Assoprevidenza: “Usare i contributi contrattuali per polizze collettive”
9 luglio 2019
di La redazione
6 min
Dall’assemblea dell’Associazione per la previdenza e l’assistenza complementari, il presidente Corbello lancia l’idea per un ampliamento delle tutele Ltc, vita, infortuni
Mario Padula
I versamenti contributivi contrattuali a carico del datore di lavoro (“esigui”, se il dipendente non contribuisce con una propria quota di risorse, o con il Tfr, il Trattamento di fine rapporto, e insufficienti per costruire una “seconda pensione”) vengano usati per “realizzare in forma collettiva polizze assicurative vita, infortuni e coperture per la Long term care, in caso di non autosufficienza”. È l’idea lanciata dal presidente di Assoprevidenza, Sergio Corbello, stamattina, a Roma, all’assemblea dell’organizzazione che riunisce i protagonisti della previdenza e dell’assistenza complementare, con l’obiettivo di dar ’peso’ e “finalità previdenziali” a delle “somme, altrimenti irrilevanti”, che permetterebbero l’ampliamento delle tutele assicurative a tutti gli aderenti alle forme di previdenza complementare.
“La nostra proposta muove – ha spiegato – dall’oggettiva constatazione che le adesioni alle forme di previdenza complementare cosiddette ‘contrattuali’, cioè in via automatica per tutti i lavoratori destinatari di un contratto collettivo, con una minima misura di contribuzione esclusivamente a carico del datore di lavoro, da un lato sembrano mostrare scarsissimo successo quale incentivo per essere trasformate dal singolo in adesioni piene, con contribuzione di datore di lavoro e lavoratore e conferimento del TFR; dall’altro, paradossalmente, rischiano di tradursi in una sorta di pericolosa illusione ottica di copertura previdenziale di secondo pilastro”.
Sergio Corbello
La soluzione proposta da Assoprevidenza, fermo restando il doveroso tentativo di ciascun fondo interessato di cercare di persuadere ogni “aderente contrattuale” a diventare un iscritto a pieno titolo, produrrebbe secondo Corbello un duplice risultato positivo: “Si darebbe senso e finalità previdenziale a delle somme che, per la loro modesta misura annua, genererebbero un montante finale sostanzialmente irrilevante. Si determinerebbe inoltre un effetto volano nei confronti di tutta la platea degli iscritti a ciascuna forma previdenziale; nel regolare la posizione degli aderenti contrattuali non vi sarebbe infatti ragione per non estendere le coperture vita caso morte, infortuni e di Ltc all’intera comunità degli aderenti, con compressione dei relativi costi e vantaggio complessivo per la comunità stessa”.
Ma veniamo ai dati e alle questioni poste dai partecipanti nel corso della assemblea cui ha preso parte anche il presidente Covip, Mario Padula.
398 forme pensionistiche complementari con 7,9 milioni di iscritti.Come ufficializzato dall’ultima relazione annuale della Covip, l’Autorità di vigilanza per il settore, e ripetuto da Padula nel corso dell’assemblea, l’offerta di previdenza complementare in Italia si compone di 398 forme pensionistiche: 33 fondi pensione negoziali, 43 fondi pensione aperti, 70 piani individuali pensionistici (PIP) “nuovi”, 251 fondi preesistenti oltre a Fondinps. Il totale degli iscritti alla previdenza complementare (dato al 31 dicembre 2018) è 7,9 milioni, pari al 30,2% della forza lavoro. Gli iscritti ai fondi negoziali sono 3 milioni, ai fondi aperti 1,4 milioni, ai PIP “nuovi” 3,1 milioni, ai fondi preesistenti poco più di 600 mila. Le risorse accumulate dall’insieme delle forme pensionistiche complementari ammontano a 167,1 miliardi di euro, che corrispondono al 9,5% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie.
322 fondi sanitari di assistenza complementare (erano 267 nel 2010). I fondi sanitari di assistenza complementare, secondo i dati del primo Report System del ministero della Salute, pubblicato nel 2019 con dati 2017, risultano 322 (erano 267 nel 2010). Complessivamente gli enti, casse e società di mutuo soccorso con finalità esclusivamente assistenziali, che dedicano almeno il 20% delle risorse annuali ad attività integrative rispetto al Servizio Sanitario Nazionale, hanno erogato nel 2016 prestazioni sanitarie e sociosanitarie per un totale di circa 2 miliardi e 328 milioni euro, di cui 753 milioni di euro per attività integrative al SSN, a favore di 10 milioni e 605mila iscritti. I fondi sanitari esclusivamente integrativi rispetto al SSN hanno dichiarato di aver erogato, sempre nel 2016, prestazioni sanitarie e sociosanitarie per un totale di 1.305.696 euro a favore degli 11.097 iscritti.
