Italia in ripresa. Le famiglie scelgono il risparmio gestito
La crisi è alle spalle. È quanto emerge dall’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2017 del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo
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È stato pubblicato il rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane. Secondo quanto indicato nello studio, due italiani su cinque nel 2016 non riuscivano a risparmiare, costretti tra vincoli di bilancio familiare troppo stringato e una buona dose di debiti. Il restante 60% invece ha potuto risparmiare in maniera regolare.
Nel 2016, in linea con gli andamenti dell’area euro, è proseguita la crescita del reddito disponibile delle famiglie italiane, la cui ricchezza netta è rimasta invece sostanzialmente stabile attorno ai livelli pre-crisi. Il tasso di risparmio domestico è lievemente aumentato, anche se continua a rimanere inferiore ai valori di lungo periodo e alla media dell’Eurozona. Significativamente più contenuti di quelli europei rimangono gli indicatori di indebitamento delle famiglie, mentre i loro prestiti hanno raggiunto il livello più alto dell’ultimo triennio.
Emerge dal Rapporto che in Italia più della metà degli investitori decide dove allocare i propri soldi dopo essersi consultato con i propri familiari, con i propri amici o con i colleghi di lavoro. Solo un quarto, invece, sceglie dopo aver sentito un consulente finanziario, oppure delega la gestione dei suoi risparmi a un intermediario, mentre i restanti agiscono in autonomia.
Alla fine del 2016 il 45% degli intervistati detiene uno o più strumenti finanziari. I prodotti più diffusi sono i fondi comuni, le obbligazioni bancarie italiane, azioni quotate e titoli di Stato domestici. L’ansia connessa alla gestione delle finanze personali sembrerebbe scoraggiare l’investimento ‘fai-da-te’, mentre avrebbe l’effetto contrario l’interesse per le materie finanziarie, che mostra una correlazione positiva con la tendenza ad affidarsi alla consulenza sia informale sia professionale.
Il 41% del campione prima di fare un investimento non valuta in maniera specifica alcun elemento tra orizzonte temporale, obiettivi, capacità economica ed emotiva di sopportare il rischio. Le esigenze che più frequentemente spingono ad avvalersi di un professionista sono la pianificazione finanziaria di lungo periodo e la protezione del patrimonio.
Nella scelta del consulente rivestono un ruolo importante sia la fiducia nel professionista sia l’indicazione da parte dell’istituto finanziario di riferimento (rispettivamente, 35% e 34%), mentre le competenze pesano per una percentuale più contenuta del campione (19%).
Capacità relazionali ed empatiche sono le abilità che più frequentemente gli investitori ricercano nel proprio consulente dopo quelle attinenti al conseguimento di buone performance (rispettivamente, 29% e 35% dei casi).
Risulta poi esserci bassa consapevolezza rispetto ai costi del servizio e la Consob spiega che proprio a questo si lega anche la bassa disponibilità a pagare. In particolare, dopo la sfiducia negli intermediari (indicata nel 40% circa dei casi) i costi si annoverano tra i principali fattori che scoraggiano la domanda di consulenza.
Il rapporto analizza anche la relazione tra risparmio, pianificazione finanziaria e gestione del bilancio familiare. Sebbene più della metà degli intervistati riferisca di controllare entrate e uscite familiari, solo il 24% lo fa in modo molto accurato, ossia con il supporto di note scritte o di strumenti digitali, e solo il 13% rispetta il budget sempre. Quasi un terzo del campione non è in grado di stimare il ridimensionamento del tenore di vita che si dovesse rendere necessario per affrontare una contrazione di un terzo delle entrate familiari. Tale circostanza può sollevare criticità per il 30% delle famiglie che, alla fine del 2016, riferisce di aver subito una contrazione del reddito.
