Acri/Ipsos: “Per l’80% degli italiani lo sviluppo del paese passa dal risparmio”
31 ottobre 2017
di Eugenio Montesano
5 min
L’86% della popolazione percepisce il risparmio come fondamentale per la pianificazione e la tutela del futuro. Ripartono i consumi, ma permangono forti divisioni tra nord e sud. I dati della ricerca Acri/Ipsos per la Giornata mondiale del Risparmio.
L’Italia sta uscendo dal baratro della crisi, e la percezione che il paese sia instradato su una traiettoria di recupero, legittimata anche dalla revisione al rialzo del rating da parte di Standard & Poor’s – prima promozione in 15 anni – si riverbera su ampi strati della popolazione, che continua a imperniare il futuro di lungo termine attorno al risparmio come baluardo delle esigenze di tutela e di progettazione di vita.
Al contempo, il miglior andamento della situazione personale e le minori preoccupazioni per il futuro immediato offrono l’immagine di un paese che sembra pronto a tornare a livelli di consumo più elevati di quelli sperimentati negli ultimi anni, specie nel Nord Italia.
Sono alcune delle tendenze che emergono dall’Indagine Acri-Ipsos ‘Gli italiani e il risparmio’, presentata in occasione della 93esima Giornata mondiale del Risparmio in corso di svolgimento oggi a Roma.
I numeri del risparmio. Giovani più virtuosi
La ricerca mostra con forza come il numero di italiani propensi al risparmio rimanga estremamente elevato: sono l’86% (nel 2016 erano l’88%). Di questi, il 37% quelli che non vivono tranquilli senza mettere da parte qualcosa, mentre il 49% ritiene che sia bene fare dei risparmi, ma senza troppe rinunce.
Altro dato importante nell’ottica di una gestione virtuosa delle finanze personali è quello che attesta il calo delle famiglie che intaccano il risparmio accumulato e ricorrono ai prestiti. Lo studio certifica che le famiglie in saldo negativo di risparmio scendono dal 25% del 2016 al 21% attuale perché, scrivono gli autori, “decresce il numero di coloro che intaccano il risparmio accumulato” (dal 19% dello scorso anno al 16% attuale) e “diminuisce lievemente anche chi ricorre a prestiti” (sono il 5% contro il 6% del 2016).
Positivo il dato sui giovani: tra coloro che hanno risparmiato di più nel 2017 ci sono gli adulti tra i 18 e i 30 anni (il 41%), mentre le persone fra 31 e 44 anni hanno risparmiato meno (6 punti meno della media della popolazione).
Il bisogno di consulenza ed educazione finanziaria
L’indagine, realizzata tra settembre e ottobre tramite interviste telefoniche condotte presso un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta di circa mille individui in tutto il paese, offre molti spunti utili per orientare il lavoro dei professionisti del risparmio, consulenti finanziari in primis.
In particolare, merita attenzione il dato secondo cui gli italiani sono abbastanza soddisfatti di come gestiscono i propri risparmi (il 54% degli intervistati si è espresso in tal senso), dato che è dovuto principalmente (68%) ai possessori di prodotti finanziari non a rischio (titoli di stato, obbligazioni, fondi comuni); sono molto pochi coloro che si dichiarano ‘molto soddisfatti’ (11%); i meno soddisfatti sono coloro che non hanno alcuno strumento finanziario e prediligono la sola liquidità. Pochi, tuttavia (solo un terzo della popolazione, il 36%), si ritengono in grado di individuare l’investimento adatto alle proprie esigenze.
Secondo gli autori del report, ciò è dovuto “alla ridotta cultura finanziaria e alla bassa fiducia in leggi e regolamenti che tutelano il risparmio: il 66% ritiene che gli strumenti di tutela siano inefficaci, dato preoccupante, anche se in miglioramento rispetto al 74% del 2016”.
Molti italiani hanno comunque compreso che devono informarsi sempre di più per essere attori delle proprie decisioni finanziarie: se nel 2006 il 13% si sentiva in grado di cavarsela (il 3% si riteneva un esperto, il 10% uno che se la cava), nel 2011 erano il 16% e nel 2017 sono diventati il 21%.
Aiutare il paese, risparmiando
Dalla ricerca emerge anche l’attenzione ad attività che aiutino lo sviluppo dell’Italia. L’80% degli italiani ritiene che il risparmio sia utile per lo sviluppo sociale e civile del Paese: il 28% pensa sia fondamentale (in aumento di 6 punti percentuali rispetto al 2016), il 52% lo ritiene importante.
Il dato complessivo è in crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2016 e conferma l’importanza del principio della conduzione del risparmio all’economia reale che è alla base di strumenti come i Pir, non a caso tra gli investimenti best seller da inizio anno.
