Crescita, l’Italia c’è. Via alle politiche sul capitale umano
La ripresa è “certificata” dal Centro Einaudi nel suo XXII Rapporto sull’economia globale. A spingere l’economia italiana è soprattutto il giro di boa del debito pubblico
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La riunione di giovedì del Consiglio direttivo della banca centrale europea ha confermato la rotta già intrapresa nel meeting di dicembre. I tassi dell’eurozona resteranno dunque invariati anche oltre la fine del programma di riacquisto di titoli di stato prevista a settembre, con un graduale processo di normalizzazione delle politiche monetarie che, a volere interpretare le parole di Draghi, non prevede rialzi prima del 2019 inoltrato.
L’euro forte e la volatilità dei cambi rappresentano il principale fattore di preoccupazione e incertezza citato da Draghi. Ma evidentemente i mercati temevano l’annuncio di un più deciso impegno a indebolire la moneta unica, tant’è che, sulla scia del meeting, l’euro si è rafforzato ancora – almeno nell’immediato. Passiamo in rassegna alcuni dei commenti e delle reazioni dei gestori obbligazionari e multi asset internazionali.
Il mercato sconta ingiustificatamente toni da falco

Secondo Paul Brain, Head of Fixed Income di Newton IM, asset manager obbligazionario parte della galassia di BNY Mellon, le oscillazioni dell’euro successive all’annuncio tradiscono il nervosismo degli operatori in merito al rialzo dei tassi.
L’annuncio non ha rivelato alcun cambiamento nel tasso di deposito o nella forward guidance sul QE. Come al solito, la conferenza stampa diventa l’occasione per il mercato di nutrirsi di qualsiasi sottile cambiamento nel linguaggio del presidente Draghi. Questi ha sottolineato che la forza della valuta unica richiede un costante monitoraggio – come è logico, dal momento che un euro forte rappresenta una spinta al ribasso per l’inflazione e di conseguenza potrebbe portare la Bce a lasciare i tassi ai minimi per un periodo prolungato.
Va osservato come, subito dopo l’annuncio, l’euro abbia ricominciato ad apprezzarsi mentre le obbligazioni europee hanno perso qualcosa, segno che la lettura del mercato dei commenti di Draghi è stata leggermente improntata verso un’interpretazione restrittiva, da “falco”. Ciò è forse dovuto alla descrizione ottimistica che ha fatto dell’economia e in merito alla probabilità che l’inflazione raggiunga l’obiettivo del 2%.
Continuiamo a ritenere che la Bce stia compiendo passi molto graduali verso la riduzione della politica monetaria accomodante, che prenderanno vigore durante l’anno. Data la ripresa economica, non saremmo sorpresi se la Bce interrompesse davvero il QE al termine dell’attuale programma, previsto per il 18 settembre. Detto questo, il mercato sembra troppo irrigidito ad anticipare un atteggiamento restrittivo sui tassi. Con la disoccupazione ancora elevata, il basso utilizzo delle capacità produttiva e l’euro in costante rafforzamento, la Bce riterrà di potersi permettere di aspettare fino alla metà del 2019 prima di alzare i tassi.
Tassi invariati fino al secondo trimestre 2019

Per Mitul Patel, Head of Interest Rates di Janus Henderson Investors, l’apprezzamento dell’euro – pur monitorato con attenzione – rimane un rischio minore per Mario Draghi. Tassi ai minimi per un anno ancora, e oltre.
Come da copione, la Bce ha lasciato invariati i tassi e ha dichiarato l’intenzione di tenere in piedi il programma di QE fino a fine settembre o oltre. Draghi ha sostenuto che i tassi non aumenteranno fino a ben oltre la fine degli acquisti netti di bond, il che rende il secondo trimestre del 2019 la finestra temporale in cui i tassi saranno probabilmente ritoccati per la prima volta.
È stato osservato che la recente volatilità dell’euro abbia creato incertezza e vada monitorata, ma il tono del commento non destava particolare preoccupazione per i livelli attuali. I rischi per le prospettive di crescita sono stati considerati come equilibrati. Il ciclo economico è ora ben radicato, anche se le pressioni inflazionistiche continuano a rimanere deboli. Ciononostante, in assenza di shock ci attendiamo che la Bce continui il suo lento ma costante ritiro degli stimoli.
La reazione del mercato è stata in linea con le nostre aspettative, con l’euro che si è rafforzato ulteriormente e le vendite sulle obbligazioni governative con scadenze più brevi; al contrario, le obbligazioni a più lunga scadenza non hanno perso terreno.
A marzo probabile indicazione di guidance sui tassi

Per Brendan Lardner, active fixed income portfolio manager di State Street Global Advisors, il board Bce attenderà di avere almeno una proiezione dei dati economici del primo trimestre 2018 prima di inviare al mercato segnali concreti sugli orientamenti monetari.
La Bce ha fornito poche indicazioni su quando avverrà il primo rialzo dei tassi di interesse. Se da un lato sia l’attività che i dati dei sondaggi continuano a essere robusti, i trend dell’inflazione sottostante sono ancora contenuti. Alla luce di ciò, è più probabile che la Bce segnali al mercato un cambiamento della guidance durante il meeting di marzo, quando saranno disponibili nuove previsioni economiche.
Mentre Draghi ha evidenziato il rischio insito nell’attuale volatilità della valuta, sembra che i suoi commenti di oggi non saranno sufficienti per provocare una netta inversione di rotta dello slancio dell’euro. Draghi ha minimizzato il fatto che alcune sezioni del Consiglio Direttivo abbiano posto degli interrogativi in merito alla necessità di proseguire con il programma di acquisto di asset oltre la fine di settembre ed è quindi probabile che il mercato debba aspettare un po’ di più prima che la Bce indichi qualsiasi cambiamento di rotta.
Impatto sui mercati circoscritto, rialzi (molto) di là da venire

Anche secondo François Rimeu, Head of Cross Asset and Total Return di La Française, il mercato è eccessivamente sbilanciato verso un’interpretazione restrittiva della guidance di Francoforte.
Sin dalla pubblicazione delle minute piuttosto “da falco” della Bce, abbiamo visto i membri del Banca centrale europea tentare di far luce sulla posizione dell’Istituto manifestando una tendenza ad assumere un tono più “colomba”. Il mercato ha mal interpretato? Probabile.
Se consideriamo i bassi livelli sui quali si attesta l’inflazione e tassi di cambio in crescita, era troppo presto per aspettarsi dei cambiamenti significativi nel modo di comunicare che la Bce ha adottato giovedì. Non ci aspettavamo alcuna modifica nella politica dei tassi di interesse, così come non prevedevamo alcun cambiamento del programma di acquisti di asset.
Draghi si è dimostrato fiducioso sulla crescita economica, ma molto cauto sull’inflazione. Il mercato sta già prezzando alcuni rialzi per quest’anno (5-6 punti base), cosa che sembra improbabile se consideriamo il passato orientamento della Bce. Nel complesso, riteniamo che questa riunione non avrà un impatto significativo sui mercati.
