Sfdr, Paschetta (Pictet Am): “Quanto conta giocare d’anticipo”
Il manager racconta le strategie che hanno portato la casa d’investimenti ginevrina ad essere il primo gestore estero non captive per masse in fondi sostenibili e responsabili in Italia
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Un mercato in cui i rendimenti vanno cercati (e trovati!) con il lanternino. In cui la gestione attiva e l’innovazione di prodotto – e non i costi – saranno il terreno chiave su cui si giocherà la competizione tra gli asset manager. È questo lo scenario in cui si muove oggi l’industria del mercato gestito, come spiega a FocusRisparmio Enzo Corsello, Country Head per l’Italia di Allianz Global Investors, dove è arrivato da pochi mesi.
Per Corsello, che è approdato in AllianzGI in un momento di grandi cambiamenti per la società, le principali sfide per il settore sono rappresentate da “glaciazione” dei rendimenti, necessità di innovare e pressione regolatoria. Ecco l’intervista integrale per la rubrica #BigTalkFR di questa settimana.

Noi siamo in una fase peculiare che vede i mercati preoccupati per ragioni speculari e opposte a quelle che hanno caratterizzato l’approccio del mercato fino alla fine dell’anno scorso. L’anno scorso dominata la preoccupazione per il potenziale rallentamento del percorso di reflazione e del ritorno alla crescita innescato nella seconda parte del 2020, mentre adesso il mercato è preoccupato dalla possibilità che crescita e reflazione siano troppo veloci da poter configurare rischi nelle dinamiche dei prezzi e produrre un surriscaldamento dell’economia.
Per converso, gli stimoli fiscali – e in particolare quelli da 1,9 trilioni di dollari di stimolo addizionale promossi negli Usa dalla nuova amministrazione Biden, per non parlare della proposta di salario minimo a 15 dollari – assieme al rialzo petrolio e ad altri fattori, come la reintroduzione dell’Iva in Germania, creano un effetto ottico di risalita dei prezzi, con elementi strutturali che che possono creare le condizioni per una ripresa inflazionistica.
Arriviamo da una condizione in cui i mercati hanno corso tanto, grazie a stimoli monetari e fiscali, con alcune aree da bolla e una serie di eccessi, e in condizioni del genere un rialzo non ordinato dei rendimenti obbligazionari crea pressione. Se, come è accaduto di recente, sia le azioni sia le obbligazioni vanno in territorio negativo, con relazione a uno – e quindi senza il possibile beneficio dato dalla diversificazione – l’unico riparo possibile diventa il cash.
Avevamo previsto questa situazione come scenario di coda e riteniamo che resti all’interno della fisiologia, come una parentesi transitoria dovuta alla ripartenza dell’economia, quindi il nostro posizionamento di medio periodo sugli asset rischiosi alla ricerca di rendimenti resta assolutamente immutato. Anzi, vediamo eventuali correzioni come occasioni per riposizionarsi sull’equity e sul ritorno alla crescita, e con la reflazione sui settori più ciclici, che hanno maggiormente pagato la pandemia. La nostra view peraltro ha sempre sottolineato l’importanza di cercare il rendimento su un orizzonte di medio-lungo periodo, anche su asset meno tradizionali, facendo ricorso ai private market e con una forte attenzione alla sostenibilità, anche come parametro per ottenere migliori ritorni.
Ne individuo almeno tre. La prima è riuscire a creare valore e garantire rendimenti in fase storica di “glaciazione” di tassi e rendimenti, in cui il rendimento è una merce sempre più scarsa e di conseguenza il contributo essenziale che l’industria deve dare è individuare aree di crescita, settori e temi che garantiscano ritorni – anche eventualmente a tassi di volatilità più alti – che permettano all’investitore di preservare il capitale dalle minacce di inflazione e tassi negativi. In definitiva, l’industria deve giustificare la sua ragione d’essere.
Poi, con obbligazioni governative e titoli corporate in territorio negativo, la gestione attiva diventa irrinunciabile per creare valore, perché il rendimento va cercato dove c’è, sfruttando asimmetrie e inefficienza dei mercati finanziari, perché invece la gestione passiva tende a essere prociclica, garantendo esposizione a trend già nel pieno del loro essere.
