Fund di Algebris Investments: “[Il BTP Futura] è un’iniziativa molto positiva nel senso che permette di avere una struttura del debito più flessibile. Vale a dire che collegare l’interesse pagato al Pil permette agli Stati di avere un ammortizzatore quando la crescita è più bassa e viceversa”.
In cui contesto come quello europeo “dove mancano degli ammortizzatori fiscali automatici, creare questo sistema di obbligazioni con rendimento collegato alla crescita è molto utile”, sostiene l’asset manager.
Il giudizio degli esperti contattati da FocusRisparmio è quindi tutto sommato positivo. “Al Tesoro hanno lavorato in modo molto lineare, con un prodotto che ha l’ambizione di attrarre i risparmiatori e contenere gli oneri per le casse pubbliche. Per quanto mi riguarda, merita la sufficienza piena. Ovviamente, il futuro del Paese è tutt’altro discorso”, analizza Seminerio.
Ma non mancano le perplessità per chi vede nello Stato un concorrente dell’industria del risparmio gestito. Una concorrenza sbilanciata, però, visto che come ammette lo stesso Iacovone nell’intervista al Sole “oggi la massa di denaro che si rivolge ai prodotti finanziari paga una tassazione che è oltre il doppio di quella sui titoli di Stato” e anche poco diversificata.
Alcuni osservatori del mondo finanziario, ad esempio, hanno sottolineato che investendo in titoli di Stato, il risparmiatore medio concentra il rischio su un singolo emittente andando contro il principio base di diversificazione degli investimenti che è proprio, invece, dei fondi comuni.