Inoltre, c’è una quota non trascurabile di individui (il 38%) che sarebbe disposta a usare almeno una parte dei propri risparmi per investire in iniziative sociali, umanitarie, culturali, ambientali, scientifiche o per sviluppare piccole attività economiche (il 23% sarebbe attratto ma non si fiderebbe, il 35% non sarebbe per niente attratto, il 4% non sa cosa pensare). In particolare si vorrebbe sostenere la ricerca scientifica (39%), iniziative sociali e umanitarie (35%), lo sviluppo di imprese del territorio (24%), il recupero ambientale del territorio (20%).
Conti in tasca: liquidità alta, mattone in affanno
A livello di singoli strumenti, il report attesta che la preferenza degli italiani per la liquidità rimane elevata e riguarda più di 2 italiani su 3 (il 67%, in linea col 2016).
Sembra poi che per gli italiani l’investimento ideale non esista più e il mattone, pur in risalita, non ha più l’appeal degli anni prima della crisi. Dalle risposte al sondaggio emergono tre gruppi quasi omogenei: un 33% che ritiene che un investimento ideale proprio non ci sia (+1 punto rispetto al 2016 e +6 punti percentuali rispetto al 2015), un 31% che indica di preferire gli immobili – dato in risalita dal 24% nel 2014, ma molto lontano dal picco del 2006 quando sette italiani su dieci indicavano il mattone come investimento ideale – e un 29% che predilige gli investimenti finanziari reputati più sicuri.
Propensione al rischio in (lieve) aumento
Il risparmiatore italiano rimane attento alla bassa rischiosità del tipo di investimento, ma in misura minore rispetto agli anni scorsi (dal 44% del 2016 al 39% oggi); cresce invece la rilevanza della solidità del proponente (dal 24% al 30%).
Rispetto al 2016 la situazione è sostanzialmente costante, anche se si registra una leggera diminuzione dell’orientamento delle famiglie verso gli investimenti ritenuti più sicuri: si riduce la quota dei possessori di certificati di deposito e di obbligazioni (8%, -2 punti percentuali rispetto al 2016), di assicurazioni sulla vita/fondi pensione (25%, -2 punti), di libretti di risparmio (23%, -2 punti), di buoni postali (10%, -4 punti), di fondi di investimento (13%, -1 punto), mentre cresce il numero di correntisti, che raggiunge l’84%.
Quello che si delinea, riassumono gli autori, è “il ritratto di un risparmiatore che rifugge il rischio, ma questo atteggiamento non riesce a renderlo pienamente soddisfatto”.
Largo ai consumi
Per il terzo anno di fila la ricerca attesta un miglioramento del clima sul lato dei consumi. “L’italiano si conferma attento e volto a ponderare bene le proprie scelte, ma molto più aperto che in passato”, commentano gli autori.
Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri
Per la popolazione la crisi economica rimane comunque grave, con la prospettiva di uscirne definitivamente solo tra quattro anni, ma si delinea uno scenario meno cupo del 2016 in cui si riprende a spendere: dopo quattro anni consecutivi di crescita, diminuisce di 3 punti (dal 40% del 2016 al 37% attuale) la quota di italiani che affermano di aver risparmiato negli ultimi dodici mesi e aumentano coloro che consumano tutto il reddito (41%, erano il 34% nel 2016).
Gli italiani “stanno uscendo da una situazione psicologica negativa legata alla lunga crisi globale”, ha commentato presentando la ricerca Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri, l’associazione che rappresenta le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio.
Soddisfazione famiglie, divario Nord-Sud
Tuttavia, se crescono le famiglie che si dicono soddisfatte delle propria situazione economica e che escono dalla crisi (i soddisfatti sono il 56%, con un incremento di 5 punti percentuali rispetto al 2016), permangono forti differenze a livello territoriale: mentre al Nord si registrano i principali segni di un ritorno di fiducia, al Sud sono quasi del tutto assenti.
Da un’attenta analisi emerge quindi un’Italia divisa: il miglioramento è concentrato soprattutto nel Nord-Ovest (dove oggi risiede il 69% di soddisfatti, 16 punti in più del 2016, mentre nel Nord-Est i soddisfatti sono il 64%, 6 punti in più del 2016). Il Centro e il Sud invece arretrano di 3 punti percentuali sul 2016: oggi i soddisfatti sono il 52% al Centro e il 43% al Sud, dove la popolazione ha pochissima fiducia nelle prospettive future del territorio locale (-17 punti di saldo negativo, dato in peggioramento e in controtendenza rispetto al resto del paese).
Per queste ragioni le ricette di politica economica “devono porre al centro il Sud e i giovani in particolare visti i tassi di disoccupazione al 60%. Se non si affronta la questione in modo radicale il paese non ha molto futuro”, ha sottolineato in chiusura Guzzetti.
Tasso di risparmio elevato, avversione al rischio, investimenti guidati dall'incertezza per il futuro e mancanza di educazione finanziaria. A primo acchito si potrebbe pensare che questa sia un’altra delle numerose e spietate fotografie sul risparmio delle famiglie italiane. Invece non è così.
Capacità relazionali ed empatiche sono le abilità che più frequentemente gli investitori ricercano nel proprio consulente finanziario. Lo riferisce la Consob nel Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane
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