4 min
Per i fund manager rendimenti a due cifre in un anno, ma con una volatilità più elevata rispetto alle Large cap e un maggiore beta verso il mercato. Nei portafogli dominano i titoli ciclici e sottovalutati
A Wall Street le prospettive di ripresa del ciclo economico post-pandemia hanno alimentato una rotazione nei portafogli degli investitori non solo su base settoriale – e quindi di stile della gestione – ma anche dimensionale. Da inizio anno le performance degli indici Russell che tracciano l’andamento dei titoli nei segmenti Mid e Small sono allineate con quelle dell’S&P 500 e del Dow Jones e superano di qualche punto i rendimenti dei listini tecnologici. Allargando l’orizzonte temporale all’anno il divario aumenta.
Fonte: Osservatorio trimestrale Fida
“Il confronto grafico tra gli indici FFI Usa Mid&Small e Large&Mid evidenzia una sovraperformance delle società a ridotta capitalizzazione unicamente nell’ultimo anno (+50% contro +30%), mentre su orizzonti più lunghi i risultati sono sostanzialmente equivalenti”, conferma Monica F. Zerbinati, analista finanziario di Fida, società di distribuzione e analisi dei dati finanziari attiva nei settori del risparmio gestito e assicurativo.
I titoli preferiti dai fund manager
Anche nel segmento delle piccole e medie taglie i gestori di fondi preferiscono i titoli più ciclici: “Industria e servizi alle imprese, IT, sanità e finanza rimangono i settori dominanti nel portafoglio”, spiega a FocusRisparmio Curt Organt, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – US Smaller Companies Equity Fund dell’omonima casa di gestione, aggiungendo che ciascuno di essi è presente “con oltre il 10% dell’allocazione azionaria”.
La tabella mostra i fondi autorizzati alla vendita al dettaglio in Italia escludendo i fondi pensione, assicurativi e speculativi. Non contiene classi a distribuzione. Tutte le performance sono in euro con dati aggiornati al 7 maggio 2021. In rosso la classe migliore del comparto.
Se guardiamo le performance dei fondi che investono in questa asset class, nell’ultimo anno presentano tutte un rendimento a due cifre, che diventano tre in alcuni casi se si allarga l’orizzonte di analisi ai cinque anni. I premi però fanno fronte ad una volatilità più elevata rispetto all’universo delle Blue chip statunitensi.
“Il gap ha iniziato ad originarsi nel novembre 2020 – nota Zerbinati – e con riferimento specifico alle small cap, la categoria, piuttosto esigua, è caratterizzata da maggiore volatilità e soprattutto un maggiore beta rispetto al mercato. La performance ad un anno raggiunge il 65%”.
La direzione futura
Numeri importanti, ma che non devono abbagliare e i gestori sono consapevoli dei rischi che possono correre nell’immediato futuro. “Stiamo assistendo a segnali di ripresa economica, ma siamo consapevoli del fatto che i prezzi degli asset sembrano anticipare la ripresa”, spiega Organt. Inoltre, aggiunge il money manager, vi è “il potenziale vento contrario dell’aumento dei tassi di interesse e di un aumento dell’imposta sulle società, che potrebbe pesare sulle azioni”.
Fattori macroeconomici a parte, gli analisti sostengono che le performance future su questa asset class saranno guidati dai risultati di lungo termine. “Continuiamo a investire in società selezionate che crediamo siano sottostimate dal mercato o dove vediamo potenzialità attraverso processi di turnaround”, conclude il gestore di T.Rowe Price, “di recente abbiamo incrementato l’allocazione su direct marketing al dettaglio, tecnologie medicali, REIT e software”.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.