Draghi: “Il debito sarà sostenibile se usato a fini produttivi”
Al Meeting di Rimini, l’ex presidente della Bce fa il punto sulla ripartenza. E mette in guardia i governi: “I sussidi servono a sopravvivere: ai giovani bisogna dare di più”
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L’emergenza Covid ha riportato i consumi ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni e senza un deciso taglio delle tasse è a rischio la ripresa economica dell’Italia. A lanciare l’allarme è il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che citando i dati dell’Ufficio Studi della Confederazione sulle spese obbligate per le famiglie, cui viene ormai destinata quasi la metà dei consumi, invita il governo ad agire con decisone.
Stessa decisione invocata ieri, insieme al pragmatismo, dall’ex governatore di Bankitalia ed ex presidente della Bce, Mario Draghi, che ha indicato nell’incertezza scatenata dalla pandemia il peggior nemico della ripartenza: “Penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti”, ha detto Draghi dal Meeting di Rimini.
Stando all’indagine Confcommercio, abitazione, assicurazioni, carburanti e sanità costano oltre 7.000 euro l’anno ad ogni italiano. “Ci preoccupa l’aumento delle spese obbligate delle famiglie – ha sottolineato Sangalli – che erodono quasi il 44% dei consumi totali: se non si interviene con decisione tagliando le tasse perderemo definitivamente la possibilità di agganciare la ripresa economica”, ha avvertito.
Insomma, la crisi del 2020 e gli effetti dell’emergenza Covid si fanno sentire sui bilanci familiari con una compressione delle spese libere e un aumento, appunto, di quelle obbligate. Incremento che porta questo tipo di spese al livello più alto dal 1995 e rivela un atteggiamento tipico dei consumatori nei momenti di incertezza economica, quando si tende a tagliare il superfluo puntando a risparmiare il più possibile in previsione di tempi duri.
Tra le spese obbligate, la voce abitazione è quella che incide maggiormente arrivando, tra affitti, manutenzioni, bollette, e smaltimento rifiuti, a superare i 4.000 euro pro capite. All’interno dei consumi commercializzabili (9.095 euro pro capite nel 2020) la componente principale è rappresentata dai beni con una quota sul totale consumi in lieve aumento (dal 38,4% del 2019 al 40,6%), mentre i servizi interrompono la costante crescita dal 1995 con un brusco calo nell’ultimo anno dal 21% al 15,6%. Per la prima volta dal 2007, si spende più per gli alimentari che per i servizi.
Tra le riforme necessarie al Paese per innescare dinamiche di crescita superiori a quelle che abbiamo sperimentato negli ultimi venti anni, Confcommercio vede soprattutto un rafforzamento del processo di liberalizzazione dei mercati di offerta di molti beni e servizi obbligati. Per la Confederazione, gioverebbe al sistema economico nel complesso e al miglioramento del benessere economico della popolazione.
