La Cina non perderà il suo posto di rilievo nel mondo produttivo
Pechino resterà leader nelle produzioni a elevato valore aggiunto. E trainerà la ripresa globale a partire da Corea e Taiwan (che la stanno già seguendo in termini di crescita del Pil)
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Investire sull’Asia con un approccio di lungo termine, con un’attenta selezione azionaria che prende in considerazione non solo i titoli che beneficiano della pandemia ma prima di tutto i fattori di crescita strutturali he proseguiranno anche quando si tornerà alla normalità. Ma badando anche alle valutazioni, laddove ci sono diversi titoli promettenti che sono stati in qualche modo “derated” dalla crisi, e che quindi, pur essendo società sostenute da trend di crescita strutturali, si sono trasformati da azioni growth in azioni value. È la ricetta delineata da Richard Titherington, CIO and Head of the Emerging Markets and Asia Pacific Equities di Jp Morgan AM, e Joanna Kwok, Portfolio Manager Emerging Markets and Asia Pacific Equities.
“Siamo investitori di lungo termine, e quindi guardiamo prima di tutto alla qualità, ma siamo molto attenti alle valutazioni”, spiega Kwok. “Per esempio, eravamo fortemente esposti su alcuni settori in Cina che sono saliti molto, con alcuni titoli le cui valutazioni erano diventate parecchio tirate, come su alcune società dell’healthcare e di Internet, e abbiamo pertanto deciso di prendere profitto. E abbiamo compiuto una rotazione sui titoli di India e Indonesia, che hanno ottime prospettive di lungo termine ma restano ancora un po’ indietro tra i Paesi asiatici, quindi vediamo molte opportunità in quelle aree. E abbiamo puntato anche su alcuni titoli un tantino più ciclici verso la fine dello spettro della qualità, dove le valutazioni sono diventate particolarmente attraenti, come alcune società coreane di memorie”, argomenta l’esperta.
L’Asia resta un’area non priva di sfide e incertezze, osserva Titherington, ma “anche se il contesto generale resta ancora complicato, in termini di performance di investimento abbiamo avuto ottimi risultati”. L’esperto punta il dito soprattutto verso la Cina, che ha visto salire molto il mercato azionario ma è comunque ancora attraente: “il primo Paese a essere colpito dalla crisi, ha poi ha performato incredibilmente bene, con un forte rimbalzo guidato principalmente dalle società growth come Tencent e Alibaba”, aggiunge Titherington.
Ma quali sono gli aspetti da tenere d’occhio con attenzione? Certamente i trend strutturali. “In fondo, i trend che vediamo oggi c’erano già prima, e la pandemia non ha fatto altro che accelerarli”, sostiene Kwok. Prendiamo per esempio, prosegue, lo shopping online, sul quale eravamo molto attivi già prima ma è letteralmente esploso dopo i lockdown, e che beneficia società come JD.com, o l’healthcare, con un ulteriore sviluppo di servizi diagnostici, lo sviluppo di farmaci innovativi, la medicina di prevenzione e non solo. E ovviamente la tecnologia: “Lavorare da casa ha fatto sviluppare molto rapidamente l’infrastruttura cloud e questo ha premiato società come Kingsoft in Cina”.
Tra i settori interessanti, i due manager citano anche la supply chain dei veicoli elettrici, che sarà spinta non solo dalla domanda privata per scelte più ecologiche, ma anche dalla spesa dei governi in tal senso. E, soprattutto i Cina, sui settori legati alla “premiumisation”, cioè la maggiore domanda di beni e servizi di maggiore qualità legati alla crescita della classe media, che può essere deragliato dalle crisi momentanee ma dovrebbe proseguire su un percorso di crescita.
Occorre mantenere una disciplina, sottolinea Kwok, ed evitare di concentrarsi solo sulle società che sono favorite dalla pandemia, ma piuttosto di guardare ai trend strutturali di lungo periodo, per puntare su ritorni sostenibili anche quando tutto tornerà alla normalità. La chiave, insomma, è restare investiti sulle opportunità di crescita strutturale: healthcare, in particolare prevenzione e diagnostica, commerce e servizi per lo shopping online, cloud, cybersecurity.
La seconda area importante per Kwok è quella della sostenibilità. “Non solo in termini di ritorni sostenibili, ma dal punto di vista delle implicazioni ESG e degli impatti del Covid, per capire cosa stanno facendo le società al riguardo. Investendo su Asia e mercati emergenti, riteniamo che i fattori ESG siano profondamente integrati nelle nostre decisioni di investimento”, sostiene Kwok. A tal fine, la pandemia ha fatto emergere delle implicazioni soprattutto in relazione al fattore sociale, la “S” dell’acronimo ESG. Di solito ci si incontra di più su governance e fattori ambientali, ma in questo periodo le società hanno fatto davvero grandi passi avanti sul sociale, afferma l’esperta, citando il caso di Unilever in India, che ha fatto molta beneficienza per riuscire ad aiutare la società nei momenti difficili della pandemia.
Jp Morgan copre con estrema attenzione 1300 società in Asia, di cui circa 200 emergono con i migliori score di sostenibilità: “sono quelle su cui vogliamo investire in un’ottica di lungo periodo”, sostiene Kwok.
