Bce, Lane: “Sotto osservazione l’aumento dei rendimenti”
Per Francoforte un ampio stimolo monetario rimane essenziale per preservare condizioni di finanziamento favorevoli. “Acquisteremo in modo flessibile"
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A Francoforte, il menu dell’11 marzo prevede praticamente piatto unico: il recente sell-off dei mercati obbligazionari e il conseguente aumento degli yield dei bond sovrani a lungo termine. Sarà questo infatti il tema centrale della riunione del consiglio direttivo della Bce, lo stesso a cui guardano i mercati in questo momento, con la maggior parte degli operatori che esclude per ora un cambiamento della politica monetaria.
Nonostante infatti le dichiarazioni dei giorni scorsi di alcuni membri del board, tra cui il vicepresidente Louis de Guindos, sulla necessità di agire senza indugi, il meeting non dovrebbe portare a modifiche dell’attuale bazooka: secondo gli analisti verrà cioè confermata l’attuale dotazione del programma di acquisti di emergenza pandemica a 1850 miliardi con durata almeno fino al 31 marzo 2022, anche alla luce del fatto che finora ne sono stati usati meno della metà, in totale 866 miliardi alla data di lunedì scorso. Improbabile inoltre interventi sui tassi di interesse e sugli acquisti effettuati in ambito di quantitative easing, che secondo l’opinione prevalente proseguiranno al ritmo di 20 miliardi di euro al mese.
Ciò che invece conterà per i mercati saranno le eventuali conferme da Lagarde e soci circa la ferma intenzione dell’Eurotower di garantire condizioni di finanziamento favorevoli. E dunque le orecchie attente dei mercati cercheranno di cogliere il segnale verbale, probabilmente nuovo, che garantisca loro questa determinazione ad agire se necessario.
“Non riteniamo che la Bce annunci un ulteriore accomodamento della politica monetaria, nel corso della riunione di marzo, anche se è probabile che vengano discusse ulteriori misure per estendere il Pepp, oltre ad un taglio dei tassi – commenta Annalisa Piazza, fixed-income research analyst di Mfs Im -. Ci aspettiamo che Lagarde faccia chiarezza sulle misure che la Banca centrale intende adottare, nel caso in cui l’aumento dei rendimenti dovesse compromettere la precedente azione di policy. La Bce rimarcherà la flessibilità del Pepp, sottolineando che lo strumento sarà utilizzato per contrastare qualsiasi inasprimento ingiustificato”.
Per la Piazza, l’istituto di Francoforte ribadirà nuovamente la necessità dell’attuale allentamento delle condizioni di finanziamento, in assenza di un sensibile miglioramento del contesto economico sottostante: un inasprimento delle condizioni di prestito, dovuto all’aumento dei rendimenti nominali, minerebbe infatti la fragile ripresa in atto. “Nel caso in cui Lagarde non riuscisse a chiarire maggiormente l’obiettivo circa le condizioni di finanziamento – avverte l’esperta -, i mercati potrebbero oscillare nuovamente, cioè i rendimenti core potrebbero aumentare e la curva irripidirsi, poiché il mantra Bce volto ad evitare un inasprimento delle condizioni di finanziamento non sarebbe percepito come credibile”.
Ma secondo la Piazza non si può del tutto trascurare la possibilità che la Bce decida di agire in maniera più decisa a marzo. “Abbiamo spesso evidenziato come la ristrettezza temporale del Pepp, con una data di ‘scadenza’ fissata a marzo, possa aver incrementato il nervosismo tra gli investitori, con l’approssimarsi di tale data. Dei cambiamenti a priori nell’attuale natura del Pepp sono improbabili, ma non possiamo escludere l’inizio di un vivace dibattito all’interno del Consiglio direttivo”, precisa.
Insomma, un meeting complicato. “Le dinamiche globali stanno portando i rendimenti verso l’alto e la promessa dell’istituto di Francoforte di mantenere condizioni di finanziamento accomodanti potrebbe non essere sufficiente per evitare il fallimento delle precedenti iniziative di policy. Inutile dire che la Bce deve anche calibrare la sua azione tenendo conto della necessità di coordinarsi con la politica fiscale: le due politiche sono necessarie affinché l’Eurozona esca dalla pandemia senza troppe conseguenze negative di lungo termine”, conclude la Piazza.
Neppure Franck Dixmier, global cio fixed income of Allianz Global Investors, si aspetta annunci di particolare rilievo, ma rimarca che ci sono due punti su cui la comunicazione dell’Eurotower dovrebbe tenersi salda. Innanzitutto, il mantenimento di condizioni finanziarie favorevoli. “Nel contesto di una ripresa ancora fragile delle economie della zona euro – afferma -, Christine Lagarde dovrebbe sottolineare che il rialzo dei tassi, soprattutto se troppo rapido, potrebbe pericolosamente stringere le condizioni finanziarie. La Bce dovrebbe quindi riaffermare la sua determinazione a garantire che le condizioni di finanziamento rimangano estremamente accomodanti, non solo per i governi, ma anche per le imprese”.
Altro punto cruciale è la trasmissione della politica monetaria. “Anche se gli spread rimangono stretti, richiederanno attenzione, e la banca centrale dovrebbe riaffermare l’importanza di mantenere una perfetta trasmissione della politica monetaria”, conclude Dixmier.
Infine, un altro elemento chiave della riunione sarà la pubblicazione delle ultime proiezioni macroeconomiche, che dovrebbero mostrare un forte aumento dell’inflazione a brevissimo termine, seguito tuttavia da un calo tale che la banca centrale non riuscirà a raggiungere il suo obiettivo d’inflazione nel 2022 e nel 2023. Per quanto riguarda il Ppil la stima non dovrebbe discostarsi di molto dal +3,9% previsto a dicembre per il 2021 sebbene la dinamica dovrebbe essere più debole rispetto alle proiezioni di tre mesi fa nel primo semestre con un’accelerazione migliore delle attese nel secondo.
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