Paschetta (Pictet): “Sui minimi il Pac vince sul Pic, vi spiego perché”
Il manager mette in guardia da comportamenti dettati dall’emotività: “Chi fa market timing guadagna la metà e perde il doppio”
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Fra i tanti mutamenti che la crisi da coronavirus ha portato nel mondo ve ne è uno che riguarda la geografia del risparmio gestito in Europa: Ubs Asset Management torna ad essere il primo asset manager europeo per masse gestite in fondi attivi ed Etf dopo diversi anni di egemonia della francese Amundi.
Secondo i dati diffusi da Morningstar, le masse gestite in Europa da Ubs Am sono salite a 308 miliardi nel primo semestre dell’anno, grazie a una raccolta netta di circa 9,3 miliardi. L’Italia ha contribuito per 2,1 miliardi a questi flussi, una cifra che ne fa il terzo miglior gestore in questi primi mesi dell’anno alle spalle del gruppo Poste Italiane e dell’altra casa d’investimenti svizzera Pictet Am. Il patrimonio gestito da Ubs Am in Italia alla fine di giugno era pari a 16,7 miliardi (fonte Assogestioni).
“Dietro a questi risultati c’è un piano strategico integrato sulle varie divisioni (attivi, ETF, retail, ecc..) intrapreso anni fa che ci ha permesso di fare il salto di qualità”, spiega a FocusRisparmio Giovanni Papini, country head di UBS Asset Management.
Ed è sui concetti chiave di “consolidamento” e “qualità” che Ubs vuole incardinare le strategie future, con l’Italia al centro dei propri piani. Ce ne parla il manager in questa intervista.
Siamo veramente orgogliosi dei risultati ottenuti in questi primi sette mesi del 2020 che confermano un trend già iniziato nel corso del 2019 e nonostante le difficoltà che tutti i settori dell’economia hanno dovuto affrontare. Senza dubbio infatti l’emergenza sanitaria ha avuto conseguenze operative importanti, ma sono ancora più orgoglioso di vedere come dietro a questi risultati ci sia un piano strategico integrato sulle varie divisioni (attivi, ETF, retail, ecc..) intrapreso anni fa che ci ha permesso di fare il salto di qualità, ma soprattutto di farlo in maniera differente rispetto al mercato. A conferma della leadership ottenuta a livello europeo, siamo stati recentemente nominati come la prima casa di gestione in Europa in termini di asset di investitori privati nel primo semestre del 2020.
Ci tengo a sottolineare sempre che la prima leva della nostra forza è una strategia estremamente diversificata a livello di prodotti: i fondi attivi, gli Etf e la nostra piattaforma real estate. A livello di asset allocation invece, nonostante la pandemia, abbiamo continuato a credere fortemente sul mercato cinese. Una scelta assolutamente controcorrente all’esplosione del Covid-19, ma che era accompagnata dalla convinzione che sarebbe stata la prima economia a essere colpita e la prima a riprendersi. E non ci siamo sbagliati.
Le parole chiave per i prossimi mesi saranno senza dubbio “consolidamento” e “qualità”, continuando sulla strategia avviata negli ultimi anni. Continueremo sempre più a migliorarci nel mettere a disposizione dei nostri partner e dei nostri clienti le competenze e i servizi del gruppo. Inoltre, implementeremo la nostra rete grazie a nuovi accordi strategici stretti negli ultimi mesi con player chiave del mercato.
Gli italiani sono storicamente un popolo di risparmiatori, con un’alta percentuale di liquidità in portafoglio. Ciò rende l’Italia un mercato ad alte potenzialità, che già da tempo offre diverse opportunità agli investitori e che ha raggiunto un alto livello di consolidamento, già prima della pandemia. A conferma di ciò, molti player internazionali negli ultimi anni sono sbarcati in Italia. La vera sfida però è rimanerci con buoni risultati, essere in grado di adattarsi e calarsi in un contesto politico ed economico complesso come quello italiano. C’è un elemento che spesso in Italia non si percepisce e che risulta a chi ha opportunità di seguire molteplici paesi nell’area della consulenza e del private banking: il nostro mercato è molto evoluto e caratterizzato da modelli di business molto efficaci e “veloci” rispetto ai più importanti paesi europei.
Ritengo sia imprescindibile, nonostante la chiara necessità di diversificazione del portafoglio, che gli investimenti delle famiglie italiane seguano un criterio logico e basato sulla qualità. È necessario, quindi, che ogni componente del portafoglio abbia uno scopo ben definito. E crediamo siano tre i grandi insiemi che ben racchiudono gli obiettivi di una famiglia: la protezione, la visione (ovvero il lungo periodo), la decorrelazione. Ciò significa che per mobilitare la ricchezza finanziaria di una famiglia occorrono sia degli strumenti per proteggere la parte core del portafoglio, ma anche allo stesso modo risulta fondamentale l’individuazione di trend futuri da anticipare e sfruttare; ed infine un ruolo decisivo ce l’ha anche la decorrelazione che consente di trovare opportunità di investimento diverse nell’economia reale, pur limitando le conseguenze negative dei cambiamenti geopolitici o comunque legati agli eventi di attualità.
Come negli ultimi anni abbiamo accompagnato alcune banche private in progetti strategici per l’implementazione di piattaforme di consulenza evoluta, stiamo già studiando e condividendo con alcuni leader di mercato un nuovo indirizzo strategico: puntare a gestioni patrimoniali (lo strumento chiave nel private banking) di nuova generazione caratterizzate dalla combinazione di industrializzazione di processo ed elevata personalizzazione a livello di cliente.
