Bitcoin, Morningstar simula gli impatti sul portafoglio
Focus su costi e correlazioni: “la criptovaluta non altera i ratio risk-adjusted dei portafogli, funziona come copertura contro la debolezza del dollaro”
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Mentre la volatilità resta uno dei problemi fondamentali per chi investe in bitcoin, continuano le aperture di peso nei confronti della regina delle criptovalute. Oggi, infatti, la valuta digitale segna un calo del 2,5% a 47,500 dollari, proprio all’indomani del balzo che l’ha portata a sfiorare la soglia psicologica dei 50.000 dollari, mentre le indiscrezioni, riferite da Bloomberg, danno un fondo d’investimento gestito da Morgan Stanley pronto ad acquistare asset in criptovalute per conto dei propri clienti.
Ma non è tutto. Il Canada ha infatti approvato il primo Etf sul bitcoin del Nord America e l’interesse degli investitori tradizionali continua ad aumentare, tanto che un peso massimo come BlackRock recentemente ha dovuto aggiornare i prospetti, concedendo a tre dei suoi fondi comuni di investimento la flessibilità di investire in future sulla valuta virtuale.
Al di qua dell’Oceano, però, la situazione resta un po’ diversa. “In realtà attualmente in Europa l’unica offerta più vicina ad un fondo che investe in criptovalute è data dagli Etc, che non sono dei fondi ma delle note di debito il cui valore è legato in genere ad una comodità, in questo caso il valore di una criptovaluta o di un basket di valute”, spiega a FocusRisparmio Giancarlo Sandrin, Cfa, presidente Cfa Society Italy.
“Ai fini Ucits – chiarisce Sandrin – la normativa Europea prevede la necessità di diversificare, pertanto difficilmente vedremo a breve, a mio avviso, fondi d’investimento aperti in cripto valute, anche nel caso si utilizzasse un basket diversificato. L’esempio che mi viene in mente è quello degli indici sui metalli preziosi (oro, argento, platino) che non possono essere la strategia d’investimento unica di un fondo ma possono essere offerti solo tramite Etc (e non Etf)”.
Secondo Bradley Duke, co-fondatore & ceo di Etc Group, la corsa del bitcoin è destinata a continuare e uno dei fattori principali che spiegano questa forte accelerazione sta nel cambiamento di base nel premio al rischio per gli asset manager, che hanno ora bisogno di poter accedere alla modalità più sicura possibile per investire in bitcoin.
“Nel momento in cui il potere d’acquisto delle valute principali continua a diminuire, il ‘rally di tutto’ continua a riflettere i timori crescenti degli investitori di rimanere esclusi dall’aumento dei prezzi degli asset che sta coinvolgendo titoli azionari, materie prime, ambiti dell’immobiliare e altri asset considerati rifugio”, spiega citando la società californiana di servizi di consulenza, Iteris, stando alla quale questo deterioramento delle valute ed erosione di ricchezza è una dinamica comune nei mercati emergenti che ora è arrivata in pianta stabile in quelli sviluppati.
“Tuttavia – precisa Duke -, la decisione sul premio al rischio del bitcoin è ora molto meno quella di un’asset class ai margini se paragonato al caso di Tesla che ha avuto un rally di 8,2 volte nel 2020 per arrivare a una capitalizzazione di mercato superiore ai sette produttori di auto più grandi al mondo, anche se ad una frazione dei loro fatturati”. A questo proposito, l’esperto cita le Spac, altro fenomeno post-Grande Recessione da coronavirus con cui persino aziende di nessun valore hanno raggiunto alte valutazioni, e alcune Ipo percepite come rivoluzionarie, come quelle di Airbnb, DoorDash e Ozon che hanno mostrato dinamiche da epoca della bolla dotcom.
Ma l’esperto ricorda che nell’ultimo trimestre del 2020 le previsioni degli analisti sugli utili azionari sono cresciute, allentando la pressione sui multipli delle valutazioni che avevano toccato livelli altissimi nel corso dell’estate. “Il fattore del premio di rischio continua a sostenere il mercato azionario – assicura – e la scadenza delle opzioni e dei futures del giorno delle tre streghe di dicembre è trascorso senza segnali della temuta riallocazione dei gestori di fondi lontano dal mercato azionario. La dinamica dei prezzi sull’azionario segnala un proseguimento della corsa agli asset rischiosi mentre il dollaro continua la sua discesa”.
“Al livello di 30.000 dollari – prosegue l’esperto -, il bitcoin rappresenta circa il 5% del valore dell’oro in circolazione. Dal momento che per molti investitori il bitcoin è ‘meglio dell’oro nel fare l’oro’ grazie alla facilità di accesso e il costo nullo o quasi del carry, gli analisti prevedono questo incremento percentuale relativo. Inoltre, si stima che la domanda di asset scarsi come l’oro, i metalli del gruppo del platino e i terreni agricoli salga notevolmente dato che nessuno si aspetta nel breve termine un cambio di politiche dalle banche centrali”.
Iteris si aspetta di vedere un’accelerazione nell’adozione più capillare del bitcoin da parte degli investitori nel 2021. “I resoconti secondo cui i trust stavano acquistando bitcoin ad un tasso superiore all’offerta minata hanno aiutato il bitcoin a passare dai 20 ai 30 mila dollari. Con un’offerta massima fissata a 21 milioni e una domanda per estrarli aumentata in modo significativo, il nostro outlook rimane rialzista”, evidenzia Duke.
Per l’esperto, insomma, ci sono tutte le premesse perché appunto il rally continui: “Le sue qualità peculiari sono ora più interessanti che mai a seguito delle misure economiche di sostegno che i governi hanno messo in campo in risposta alla crisi del coronavirus e delle sue implicazioni. Inoltre, a differenza che nel 2017, il rally in corso del prezzo del bitcoin è sostenuto da investitori sia privati che istituzionali e l’infrastruttura attualmente in essere è molto più solida di quanto non fosse 3 anni fa”, conclude.
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