La proposta di assicurazioni collettive contro gli eventi gravi. “L’assicurazione contro gli eventi gravi – ha commentato Massimo Carassinu, Ceo Italia di ElipsLife, che ha condotto la ricerca pubblicata sui Quaderni di Assoprevidenza – dovrebbe essere disponibile per dipendenti e professionisti affiliati ai fondi e casse pensione e dovrebbe essere garantita nel modo più efficiente possibile. Come risulta in modo evidente dalla ricerca, le soluzioni assicurative di gruppo sono le più efficaci nel coprire questo rischio perché usufruiscono della mutualità ed evitano il rischio di anti-selezione. Questo è il cuore della proposta di Elipslife, che offre a fondi, casse previdenziali e datori di lavoro la possibilità di concedere un importante beneficio sociale ai propri dipendenti e affiliati”.
Le nuove regole europee Iorp 2. Tema centrale dei lavori dell’Assemblea di Assoprevidenza è stata l’adozione della normativa europea Iorp 2, che stabilisce le nuove regole di governance e di valutazione e gestione del rischio per fondi pensione e casse previdenziali. “Il vero focus di Iorp 2 – ha sottolineato Giampaolo Crenca, principal partner di Crenca & Associati, presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari – è il cambiamento di approccio, ovvero spostare l’attenzione su una gestione risk based che incentri l’attenzione dei decision makers sulla solvibilità dei fondi pensione, senza dimenticare la loro missione fondamentale. In tal senso l’attuario diventa una figura chiave per realizzare questi obiettivi”. Giuseppe Melisi, partner di Olivieri Associati ha sottolineato: “Rendiamo più solide e adeguate le prestazioni previdenziali e assistenziali attraverso la predisposizione degli strumenti necessari a una sana, consapevole e prudente gestione, la valutazione dell’equilibrio attuariale (Servizi attuariali, Bilanci Tecnici) e la corretta contabilizzazione degli impegni assunti (Principi contabili internazionali), la mappatura, la valutazione qualitativa e quantitativa e la gestione dei rischi (Iorp 2, Risk Management), l’affiancamento in tutte le fasi del processo di avvio di nuovi progetti e la costruzione di una struttura gestionale in equilibrio attuariale e appetibile sul mercato (Start up)”. “Lo Iorp 2 – ha osservato Giovanni di Marco, partner di Deloitte – è un’opportunità di evoluzione dei fondi pensione in un’ottica di controllo dei rischi, di efficienza e diffusione della cultura tecnica. E’ importante che le decisioni riguardo il processo di trasformazione seguano ad un adeguato iter di valutazione della compliance, dei costi e dei benefici attesi delle diverse soluzioni possibili, in modo da intraprendere quella più efficace ed adeguata in base al principio di proporzionalità applicato al fondo pensione”.
I gestori e l’impatto sociale e ambientale degli investimenti. “L’adozione di metodologie Est e della misurazione dell’impatto di investimento in termini sociali ed ambientali – ha osservato Alberto Salato, managing director e head of Southern Europe client group di Neuberger Berman – è diventato argomento centrale anche per i gestori di private markets. Neuberger Berman, società indipendente di gestione finanziaria con oltre 320 miliardi di dollari in gestione, tra cui una piattaforma di private equity di oltre 70 miliardi, ha da tempo adottato il rating A+ di adozione dei principi Sri delle Nazioni Unite. Riteniamo che l’utilizzo di tali principi all’interno del processo d’investimento sia di particolare importanza, non solo per la crescente domanda da parte dei clienti investitori, ma anche perché evidenze empiriche ci dicono che le aziende che adottano tali metodologie ottengono risultati superiori, rispetto ai concorrenti. Il private equity, partecipando nella gestione delle aziende, ha un ruolo importante nell’aiutare gli imprenditori ed il management a fare propri tali principi ed a implementarli in ogni fase della gestione e dei processi decisionali.” Infine Matteo Bosco, partner di Conser, società svizzera indipendente che ha sviluppato uno strumento digitale originale per valutare e misurare la sostenibilità degli investimenti finanziari, ha affrontato l’argomento sensibile delle fonti di informazione sull’impatto Eg delle decisioni di investimento. “Vista la complessità del tema e la numerosità crescente delle fonti di informazione in materia di sostenibilità e i bisogni specifici di ogni investitore – ha spiegato Bosco – Conser si propone di offrire una griglia di lettura neutra e facilmente comprensibile per facilitare le scelte degli investitori”.
Nel 2018 il tasso di copertura aumenta al 30,2%. Permangono però differenze generazionali, geografiche e di genere. I fondi preferiscono i titoli di Stato, in calo titoli di capitale e quote di Oicvm. La Relazione Covip
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