Per Lombard Odier è un rischio chiave, che potrebbe accelerare la stretta monetaria producendo spinte recessive
Salman Ahmed, PhD chief investment strategist di Lombard Odier
Lo scenario per il 2019 sui mercati globali di Lombard Odier non prevede la recessione, ma mette in conto un eccesso di dinamiche inflazionistiche come rischio chiave. È questa l’opinione espressa in un report da Salman Ahmed, PhD chief investment strategist, e Charles St-Arnaud, senior investment strategist di Lombard Odier. “Le previsioni di inflazione globale sono un fattore curioso per il nostro scenario perché un aumento dell’inflazione più rapido del previsto può spingere molte banche centrali, compresa la Federal Reserve, ad aumentare i tassi molto più velocemente di quanto scontato dai mercati. Questo può generare un irrigidimento delle condizioni finanziarie e, considerato che la leva finanziaria dell’economia globale è così elevata, si rischia di arrivare persino a una potenziale recessione”, si legge nella nota.
Charles St-Arnaud,senior investment strategist di Lombard Odier
E non c’è solo la Fed: anche Banca centrale europea, Bank of England, Bank of Canada e Riksbank svedese nel corso dell’anno probabilmente saranno tutte impegnate nella rimozione almeno parziale dello stimolo monetario. E in questo scenario è normale domandarsi se questa stretta potrà incidere sulla crescita e sui mercati. “Crediamo che nel 2019 il focus sulla stretta monetaria resterà forte, ma ci aspettiamo anche una forte sensibilità a eventuali eccessi, soprattutto nel caso della Bce”, precisano Ahmed e St-Arnaud. Secondo gli esperti di Lombard Odier è improbabile un rialzo dei tassi da parte dell’Eurotower prima dell’estate, mentre il punto di partenza più probabile è settembre, a meno di ulteriori ritardi.
Ma è pur vero che alcuni segnali potrebbero obbligare la Bce a cambiare i piani. “Innanzitutto, alcuni segnali indicano che l’economia potrebbe rallentare più del previsto. Questo significherebbe che la capacità in eccesso non scomparirebbe con la velocità prevista dalla Bce. In secondo luogo, un’escalation delle tensioni con l’Italia potrebbe incidere negativamente sulle condizioni monetarie e sulla crescita dell’Eurozona”, precisano Ahmed e St-Arnaud.
C’è poi la Banca nazionale svizzera, che di solito segue il percorso della Bce, ma che pure potrebbe essere spinta a un rialzo precoce alla luce proprio delle pressioni inflazionistiche. Secondo Ahmed e St-Arnaud la Bns cercherà di evitarlo, anche lasciando apprezzare il franco a breve termine per ridurre l’inflazione importata. In controtendenza, la Bank of Japan è probabilmente l’unica banca centrale importante che non ridurrà lo stimolo monetario nel 2019: “Vista l’assenza di pressioni inflazionistiche sostenute, e con l’inflazione ben al di sotto del target, crediamo che la BoJ non possa permettersi di ridurre la portata delle misure accomodanti, e lascerà quindi invariati il programma di Qe e il contesto di intervento sulla curva dei rendimenti”.
Mentre per quanto riguarda la BoE, gli esperti di Lombard Odier fanno notare che probabilmente “in assenza delle incertezze sulla Brexit la banca centrale avrebbe già irrigidito la politica monetaria. Ci aspettiamo che rialzi i tassi due volte il prossimo anno, a maggio e novembre, sempre che l’accordo sulla Brexit si trovi”, concludono.
È probabile che quest’anno ci sarà un brusco rallentamento nella crescita dei "dividendi" delle società a stelle e strisce. Il consensus degli analisti pone la crescita dell’S&P500 al 9% nel 2019, contro il 25% del 2018