La seconda sfida riguarda l’innovazione, che deve essere innovazione di prodotto che punta su trend emergenti ma irrinunciabili per offrire un’attrattiva ai risparmiatori. La capacità di trovare rendimento identificando i megatrend e beneficiare della crescita a essi correlata secondo me è un aspetto fondamentale nel nuovo modo di gestire i portafogli. Ma anche innovazione sugli investimenti sostenibili, che danno sostegno all’economia reale e migliorano le condizioni del mondo in cui viviamo, e sui private market come fonte addizionale di rendimento.
L’altra sfida è quella della regolamentazione, un trend strutturale di natura secolare che credo resterà centrale anche negli anni a venire. Il livello di trasparenza dell’industria sicuramente è cresciuto, come ricaduta di un’importante dinamica che vede sempre più presente l’intervento regolatorio. Di contro, sono saliti i costi legati alla regolamentazione: c’è stata una crescita esponenziale dei costi in termini di obblighi di comunicazione, di trasparenza, investimenti in tecnologie e infrastrutture, in un’industria che peraltro già si trova a patire pressioni sui ricavi e deve scontare costi crescenti, e questo ha già portato alla necessità di un consolidamento che è un trend destinato a proseguire.
Nell’ambito italiano a queste sfide, comuni all’industria a livello globale, si aggiunge un’ulteriore sfida specifica, rappresentata dalla necessità di spingere sulla previdenza complementare per far fronte all’invecchiamento della popolazione e alla riduzione delle pensioni. Paradossalmente, il tasso di prodotti di risparmio gestito dedicati alla previdenza complementare sono tra i più bassi, perciò l’industria deve fare sforzo per convogliare parte dei risparmi in quella direzione e sensibilizzare a una pianificazione più attenta del proprio futuro. Abbiamo 1,7 trilioni di liquidità sui conti correnti che si potrebbero usare in un’ottica di lungo periodo, mettendo al lavoro quelle risorse che oggi sono in balia di dinamiche inflazionistiche e costi bancari. Mi auguro che l’industria si faccia promotrice di una campagna di sensibilizzazione in questo senso.
Dovendo distinguere tra vantaggio di costi e di differenziazione, credo che il terreno su cui si combatterà la battaglia più importante sulla concorrenza non riguarda la dinamica dei costi ma la capacità di aggiungere valore. I gestori dovranno confrontarsi su dinamiche di ricerca del rendimento attraverso un processo destinato a generare alpha, non solo con la gestione attiva ma anche con l’innovazione di prodotto.
Sono arrivato in Allianz GI in una fase di profondo cambiamento avviato nel 2020 con l’insediamento, a livello mondiale, di un nuovo Cio e un nuovo Ceo, e di avvicendamenti ai vertici della distribuzione in vari Paesi. Il Ceo ha varato un programma di efficientamento del business e rimodulazione del focus su alcune aree, mettendo al centro la gestione attiva – per noi tra gli ambiti più sfidanti – e puntando sulla sostenibilità, che per il nostro gruppo è un elemento caratterizzante fino dal 2000, prima che il tema diventasse un claim generalizzato, con un approccio proattivo basato sull’engagement e sul proxy voting volto a indirizzare le scelte del management. L’anno scorso abbiamo presidiato 9000 assemblee. Senza dimenticare la grande attenzione alle gestione e all’ottimizzazione del rischio, che sta diventando un elemento sempre più differenziante nel risparmio gestito. Allianz ha lanciato una piattaforma proprietaria che sia chiama Risklab che mette a disposizione servizi di controllo del rischio, soluzioni strutturate e consulenza avanzata su cui intende fare leva per crescere su tutti i segmenti di clientela: retail, wholesale, istituzionale.
Infine, il contesto normativo e le misure di agevolazione creano un humus fertile per il lancio di prodotti alternativi di private market: strumenti che mirano a offrire diversificazione, decorrelazione ed extra rendimento rispetto agli investimenti tradizionali. Ovviamente non sono prodotti per tutti, con scarsa liquidità e orizzonti temporali più lunghi, quindi vanno avvicinati con grande attenzione.
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